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Occupazione con Meloni al potere: i numeri rivelano la verità!

Occupazione sotto il governo Meloni: cosa raccontano davvero i numeri
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Pubblicato da Enzo Conti
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Ecco le statistiche ufficiali dell’ISTAT sull’andamento dell’occupazione in Italia dopo tre anni e mezzo di governo Meloni.

Per analizzare obiettivamente il tema del mercato del lavoro, al di là delle dichiarazioni politiche, è essenziale rifarsi ai dati ufficiali, i quali sono privi di connotazioni politiche. L’occupazione in Italia ha registrato un incremento ad aprile, raggiungendo il nuovo picco di 23 milioni 337 mila occupati, corrispondenti al 63,1% della popolazione attiva. Questo rappresenta un aumento di +123.000 occupati in un mese e +269.000 in un anno. I numeri possono essere interpretati in modi diversi: alcuni vedono il record come un segno positivo, mentre altri evidenziano la posizione bassa dell’Italia nella classifica europea. Indubbiamente, questi ultimi hanno ragione, ma è cruciale comprendere se ci sia stato un miglioramento negli ultimi anni o se la situazione sia stagnante o peggiorata.

L’occupazione in Italia dal governo Meloni

Il governo di Giorgia Meloni è iniziato nell’ottobre 2022, più di tre anni e mezzo fa, diventando il secondo più duraturo nella storia repubblicana dopo quello di Silvio Berlusconi. Ma è migliorata l’occupazione sotto la sua guida? I dati ISTAT mostrano che il tasso di occupazione era al 60,6% quando la prima donna premier ha preso possesso di Palazzo Chigi. Da allora, è aumentato del 2,5%, con la creazione di 1 milione e 88 mila posti di lavoro, di cui 539.000 per gli uomini e 549.000 per le donne.

Il tasso di occupazione femminile è aumentato dal 51,7% al 54,4% (+2,7%), superando la media generale. L’occupazione maschile è cresciuta del 2,1%, passando dal 69,5% al 71,6%. Questo incremento è insufficiente per affermare che il divario di genere si stia colmando, ma una certa convergenza è evidente: da 17,8 a 17,2 punti percentuali.

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Ad aprile, l’occupazione femminile rappresentava il 42,7% del totale, rispetto al 42,3% di ottobre 2022. Queste piccole variazioni indicano una tendenza positiva.

Diminuzione della precarietà lavorativa

Le critiche rivolte al governo Meloni riguardano l’incremento della precarietà lavorativa. Tuttavia, i dati ISTAT mostrano un aumento dei contratti di lavoro dipendente da 18 milioni 271 mila a 19 milioni e 5 mila, un significativo incremento di 734.000 unità, che indica una maggiore facilità nel trovare impiego. I contratti indeterminati sono cresciuti da 15 milioni 275 mila a 16 milioni 480 mila, un aumento di 1 milione 205 mila, mentre quelli a termine sono diminuiti da 2 milioni 997 mila a 2 milioni 525 mila, una riduzione di 472.000 unità.

Questo significa che la percentuale di lavoratori a termine è scesa dal 16,4% al 13,3% sotto il governo Meloni, indicando una diminuzione della precarietà. Nel frattempo, i lavoratori autonomi sono aumentati di 354.000 unità, raggiungendo i 5 milioni 332 mila. Quindi, l’aumento dell’occupazione in Italia è stato attribuito per il 69,5% al lavoro dipendente e per il 30,5% al lavoro autonomo.

È importante monitorare questo trend, considerato il passato abuso delle partite IVA per mascherare rapporti di lavoro subordinato.

Situazione ambivalente per l’occupazione giovanile

Passando ai giovani, il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) è diminuito al 16,9% dal 22,9%. Tuttavia, il numero di giovani occupati è anch’esso diminuito, passando da 1 milione 140 mila a 1 milione 24 mila. Questo è stato possibile grazie all’aumento degli inattivi, passati da 4 milioni 287 mila a 4 milioni 646 mila. Il tasso di disoccupazione generale è sceso ai minimi storici del 5,1% dal 7,8% di tre anni e mezzo fa, mentre gli inattivi tra i 15 e 64 anni sono diminuiti da 12 milioni 724 mila (34,2%) a 12 milioni 415 mila (33,4%). Espandendo l’analisi alla fascia 15-34 anni, il numero degli occupati è cresciuto da 5 milioni 225 mila a 5 milioni 320 mila (+95.000), con un tasso del 44,1% rispetto al 43,9%.

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Record di occupazione in Italia, ma persiste il problema salariale

È importante chiarire, ancora una volta, che l’aumento dei posti di lavoro sotto il governo Meloni non implica necessariamente un merito diretto dell’esecutivo. I dati ufficiali indicano un netto miglioramento dello stato dell’occupazione in Italia negli ultimi anni, ma ciò non significa che possiamo ritenerci pienamente soddisfatti. Gli occupati rimangono bassi rispetto agli standard internazionali (media del 71% nell’Unione Europea) e persiste un problema di bassi salari che spesso offusca i dati positivi.

I dati ISTAT confermano tuttavia che le retribuzioni orarie sono aumentate dal 2024 più dell’inflazione. Resta da vedere se la recente inflazione interromperà questa tendenza positiva o se i rinnovi contrattuali saranno in grado di salvaguardare il potere d’acquisto dei lavoratori.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

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