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Dazi, NATO e Tax Global Minimo: Trump Rivoluziona, Europa si Adatta!

Dazi, NATO e global minimum tax: Trump fa l’en plein e l’Europa si adegua al nuovo corso
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Pubblicato da Enzo Conti
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L’era Trump: direttive chiare su questioni globali e l’Europa segue, dai dazi all’aumento delle spese militari.

È difficile ricordare il clima di tensione tra il presidente Donald Trump e l’Europa di qualche settimana fa. In poco tempo, abbiamo assistito a un allineamento di Bruxelles con Washington, soprattutto riguardo agli attacchi in Iran. La geopolitica, che prima divideva, ora sembra unire. Tuttavia, non lasciamoci ingannare dalle dolci dichiarazioni dei vari leader politici: i rapporti transatlantici sono ancora più sbilanciati di quanto sembrino. L’Europa sta subendo le decisioni di Trump una dopo l’altra, senza opporre grande resistenza.

Dazi maggiori e incremento delle spese militari

Concentriamoci sui dazi. Recentemente, Trump aveva accennato alla possibilità di posticipare la deadline del 9 luglio per finalizzare l’accordo commerciale con l’Unione Europea. Man mano che ci avviciniamo a quella data, sembra sempre più probabile che si mantenga l’attuale tariffa del 10%.

Questo è la metà di quanto sarebbe senza un accordo, ma quattro volte superiore al livello medio precedente al 2 aprile. E non dimentichiamo che i dazi su acciaio e alluminio sono aumentati fino al 50%.

Di conseguenza, le aziende europee che esportano negli Stati Uniti si trovano a fronteggiare barriere tariffarie quattro volte superiori rispetto al passato. I mercati hanno già incorporato questo scenario nei prezzi, reagendo positivamente alla scomparsa dell’opzione più drastica. Tuttavia, l’Europa ha ceduto a Trump anche sul fronte delle spese militari. L’ultimo vertice NATO, tenutosi la scorsa settimana a L’Aia, nei Paesi Bassi, ha stabilito un incremento delle spese al 5% del PIL, rispetto al precedente obiettivo del 2% fissato nel 2014. Non immediatamente, ma “i governi dovranno trovare i fondi”, ha avvertito il segretario Mark Rutte.

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Trump guadagna, l’Europa cede

Attraverso questi impegni, Trump ha ottenuto un doppio vantaggio: far pagare all’Europa per la propria sicurezza dopo 80 anni di contributi minimi e, potenzialmente, aumentare le esportazioni militari. Infatti, una parte del nuovo budget per la difesa sarà utilizzata per acquisti dagli USA, che vantano le tecnologie più avanzate e offrono un modo per placare Trump su questioni come i dazi e il sostegno all’Ucraina contro la Russia.

Riassumendo: Trump limita le importazioni europee e, in cambio, l’Europa aumenta gli acquisti di prodotti e servizi militari, così come di gas e petrolio. Anche se l’accordo non permetterà agli USA di eliminare il loro enorme deficit commerciale globale, né forse quello con l’UE, è indubbio che si tratta di una netta vittoria negoziale per Washington.

Multinazionali USA esenti dalla minimum tax, euforia nei mercati

Nel 2021, le principali economie mondiali avevano raggiunto un accordo sulla cosiddetta Global Minimum Tax, che avrebbe imposto alle multinazionali di pagare almeno il 15% dei loro profitti in tasse nei paesi in cui operano. Tuttavia, il recente G7 presieduto dal Canada ha annunciato che le aziende americane saranno esentate da questo accordo.

Le stesse aziende erano il principale bersaglio di questa imposta. Un altro trionfo per i giganti della tecnologia come Google, Apple, Microsoft, Meta, ecc. Non ci saranno aumenti delle tasse per queste multinazionali americane. In cambio, Trump ha cancellato la “tassa di vendetta” del 20% che sarebbe stata imposta ai cittadini e alle imprese degli stati che applicano la Global Minimum Tax.

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Sebbene Trump abbia creato incertezze nei mercati finanziari nei mesi scorsi, in particolare ad aprile, abbiamo tutti commesso l’errore di non vedere il quadro più ampio. L’indice S&P 500 non solo ha recuperato completamente le perdite, ma ha anche raggiunto nuovi massimi storici venerdì scorso. Il prezzo del petrolio è inferiore del 15% (in dollari) rispetto a prima dell’elezione di Trump. Il WTI, che a gennaio sfiorava gli 80 dollari al barile, ora si aggira sui 65 dollari. Nel frattempo, il dollaro si è indebolito del 12% rispetto alle principali valute mondiali, un risultato che Trump sperava potesse favorire le esportazioni americane. Un tasso di cambio più debole aiuta in questo senso, migliorando la competitività dell’economia.

Trump domina l’Europa in ogni aspetto

In conclusione, i rendimenti a breve termine sono scesi di mezzo punto percentuale da quando Trump è tornato alla Casa Bianca. Anche i rendimenti a lungo termine stanno diminuendo, oggi sono circa -0,30% rispetto a prima. I mercati prevedono tre tagli ai tassi di interesse entro fine anno, mentre le aspettative di inflazione, sebbene al di sopra del target del 2%, non sono eccessivamente elevate al momento. Trump sta vincendo su tutti i fronti, mentre l’Europa è passata dalle minacce all’adempimento degli ordini impartiti. La fuga dal dollaro deve ancora essere dimostrata, ma finora non ha favorito l’euro come asset d’investimento. Tra le riserve delle banche centrali, il suo peso non aumenta, a differenza dell’oro.

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