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Italiani ritirano denaro dai conti: ecco perché c’è questo grande movimento!

Depositi bancari giù, prestiti su
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Pubblicato da Enzo Conti
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I saldi bancari diminuiscono in giugno, sebbene questa tendenza non rappresenti difficoltà economiche delle famiglie, bensì un orientamento verso l’investimento.

Il rapporto mensile dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) relativo a giugno evidenzia un aumento continuo dei prestiti concessi a famiglie e aziende, che segnano un incremento per il diciottesimo e il dodicesimo mese consecutivo, raggiungendo un totale di 1.318 miliardi di euro, con una crescita annua del 3,3% rispetto al 3% di maggio. In contrasto, i depositi bancari hanno visto una diminuzione, passando da 1.898,8 miliardi in maggio a 1.882,9 miliardi, pur mantenendo un aumento su base annua del 3,2%, accelerando dal 2,7% precedente.

Calo dei depositi bancari, aumento degli investimenti

In un mese, le banche hanno concesso 14 miliardi in più all’economia, mentre gli italiani hanno ritirato quasi 16 miliardi dai loro conti correnti e depositi, inclusi i pronti contro termine. Cosa ci indica questo movimento? L’incremento dei depositi bancari è generalmente legato a una maggiore capacità di risparmio delle famiglie.

Al contrario, una loro riduzione potrebbe indicare difficoltà finanziarie.

Tuttavia, questa interpretazione necessita di una riflessione ulteriore: l’aspetto dell’investimento. I depositi bancari rappresentano una forma di risparmio quasi del tutto non produttiva. I conti correnti non offrono rendimenti e i conti deposito presentano tassi molto bassi, specialmente nelle grandi banche. Le nuove operazioni a giugno su giacenze vincolate offrivano una media del 2,31%, ma il tasso medio generale era solo dello 0,94%. Con un’inflazione significativamente più alta, ciò rappresenta una perdita netta di benessere.

Liquidez in movimento con l’inflazione

La realtà è che la recente ripresa dell’inflazione sta influenzando il mercato dei capitali. Le famiglie non accettano di ricevere interessi minimi o nulli, quando possono ottenere di più con un rischio relativamente basso.

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Nel corso dei primi quattro mesi dell’anno, hanno investito in modo netto 16,5 miliardi in titoli di stato italiani e, in un anno, 32,5 miliardi. Mentre la loro ricchezza finanziaria ha raggiunto il picco di 6.500 miliardi alla fine del 2025, è anche vero che gran parte di questa è investita in borsa, oltre che in polizze assicurative, fondi e obbligazioni.

I prestiti sono bassi ma in recupero

Nel frattempo, le banche stanno incrementando i prestiti, una notizia positiva, sebbene i livelli restino storicamente bassi. A giugno, le erogazioni in termini assoluti erano leggermente superiori rispetto a cinque anni fa. Purtroppo, durante questo periodo, l’inflazione in Italia ha superato il 20%. I depositi bancari sono cresciuti di oltre 100 miliardi nello stesso periodo. Il rapporto tra impieghi e depositi è sceso dal 73,9% al 70%, già molto basso e ora ancora più ridotto.

Guardando alle tendenze a breve termine, il credito sta mostrando segni di ripresa, un dato che potrebbe spiegare la resilienza particolare dell’economia italiana in uno scenario internazionale sempre più difficile. D’altra parte, anche se un calo dei depositi bancari potesse indicare una contrazione del risparmio, questo suggerirebbe una maggiore vivacità dei consumi o almeno la volontà delle famiglie di mantenerli stabili, anche a costo di ridurre la liquidità accumulata in precedenza.

I depositi bancari trascurati come prodotto a sé stante

Perché assistiamo a questa apparente ripresa del credito? Come sempre, le banche sono imprese che mirano al profitto. E di recente, prestare denaro è diventato più redditizio. Con un incremento dei costi di raccolta di circa mezzo punto percentuale, i tassi applicati a prestiti e mutui sono quasi raddoppiati in cinque anni, con una media superiore al 4%. I margini sono aumentati, sostenendo anche il valore delle azioni bancarie in borsa.

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Perché i depositi bancari non hanno beneficiato dell’aumento dei tassi come in passato? Non sono più così essenziali per gli istituti di credito. Una parte crescente dei loro ricavi (da un quarto al 40%) proviene ormai dalle commissioni sui servizi. Le filiali non si sforzano più di attirare la liquidità dei clienti, avendone abbondanza e riuscendo a generare maggiori profitti anche prestandone di meno. Piuttosto, la liquidità è importante per la gestione degli investimenti. Agli sportelli, il denaro dei clienti interessa sempre più come oggetto di consulenza finanziaria che come prodotto in sé.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

 

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