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Riforma Disabilità: Più Complessa di Prima, Frena le Tutele Dove Doveva Semplificare!

Riforma della disabilità, il paradosso: dove doveva semplificare ora frena le tutele
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Pubblicato da Enzo Conti
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La riforma sulla disabilità intendeva facilitare, tuttavia i dati iniziali rivelano una riduzione delle domande, maggiori complicazioni e protezioni a rischio.

Il Decreto Legislativo n. 62/2024 che ha inaugurato la riforma sulla disabilità mirava esplicitamente a semplificare il processo di riconoscimento dei diritti delle persone in condizioni di vulnerabilità. Contrariamente alle aspettative, i risultati preliminari del periodo di prova presentano una realtà più complessa. Nelle zone coinvolte dal nuovo sistema sono emerse problematiche operative, una diminuzione delle richieste e preoccupazioni per coloro che soffrono di malattie gravi o degenerative.

Questo è il riassunto che emerge dall’analisi condotta dall’Osservatorio Previdenza della Cgil nazionale.

La riforma sulla disabilità: impatti nelle province pilota

L’innovazione legislativa avrebbe dovuto rappresentare un cambiamento significativo: meno burocrazia, valutazioni aggiornate e un’attenzione rinnovata verso l’individuo.

Tuttavia, l’Osservatorio ha notato che nelle province partecipanti al test della riforma si è verificata una notevole diminuzione delle richieste di prestazioni per invalidità e inabilità.

Il calo più significativo è stato registrato nelle domande all’Inps. Nelle aree dove è stato implementato il nuovo sistema, le richieste sono diminuite del 13,1%. Al contrario, nelle province non coinvolte nella prova, si è verificato un incremento dell’1%. La discrepanza tra le due aree suggerisce un possibile effetto ostacolo causato dalle nuove procedure.

Non solo il numero delle richieste è in diminuzione. Anche le domande accettate hanno visto una riduzione del 12,1%, e le pratiche concluse sono diminuite del 12,9%. Secondo il sindacato, il problema non sembra limitarsi alla durata delle procedure burocratiche o alla rigidezza delle visite medico-legali, ma alla difficoltà crescente per i cittadini di formulare correttamente le domande.

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Diminuzione delle domande e rischi per i diritti previdenziali

Il tema è particolarmente sensibile poiché riguarda le prestazioni legate ai contributi versati durante la carriera lavorativa.

Si tratta quindi non di semplici aiuti assistenziali, ma di strumenti previdenziali quali l’assegno ordinario di invalidità e la pensione di inabilità.

Se la diminuzione del 13,1% osservata nelle province pilota venisse estesa a livello nazionale, l’effetto sarebbe considerevole. A partire dal 1° gennaio 2027, data in cui si prevede il rollout nazionale del nuovo modello, potrebbero mancare circa 25.447 domande ogni anno.

Questo confronto è basato sulle attuali 194.251 domande annue di invalidità e inabilità previdenziale. Di fatto, oltre 25 mila lavoratori con condizioni di salute gravi, invalidanti o in peggioramento potrebbero non ottenere l’accesso adeguato alle prestazioni maturate attraverso i loro contributi.

Quindi, la riforma sulla disabilità è osservata con preoccupazione crescente, non solo per le sue implicazioni amministrative, ma soprattutto per le sue ripercussioni sociali. Un processo più complesso o meno trasparente può scoraggiare proprio coloro che hanno maggior bisogno di protezione.

Commissioni, certificati e Patronati: le questioni aperte

Le complicazioni segnalate non si limitano a un singolo aspetto. Nei territori sperimentali si sono riscontrate carenze di commissioni Inps e di medici legali, causando ritardi, appuntamenti difficili da ottenere e incertezze per chi attende una valutazione.

Un’altra criticità è data dai certificati preliminari, considerati onerosi. A questo si aggiunge la riduzione del ruolo dei Patronati nelle fasi iniziali delle procedure.

Per molte persone vulnerabili, il supporto di questi enti è fondamentale per orientarsi tra moduli, requisiti e passaggi burocratici.

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L’accumulo di normative può anche creare un quadro confuso. Nuove regole, rinvii e interventi successivi possono generare incertezza anche tra gli operatori. In questo contesto, la riforma sulla disabilità rischia di allontanarsi dal suo scopo originale di semplificazione.

Inoltre, persiste la questione del Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipativo. Questo strumento è molto atteso da persone con disabilità e dalle loro famiglie, poiché mira a sviluppare percorsi più adatti ai bisogni reali. Tuttavia, la sua piena realizzazione potrebbe essere ostacolata dalla limitata disponibilità di risorse.

Riforma della disabilità e non autosufficienza, il sistema si frammenta

La situazione si è complicata anche a causa delle modifiche relative alla non autosufficienza e agli over 70. Alcuni elementi del nuovo sistema sono stati posticipati, mentre in diversi territori sono riemerse procedure precedenti, con la reintroduzione delle commissioni ASL.

Questa decisione può causare sovrapposizioni, doppie valutazioni e allungamento dei tempi. In molte aree coinvolte dalla sperimentazione, le commissioni precedenti erano state quasi eliminate. Il loro ripristino, quindi, rischia di aggiungere nuovi passaggi anziché ridurli.

Ci sono anche preoccupazioni per la diminuzione delle domande presentate dagli anziani per le prestazioni di invalidità civile, inclusa l’indennità di accompagnamento. Anche in questo caso, si teme che la complessità del percorso possa ridurre l’accesso a misure essenziali.

La Cgil sottolinea che la riforma era stata concepita per migliorare il rapporto tra cittadini, sanità e previdenza. I primi segnali, tuttavia, indicano la necessità di apportare correttivi al percorso prima dell’estensione a livello nazionale. Senza interventi su personale, procedure, costi e risorse, il rischio è che la riforma produca l’effetto opposto: meno accesso ai diritti e più isolamento per le persone fragili.

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Riassumendo

  • La riforma sulla disabilità rivela criticità nelle province pilota.
  • Le richieste previdenziali per invalidità e inabilità sono diminuite del 13,1%.
  • Anche le pratiche accolte e le procedure definite dall’Inps sono in calo.
  • Dal 2027 potrebbero mancare oltre 25 mila domande annuali.
  • Commissioni, certificati e Patronati rimangono questioni procedurali importanti.

  • Anziani e persone fragili rischiano di incontrare maggiori difficoltà nell’accesso ai diritti.

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