La notizia parzialmente errata che si diffonde in questi giorni è che la Banca Centrale Europea (BCE) ha terminato l’emissione di banconote da 500 euro. È vero, ma l’annuncio originale è stato fatto il 4 maggio 2016. Dieci anni fa, durante il mandato di Mario Draghi come governatore, era stato annunciato che questo taglio non sarebbe stato incluso nella nuova serie Europa. Tuttavia, la cessazione effettiva è avvenuta solo il 26 gennaio 2019 e la produzione è continuata tra le banche centrali dell’Eurozona fino al 26 aprile dello stesso anno.
Le banconote da 500 euro: la verità sull’interruzione dell’emissione
Perché si ritorna a discutere di questo argomento oggi? La BCE ha terminato la fase di consultazione pubblica per il design rinnovato delle banconote in euro, che subiranno un restyling.
Le principali motivazioni dietro questa decisione includono: l’uso di materiali più ecologici per aiutare il disimpegno ambientale; migliorare la lotta alla contraffazione; e rendere le emissioni più “inclusive”, un termine ormai onnipresente, sebbene spesso il suo significato risulti ambiguo.
Due erano le proposte avanzate dalla BCE per il nuovo tema di ogni taglio: “Cultura europea” e “Fiumi e uccelli”. I risultati saranno annunciati nei prossimi mesi e si prevede che la fase preparatoria si concluda entro fine anno. Le nuove emissioni dovrebbero iniziare l’anno prossimo e conviveranno per un periodo con le precedenti. Non ci sveglieremo quindi con banconote mai viste prima e quelle in uso per i pagamenti in contanti dal 2002 non spariranno all’improvviso.
Secondo voci non ufficiali, sulle nuove banconote in euro potrebbero apparire i volti di personaggi come Maria Callas (5 euro), Beethoven (10 euro), Marie Curie (20 euro), Cervantes (50 euro), Leonardo da Vinci (100 euro), Bertha von Suttner (200 euro). E proprio qui si scopre che le banconote da 500 euro non faranno parte di questa serie rinnovata, una falsa novità, come scoprire oggi che Albano e Romina si sono separati. È vero, ma è una notizia vecchia.
Il taglio grande e la sua criminalizzazione
Molti si chiedono se le banconote da 500 euro siano fuori corso. La risposta è no. La produzione di nuove banconote è semplicemente cessata. Chi le possiede può ancora utilizzarle per i pagamenti in contanti. Il problema è trovare chi le accetti, dato che un taglio così elevato complica il resto e la gestione della liquidità in cassa. Questo è il motivo principale per cui abbiamo visto pochissimi esemplari di questo taglio sin dal loro rilascio, dopo la scomparsa della lira.
Nella vita quotidiana si preferiscono tagli più piccoli per i pagamenti, come quelli da 5, 10, 20 e 50 euro. Se aggiungiamo che i tagli grandi da 200 e 500 euro sono stati oggetto di criminalizzazione da parte dei media, è facile capire perché siano stati poco desiderati.
Le banconote da 500 euro sono state persino soprannominate “Bin Laden” per descrivere il loro uso potenzialmente criminoso, legato a traffici illeciti e terrorismo. Sono leggere e permettono di movimentare grandi somme in poco spazio.
Lasciamo da parte il ragionamento assurdo. Se lo seguissero in altri contesti, si dovrebbero ritirare le auto dalla circolazione, dato che sono usate dai criminali per rapinare banche; o i coltelli da cucina, che possono diventare armi in contesti domestici. Concentriamoci piuttosto su quanti e dove si trovano nascoste in Italia le banconote da 500 euro? Possiamo solo fare una stima, poiché la BCE fornisce dati aggregati e non per singolo stato. Al 31 marzo scorso, nell’intera Eurozona ce ne erano in circolazione 204,84 milioni per un valore complessivo di 102,42 miliardi.
Quante e dove si trovano in Italia?
Sappiamo che l’Italia rappresenta almeno il 15% e fino al 20% della liquidità totale in circolazione nell’area. Da qui otteniamo una cifra media di 30-35 milioni di pezzi per un valore di circa 15-17 miliardi. Il problema è che questo denaro non lo vediamo mai. Man mano che usiamo banconote da 500 euro, le banche le ritirano dalla circolazione e le scambiano con tagli minori presso la BCE. Questo è il motivo per cui questi biglietti sembrano sparire sempre di più dalla nostra vista, trovandosi nei caveau delle banche o al massimo nelle cassette di sicurezza dove i risparmiatori custodiscono gioielli, altri valori e, appunto, denaro contante.
L’effetto stigma fa sì che molti italiani evitino di effettuare pagamenti con banconote da 500 euro anche se le possiedono. Tuttavia, è improbabile che ne detengano molte. Non conviene mantenere un valore così alto inattivo per anni o decenni. È meglio depositarlo in banca o scambiarlo con tagli più pratici per i pagamenti in contanti. È evidente che i pagamenti digitali hanno reso obsoleti i tagli grandi. Tuttavia, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la liquidità nell’Eurozona tende ad aumentare rispetto al PIL: dal 10% del 2016 a più di tale soglia all’inizio del 2026.
L’importanza delle banconote da 500 euro è diminuita con lo stop alle emissioni
Secondo i dati della BCE, a marzo di quest’anno circolavano banconote in euro per 1.613,3 miliardi e monete per 35,48 miliardi. Le sole banconote da 500 euro rappresentavano il 6,3% del valore totale in circolazione. Al momento dell’annuncio dello stop alle future emissioni, però, il loro controvalore superava un terzo del totale. Il taglio dominante è quello da 50 euro, che da solo vale il 47,5%. Includendo anche i tagli da 100 e 200 euro, circa l’85% del valore circolante è concentrato nei tre tagli più alti.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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