Accoglienza » News » Banche sfidano il Governo: “Decidete autonomamente sui tassi!”

Banche sfidano il Governo: “Decidete autonomamente sui tassi!”

Le banche invitano il governo a non essere ipocrita riguardo ai tassi sui conti correnti
News
Foto dell'autore
Pubblicato da Enzo Conti
Aggiornato il :
Le istituzioni bancarie sono entrate nel mirino del governo per l’incremento dei loro guadagni a seguito dell’aumento dei tassi di interesse, rivelando però l’ipocrisia dello stato.

Dopo un’intensa discussione tra il governo Meloni e le banche, queste ultime hanno evitato una frattura definitiva quando il governo ha deciso di non procedere con l’introduzione di una tassa sugli “extra-profitti”, optando invece per un accordo sulle anticipazioni di cassa sulle Dta. Si prevede che questa misura, insieme ai proventi derivanti dal settore assicurativo, porterà nelle casse dello stato circa 3,5 miliardi di euro nel biennio. Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, ha espresso il suo disappunto per alcune critiche, sottolineando che il “contributo” richiesto alle banche per i prossimi due anni non influenzerà i costi dei servizi bancari offerti ai consumatori.

Tuttavia, ha esortato i politici a cessare le richieste di incremento dei tassi sui conti correnti, rispondendo così a proposte di legge recenti che prevedevano un tasso minimo obbligatorio.

Ipocrisia politica sulle banche

Patuelli ha messo in luce l’ipocrisia di tali proposte, evidenziando che lo stato potrebbe aumentare i tassi in altri modi, ad esempio tramite i conti correnti postali e le banche controllate dallo stesso stato. Questo spingerebbe le altre banche a seguire l’esempio per mantenere la loro quota di mercato. L’idea di imporre un tasso minimo è vista come contraria al diritto europeo perché danneggerebbe la libera concorrenza.

Patuelli contro l’imposta di bollo

Nel suo discorso, Patuelli ha implicitamente criticato la politica di fare grandi dichiarazioni senza poi intervenire concretamente. Infatti, lo stato raccoglie il risparmio dei cittadini attraverso l’emissione di Buoni fruttiferi postali gestiti dalla Cassa Depositi e Prestiti, che generano interessi minimi rispetto ai titoli di stato, eccetto che per le scadenze molto lunghe. Il presidente dell’Abi ha anche notato che, nonostante gli interessi bassi, lo stato preleva una quota del 26%. Inoltre, nei primi otto mesi dell’anno, le entrate da questa fonte sono quadruplicate, passando da 1,082 a 4,289 miliardi di euro (+296,4%).

Patuelli ha richiesto l’abolizione dell’imposta di bollo, che de facto funziona come una tassa patrimoniale sui risparmi. Stranamente, nessun politico sembra voler avanzare tale proposta. I partiti tendono a dipingere le banche come oppressori dei consumatori, mentre ignorano comportamenti simili da parte delle istituzioni statali, senza rinunciare a nessuna delle tasse che gravano su conti e depositi.

LEGGI  Pensioni 2027: Scopri Quando Andrà in Pensione Basandoti sull'Anno di Nascita!

Ruolo cruciale delle banche nel debito pubblico

Un’altra ipocrisia emerge nel dibattito sul ruolo delle banche. Sia il governo che l’opposizione sembrano competere nel mostrarsi ostili verso questo settore, fondamentale per l’economia italiana. Nessuno riconosce che senza le banche, il debito pubblico sarebbe insostenibile. Alla fine di luglio, le banche italiane detenevano titoli di stato per un valore di 359 miliardi di euro, pari al 14,5% del totale in circolazione. Si prevede che questa cifra aumenterà nei mesi a venire, con la riduzione dei tassi e il calo degli acquisti netti di BTP da parte delle famiglie, a causa di rendimenti meno attrattivi.

Le banche italiane tendono a investire più significativamente in titoli di debito pubblico nazionale rispetto ai loro concorrenti europei, una situazione che piace al governo in carica perché aiuta a ridurre i costi di emissione dei nuovi bond. Tuttavia, si lamenta il fatto che le banche eroghino poco credito a famiglie e imprese. Questo accade perché le banche preferiscono non esporsi all’economia reale, che percepiscono come rischiosa, trovando più sicuro e redditizio investire nel debito pubblico italiano, che offre rendimenti netti soddisfacenti e nessun rischio di insolvenza.

Questo comportamento, tuttavia, innesca il rischio del “doom loop”, ovvero quando tensioni sul mercato dei titoli di stato si ripercuotono sui bilanci bancari a causa della svalutazione dei bond. Ma i governi succedutisi negli anni non vogliono rinunciare a questo “dividendo” offerto dalle banche sotto forma di interessi minori da pagare, nonostante ciò causi l'”effetto spiazzamento” a danno dei prestiti a imprese e famiglie.

Le banche dopo anni di tassi negativi

È vero che i profitti delle banche sono aumentati con l’incremento dei tassi. Si prevede un guadagno di 50 miliardi per quest’anno, rispetto ai 40,6 del 2023 e ai 25,5 del 2022. Ma questo è il modo in cui funziona il mondo. Se milioni di turisti in più visitano l’Italia ogni anno, i ristoratori vedono più tavoli occupati e aumentano il loro fatturato. Anche loro non hanno un merito specifico in questo, ma ciò non giustificherebbe una tassa pesante sui loro profitti. Inoltre, il boom degli utili arriva dopo un lungo periodo di gestione dei tassi negativi, che avevano ridotto i margini delle banche per permettere ai governi dell’Eurozona di continuare le loro politiche di spesa senza impatti sui loro bilanci. In questa situazione, nessuno può puntare il dito contro gli altri. Le banche sono utili per mantenere in equilibrio il sistema.

LEGGI  Scopri il motivo del ritardo nel secondo collocamento di azioni Poste Italiane!

[email protected]

 

 

Articoli simili

Valuta questo articolo

Lascia un commento