I consigli di amministrazione di Monte Paschi di Siena (MPS) e di Mediobanca hanno dato il via libera a un piano di fusione per incorporazione. Questo processo includerà uno scambio azionario di 2,45 azioni di MPS per ogni azione di Mediobanca apportata dagli azionisti minoritari di quest’ultima, calcolato sui dividendi al 31 dicembre 2025. A differenza di quanto avvenuto con l’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio precedente, in questa occasione non ci sarà alcun pagamento in contanti, come accaduto quando Luigi Lovaglio migliorò le condizioni per gli azionisti di Mediobanca nel settembre scorso.
Un vantaggio per gli azionisti di Mediobanca nella fusione con MPS
Al termine della giornata di ieri, le azioni di MPS si attestavano a 7,39 euro mentre quelle di Mediobanca a 16,16 euro. In seguito a questo scambio, gli azionisti di Mediobanca godranno di un premio del 12%.
Anche oggi, dopo ulteriori aumenti, il premio rimane superiore al 10%. La fusione comporterà anche l’unificazione delle divisioni di corporate & investment banking e di private banking di Mediobanca sotto una nuova entità, che sarà interamente controllata da MPS e includerà anche la partecipazione del 13,20% in Generali.
Riduzione delle quote degli azionisti
La fusione mira a realizzare sinergie per un valore stimato di 700 milioni di euro, già anticipate da Lovaglio durante l’OPAS. Questa nuova proposta è essenziale per acquisire il restante 13,65% di Mediobanca e procedere con il delisting. Dopo la fusione, le quote degli attuali azionisti di MPS saranno ridimensionate come segue:
- Delfin dal 17,53% al 16,1%
- Gruppo Caltagirone dal 10,26% al 9,4%
- Blackrock dal 5% al 4,6%
- MEF dal 4,86% al 4,5%
- MPS dal 3,74% al 3,4%
Nessuna riconferma per Lovaglio
Recentemente, la fusione tra MPS e Mediobanca ha aggiunto un nuovo e sorprendente capitolo.
Lovaglio, che molti ritenevano avrebbe facilmente ottenuto un secondo mandato dopo aver guidato con successo una manovra complessa, è stato escluso dalla lista dei candidati CEO per il prossimo triennio dal Comitato nomine di Siena. I finalisti includono Carlo Vivaldi, Fabrizio Palermo e Corrado Passera. A quanto pare, uno degli alleati chiave di Lovaglio, l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, ha giocato un ruolo decisivo in questa decisione.
Non sono ancora chiare le ragioni di questa frattura, ma sembra che siano coinvolte indagini della Procura di Milano su possibili accordi tra Delfin, Caltagirone e Lovaglio durante la scalata. Inoltre, la percezione di una strategia non sufficientemente robusta per i prossimi anni e la reazione sfavorevole del mercato dopo l’ultima call con gli analisti potrebbero aver influito negativamente.
La fusione tra MPS e Mediobanca segna il ritiro del Tesoro
Intanto, la premier Giorgia Meloni ha dichiarato a Bloomberg che il ruolo del governo in MPS è ormai “concluso”. La quota del 4,5% detenuta dal Tesoro dopo la fusione non sarà più utilizzata per supportare Lovaglio, che ora si trova senza protezioni.
Attualmente, il valore delle azioni di MPS è ben inferiore ai picchi di gennaio, quando raggiunsero 9,35 euro, e oggi si attestano intorno ai 7,55 euro. La fusione con Mediobanca rappresenta l’ultimo capitolo dell’operato di Lovaglio, che lascia un’eredità valutata oltre 23 miliardi e un nuovo fulcro per il sistema bancario nazionale.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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