Accoglienza » News » Pensioni e Pil: la verità nascosta sulla crescita mancata!

Pensioni e Pil: la verità nascosta sulla crescita mancata!

Pensioni e Pil: il dato che inganna, è la crescita mancata a pesare
News
Foto dell'autore
Pubblicato da Enzo Conti
Aggiornato il :

La spesa pensionistica e il PIL: un’analisi diversa

La spesa per le pensioni in rapporto al PIL non è l’unico indicatore rilevante, soprattutto in un contesto di debole crescita economica come quello italiano.

Da più di tre decenni, il tema delle pensioni rappresenta una costante preoccupazione per i vari governi italiani. Il rapporto con il PIL ha raggiunto il 16% nel 2025, rappresentando una spesa di circa 366 miliardi di euro. Questi numeri posizionano l’Italia al top della classifica europea, a pari merito con la Grecia e ben al di sopra della media UE del 12,4%. Tuttavia, confrontare direttamente diversi paesi può essere ingannevole, poiché ogni nazione ha una propria definizione di previdenza sociale. Ad esempio, in alcuni paesi la spesa per le pensioni di invalidità è inclusa nella voce sanità. In Italia, la distinzione tra previdenza e assistenza è motivo di complicazioni, poiché tutto è aggregato in un unico conteggio, gonfiando così il totale.

Pensioni e PIL: un confronto con la Francia

Questo articolo si propone di evidenziare un aspetto spesso trascurato: l’alta incidenza delle pensioni sul PIL non deriva solo dall’ammontare della spesa, ma anche dal denominatore del rapporto. L’Italia soffre di una crescita economica lenta da decenni, il che rallenta l’incremento del PIL rispetto ad altri paesi, aumentando di conseguenza il peso relativo delle pensioni.

Iniziamo con un confronto tra Italia e Francia: 16,3 milioni di pensionati italiani contro i 17 milioni di francesi. La pensione annuale lorda è di 17.200 euro in Italia contro i 18.400 euro in Francia. Nonostante ciò, nel 2025 la spesa pensionistica rappresentava il 16,2% del PIL in Italia contro il 14,2% in Francia.

LEGGI  Ritorno della Scala Mobile? La Lega Propone, Fratelli d’Italia Dice No!

Assegni e potere d’acquisto

La sola comparazione dei dati numerici non è sufficiente per trarre conclusioni definitive.

L’Italia, pur avendo meno pensionati, conta anche 10 milioni di abitanti in meno rispetto alla Francia. Il rapporto pensionati/abitanti è del 27,6% in Italia contro il 25% in Francia. Considerando il potere d’acquisto degli assegni, scopriamo che, a parità di potere d’acquisto, la pensione media francese è superiore di 800 euro all’anno.

Pensionati e lavoratori

Una significativa differenza emerge anche sul fronte occupazionale. Nel 2025, l’Italia contava 24,1 milioni di lavoratori rispetto ai 28,2 milioni della Francia. Il rapporto tra pensionati e lavoratori si attestava al 67,6% in Italia e al 61% in Francia.

Pensioni e PIL: scenari con crescita alla francese

Alla luce di questi dati, dobbiamo preoccuparci della spesa delle pensioni sul PIL? La risposta è che abbiamo focalizzato l’attenzione sul dato sbagliato per troppo tempo. L’economia italiana è cresciuta solo dell’1,9% tra il 2007 e il 2025, contro il 20% della Francia. Vediamo cosa sarebbe successo al rapporto se l’Italia avesse avuto una crescita simile a quella francese:

La bassa crescita: il vero problema italiano

Il risultato finale è sorprendente. Con una crescita simile a quella francese, oggi la spesa per le pensioni inciderebbe per meno del 14% sul PIL. Ciò significherebbe essere al di sotto dei livelli francesi e non più un caso preoccupante in Europa. Tuttavia, il problema principale non è tanto quanto spendiamo per le pensioni, quanto piuttosto quanto cresce la nostra economia. Un PIL più alto comporterebbe anche salari più elevati e più posti di lavoro, migliorando così anche altri indicatori relativi al rapporto tra pensionati e lavoratori.

LEGGI  Crollo dello spread sotto 100: Cosa significa per te e per i mercati finanziari?

È chiaro che per crescere è necessario creare condizioni favorevoli per le imprese, affinché possano investire e generare impieghi ben retribuiti. Se questo non è avvenuto, è anche a causa dell’alta spesa delle pensioni sul PIL, che mantiene elevata la pressione fiscale e contributiva sul lavoro. Un circolo vizioso che richiede soluzioni più strutturali di quanto si possa pensare.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

Articoli simili

Valuta questo articolo

Lascia un commento