Ieri, l’assemblea di MPS (Monte Paschi di Siena) ha effettuato la votazione per determinare i membri del nuovo Consiglio di Amministrazione (CDA). Contro ogni previsione, la lista Plt, proposta da Pierluigi Tortora e considerata fino a poco prima in netto svantaggio, ha ottenuto la maggioranza dei voti. Luigi Lovaglio, già amministratore delegato fino a poche settimane fa, prima che fosse revocato dall’incarico e successivamente licenziato, è stato rieletto con il 49,95% dei voti, su un totale di capitali presenti pari al 64,92%. La lista del CDA uscente, principalemente sostenuta dall’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone, si è fermata al 38,79%.
Il restante dei voti è stato assegnato alla lista di Assogestioni.
Il nuovo CDA di MPS
I membri eletti per il nuovo CDA di MPS includono Cesare Bisioni, Luigi Lovaglio, Flavia Mazzarella, Livia Amidani Alberti, Massimo Di Carlo, Patrizia Albano, Carlo Corradini e Paola Leoni Borali per la lista Plt; Fabrizio Palermo, Nicola Maione, Corrado Passera, Carlo Vivaldi, Paolo Boccardelli e Antonella Centra per la lista del CDA uscente, e Paola De Martini per Assogestioni.
Il sostegno decisivo per Lovaglio è arrivato da Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio guidata da Francesco Milleri, la quale ha cambiato la propria intenzione di astenersi solo poco prima del voto, contribuendo con il suo 17,5% a spostare gli equilibri a favore di Lovaglio. Anche Banco BPM ha contribuito con il suo 3,74% alla lista di Lovaglio insieme a Blackrock (4,898%).
La separazione tra Delfin e Caltagirone
I risultati ottenuti cambiano drasticamente la dinamica di potere all’interno di MPS e del sistema bancario nazionale. Delfin e Caltagirone, che fino a poco tempo fa agivano in concerto nelle assemblee di Mediobanca, Generali e poi a Rocca Salimbeni, ora sembrano aver preso strade diverse. Dopo le tensioni emergenti e l’indagine della Procura di Milano su un presunto accordo non dichiarato per il controllo di Siena e Mediobanca, i rapporti tra loro si sono deteriorati.
La frattura si è consumata definitivamente quando Caltagirone ha ritirato il suo sostegno a Lovaglio, che aveva precedentemente giocato un ruolo chiave nell’acquisizione del controllo di Mediobanca e di Generali. La discordia principale tra i due risiede nella visione di Lovaglio di una completa integrazione e delisting di Generali, a cui Caltagirone si oppone.
Le ragioni dello scontro tra Caltagirone e Lovaglio
Caltagirone detiene una quota significativa a Trieste, e insieme a Delfin e MPS, potrebbe teoricamente raggiungere una partecipazione complessiva di circa il 27%. Tuttavia, Caltagirone non desidera che questo controllo passi attraverso Siena.
Il mercato sembra apprezzare l’idea di una fusione completa, come dimostra l’incremento del titolo MPS, che ha chiuso a 8,61 euro (+4,67%). Anche Banco BPM ha registrato un aumento del 2,93%.
Il ruolo del governo Meloni
Anche il governo gioca un ruolo in questa vicenda. Sebbene il Tesoro detenga ancora il 4,863% in MPS, non ha partecipato al voto per non influenzare il rinnovo del CDA. Dietro le quinte, però, Palazzo Chigi e Via XX Settembre hanno favorito l’ascesa a Mediobanca per prevenire tentativi esterni di acquisizione di Generali.
L’assemblea MPS e il futuro del terzo polo bancario
Il governo vede MPS come un fulcro per un possibile terzo polo bancario nazionale, capace di gestire un asset strategico come Generali. Il controllo da parte di un singolo imprenditore non è visto di buon occhio. Gli ultimi voti sembrano riflettere queste intenzioni, con Banco BPM che ha deciso di supportare Lovaglio. Questo movimento indica il desiderio del governo di formare un terzo polo bancario, consolidando così la posizione di banche che altrimenti sarebbero vulnerabili a incursioni esterne, e proteggendo Generali. Delfin, dal canto suo, ha tutto l’interesse a valorizzare le sue partecipazioni, che potrebbero essere parzialmente dismesse in futuro per facilitare la gestione dell’eredità tra i fratelli Del Vecchio.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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