Dall’epoca del secondo dopoguerra, l’Atlantico non è mai sembrato così vasto tra Europa e America. Non è il mare a essersi allargato, ma il divario geopolitico tra Washington e le capitali europee. Il presidente Donald Trump ha ventilato l’ipotesi di ritirare gli Stati Uniti dalla NATO, mentre i governi europei si confrontano con un incremento dei costi per finanziarsi tramite debito sui mercati finanziari e con un’economia che rallenta drasticamente a causa del conflitto in Iran.
Obiettivi NATO e l’ostacolo del debito elevato
L’Italia ha mancato di poco il target del rapporto deficit/PIL del 3% nel 2025, attestandosi al 3,1%. Di conseguenza, non può beneficiare del prestito SAFE (Security Action for Europe) di 150 miliardi di euro, un fondo destinato dalla Commissione europea a finanziare progetti difensivi, che però finora non è stato utilizzato. Questo limita significativamente le capacità italiane di incrementare le spese militari, come richiesto dal membro più influente e grande della NATO nell’accordo di fine giugno 2025.
Anche i titoli di stato europei legati alla difesa hanno subito una forte caduta dai loro massimi all’inizio dell’anno, nonostante il persistere del conflitto nel Medio Oriente.
In teoria, tutti i paesi membri della NATO dovrebbero raggiungere il 5% del PIL di spesa, inclusivo dell’1,5% in investimenti in infrastrutture cruciali per la difesa. Questo obiettivo è più flessibile di quanto si possa pensare, tanto che si sta discutendo da mesi se includere i costi per la costruzione del Ponte sullo Stretto. L’Italia ha ufficialmente incrementato le spese militari dall’1,5% al 2% nel 2025, ma si è trattato solo di una manovra contabile.
Le spese per la difesa sono rimaste invariate, ma a queste sono stati aggiunti altri 14 miliardi di euro tra pensioni per i Carabinieri, mobilità militare e cyber-sicurezza.
Aumenta la sfiducia tra USA ed Europa
Questo non significa che non ci sarà un incremento delle spese militari per la NATO; tuttavia, l’aumento dei costi del debito rende questa prospettiva sempre meno sostenibile, non solo per l’Italia. Il tasso di interesse medio a marzo è salito al 3,345% per i titoli di stato italiani, da un 2,958% di febbraio, con un incremento dello 0,40% che, nel lungo termine, implica un onere annuale di oltre 10,5 miliardi. Se i mercati richiedessero più fondi di quanti già ne offrono per finanziare la difesa, le richieste aumenterebbero ancor più. Con un debito pubblico già oltre il 137% del PIL, questa mossa non è possibile senza mettere a rischio la stabilità del bilancio nazionale.
Il timore più grande per i governi europei è stato finora quello che l’amministrazione Trump possa abbandonare gli alleati a sé stessi, rendendoli vulnerabili di fronte agli occhi avidi di nemici come la Russia di Vladimir Putin. Per questo motivo, ritengono essenziale aumentare le spese militari, anche per ridurre la dipendenza strategica da Washington. Ma le esternazioni impulsive del magnate sono diventate meno incisive. Con il conflitto in Iran, ha dimostrato di non negoziare nulla con gli alleati NATO, nemmeno quando è in gioco la loro sicurezza militare ed economica.
Questo ha destabilizzato ulteriormente le condizioni di mercato, rendendo meno probabile il raggiungimento del tanto ambito obiettivo.
L’Europa tra debiti, inflazione e crisi
Se già prima era difficile giustificare agli occhi dell’opinione pubblica europea la necessità di aumentare la spesa militare piuttosto che quella per servizi sociali come istruzione e sanità, ora lo è ancora di più con un’economia europea a rischio di recessione in piena inflazione. I leader dell’Unione Europea sono consapevoli della necessità di perseguire questo obiettivo per garantire una certa autonomia dai capricci esterni. Ora, però, dovranno calibrare i tempi e le modalità di questa scelta. Ridurre altre voci di spesa, aumentare le entrate fiscali o posporre la decisione a momenti migliori? Trump può minacciare quanto vuole, ma è lui stesso a aver aggravato le condizioni economiche e del debito a discapito dei suoi stessi obiettivi NATO. Ha acceso un incendio senza nemmeno avere un estintore e ora spera che gli altri lo spengano a mani nude. Presto scoprirà che i suoi alleati temono meno le sue minacce rispetto a quelle dei loro elettori.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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