Impatto delle aste ETS sulle bollette italiane
Le bollette di luce e gas stanno diventando un incubo ricorrente per molte famiglie italiane, aggravato dai significativi aumenti dei prezzi seguiti al conflitto tra Russia e Ucraina di quattro anni fa. Questo argomento è stato oggetto di discussione ieri durante il pre-vertice europeo in Belgio, una riunione convocata da Germania, Italia e dal paese ospitante. Questa tematica fa parte di un più ampio pacchetto sulla competitività, che il primo ministro italiano Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz stanno promuovendo tra i membri dell’Unione Europea per stimolare la crescita economica. Le aste ETS (Emission Trading System), da tempo nel mirino delle imprese europee, sono un sistema creato per promuovere la decarbonizzazione, ma che ha finito per pesare notevolmente sulle spese dei consumatori.
Il costo delle bollette e il sistema ETS
Molti si domandano come mai le bollette di luce e gas abbiano raggiunto livelli così elevati, senza mai ritornare ai prezzi antecedenti il conflitto. La risposta risiede nelle aste di scambio di tonnellate di CO2. L’anno scorso si sono tenute 213 aste che hanno coinvolto 589 milioni di tonnellate di CO2. Come funziona il sistema? Circa 11.000 aziende dell’UE, attive in settori ad alto consumo energetico, ricevono un limite massimo di inquinamento. Se lo superano, devono interrompere la produzione o acquistare quote aggiuntive per ottenere il permesso di inquinare. Le aziende che vendono sono quelle che inquinano meno del previsto, sia per una riduzione della produzione sia per una maggiore efficienza energetica. L’obiettivo delle aste ETS, sin dalla loro introduzione nel decennio scorso, è stato quello di ridurre le emissioni di CO2 attraverso meccanismi di mercato.
Decarbonizzare è vantaggioso perché le aziende non solo evitano di pagare per l’inquinamento, ma possono anche aumentare i loro ricavi vendendo le quote inutilizzate ad altre aziende meno efficienti.
Incremento decennale dei prezzi del CO2
Ogni anno, l’UE riduce le quote massime assegnate per favorire una maggiore decarbonizzazione. Questa politica ha causato un’impennata dei prezzi nelle aste ETS, che sono aumentati dieci volte in un decennio. Nel 2025, il prezzo medio era di 73,43 euro per tonnellata e recentemente si è attestato poco sotto i 105 euro. Il picco è stato raggiunto a marzo 2023, con quasi 105 euro per tonnellata. Questa escalation contribuisce significativamente all’aumento del costo delle bollette di luce e gas. La premier Meloni ha dichiarato che il Consiglio dei ministri si occuperà presto della questione, sottolineando tuttavia la necessità di un approccio a livello europeo.
Impatto sulle bollette italiane
Ma quanto incidono queste aste ETS sulle bollette degli italiani? Abbiamo calcolato i costi basandoci sui consumi medi di una famiglia tipica. Per l’elettricità, il consumo medio è di 2.700 KWh e ogni KWh produce circa 0,4 kg di CO2, il che significa che in un anno una famiglia produce una tonnellata di CO2. Considerando il prezzo medio di mercato del 2025 e l’IVA al 10%, il costo è superiore agli 87 euro. Per quanto riguarda il gas, i consumi medi sono di 1.700 metri cubi, con ogni metro cubo che produce quasi 2 kg di CO2, pari a 3,3 tonnellate all’anno.
Calcolando i prezzi e l’IVA (10% fino a 480 metri cubi annui e 22% oltre), il costo ammonta a circa 290 euro. In totale, le bollette di luce e gas possono costare agli italiani fino a 375 euro all’anno. Tuttavia, questo è un valore massimo. Le aziende ricevono infatti quote di CO2 e solo se superano il limite massimo devono ricorrere alle aste ETS per continuare a produrre (inquinare). Se l’azienda prevede di superare il limite, potrebbe decidere di distribuire il costo medio su tutti i clienti.
Distorsioni nella fissazione dei prezzi
Col passare degli anni, questo costo è destinato a crescere, dato che i permessi per inquinare sono sempre meno. A meno che un’azienda non adotti un mix energetico meno inquinante, saranno i consumatori a subire aumenti delle bollette. Durante la crisi energetica tra il 2022 e il 2023, furono proposte diverse misure per sospendere le aste ETS, ma prevalse l’ideologia del Green Deal, il quadro regolamentare dell’UE per la transizione energetica, alimentando il malcontento generale.
Una sospensione o addirittura l’eliminazione delle aste ETS da sola non sarebbe sufficiente a riportare le bollette ai livelli pre-crisi. Un altro fattore distorsivo è la prassi di fissare i prezzi per ogni fascia oraria al costo marginale più alto, basato sul tipo di energia più usato. Se la produzione di gas costa 100 e quella solare 40, e il consumo di gas supera quello solare, il prezzo per quella fascia sarà 100 per tutti. Questo sistema permette alle imprese più efficienti di godere di ampi margini di profitto, a spese dei consumatori. Da qui la proposta, ormai logora, del “decoupling” tra il prezzo del gas e gli altri tipi di energia.
Alto costo delle bollette tra ETS e mancata separazione dei prezzi
Questa misura, sul piano nazionale, è impraticabile poiché i mercati energetici europei sono integrati, ad eccezione della penisola iberica (Spagna e Portogallo) per ragioni geografiche. Si evince quindi che negli ultimi anni l’UE non ha agito concretamente per offrire soluzioni immediate alle famiglie e alle imprese. Al contrario, ha contribuito ad aumentare i costi di produzione tra aste ETS e meccanismi di fissazione dei prezzi non legati al mercato. Le bollette rimangono elevate, con Bruxelles percepita sempre meno come un attore capace di tutelare gli interessi economici dei suoi cittadini.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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