Una serie di tre attacchi in altrettanti giorni ha preso di mira la premier italiana Giorgia Meloni, provocando la più grave crisi diplomatica tra Italia e USA dal caso Sigonella nel 1985. La base aerea di Sigonella, in Sicilia, è stata nuovamente al centro della contesa dopo che, nei mesi scorsi, l’Italia ha negato agli Stati Uniti l’autorizzazione per l’uso dei loro aerei al fine di attaccare l’Iran. Anche la decisione di non inviare truppe e mezzi nello Stretto di Hormuz, condivisa con gli altri paesi della NATO, ha causato grande irritazione alla Casa Bianca.
Trump critica Meloni a seguito del fallimento con l’Iran
Ignoriamo le battute sulla foto che Meloni avrebbe “implorato” da Trump durante il summit del G7.
Conosciamo il personaggio: Trump è propenso agli insulti, anche personali, verso chiunque non supporti pienamente le sue azioni o posizioni. La questione non è la foto, bensì l’Iran. Al G7 di Evian, in Francia, Trump ha presentato un accordo di pace che è apparso umiliante per gli Stati Uniti. Dei 14 punti firmati, nessuno rappresenta una vera vittoria per la superpotenza, eccezion fatta per la moderata “diluizione” dell’uranio arricchito sotto la sorveglianza di enti internazionali.
Per il resto, gli USA hanno concesso molto a Teheran: la rimozione delle sanzioni, lo sblocco di beni “congelati” (circa 100 miliardi di dollari) e un fondo di 300 miliardi destinati alla ricostruzione. È possibile che, trascorsi 60 giorni dal pre-accordo, l’Iran possa gestire il traffico nello stretto, imponendo una sorta di “pedaggio” sulle petroliere. E con il regime che rimane in piedi, se non rafforzato. In aggiunta, l’America si è impegnata a ridurre la propria presenza militare nell’area, quasi azzerandola vicino alla Repubblica Islamica.
Una tale sconfitta militare e diplomatica è difficile da vendere come un successo agli americani. Trump è il primo a realizzare che è uscito malconcio da un conflitto che ha avviato senza una reale necessità che lo giustificasse.
Leader NATO usati come capri espiatori
E qui entra in gioco l’insulto verso la premier Meloni e altri leader NATO. È necessario trovare un capro espiatorio esterno per giustificare la “resa”. Poiché il “commander-in-chief” non sbaglia mai, i “traditori” sono stati gli alleati europei, per i quali gli Stati Uniti hanno speso “migliaia di miliardi” negli ultimi decenni e che non hanno risposto presente quando necessario. Ricordiamo che sin dalla campagna presidenziale del 2016, l’Alleanza Atlantica è stata un bersaglio frequente del presidente attuale. Una perfetta occasione per sottolineare la sua irrilevanza e il costo sostenuto dai contribuenti americani.
L’origine del disastro di Trump è Hormuz. Egli ha iniziato questa guerra contro l’Iran, convinto che il regime sarebbe crollato rapidamente a causa di un’insurrezione popolare. Non ha considerato ciò che tutti i suoi predecessori avevano previsto: l’uso dello stretto come mezzo di ricatto a basso costo. Il regime dei pasdaran, inferiore dal punto di vista militare rispetto alla superpotenza, ha scelto di puntare tutto sul colpire il mercato energetico globale.
Fino a 20 milioni di barili di petrolio al giorno e un’enorme quantità di gas naturale liquido sono rimasti nei porti del Golfo Persico per tre mesi e mezzo. I prezzi sono schizzati alle stelle, causando un’impennata dell’inflazione anche negli Stati Uniti.
Potenziali nuove tensioni su tassi e spese militari?
Trump si è trovato costretto a concludere rapidamente ciò che aveva iniziato, mentre l’Iran ha utilizzato tutto il tempo necessario per negoziare da una posizione di forza. L’umiliazione non può essere nascosta con una serie di tweet, da qui la crisi di rabbia nei confronti di Meloni e del resto d’Europa. In parte è sincero, nel senso che il presidente crede davvero in ciò che dice. Tuttavia, spesso si tratta di una messinscena per distogliere l’attenzione dei suoi elettori dal fallimento militare. Incitando il risentimento verso gli alleati, spera di limitare i danni o persino di uscirne vittorioso da questa debacle.
Solo i risultati delle elezioni di novembre per il rinnovo del Congresso ci diranno se avrà avuto ragione. Fino ad allora, possiamo aspettarci molto più di semplici insulti. Trump cercherà di dominare l’attenzione dei media globali con ulteriori annunci su dazi e forse persino sulla stessa NATO. È tornato all’attacco il giorno dopo la conclusione del vertice G7 contro la Germania riguardo ai farmaci. La tempistica dimostra che si tratta solo di una manovra di distrazione per gli americani. Non ha menzionato la questione in Francia al cancelliere Friedrich Merz, anzi l’atmosfera a Evian era stata sorprendentemente collaborativa. Troppo per durare.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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