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Stangata da 3 Miliardi alle Banche Italiane? Scopri la Nuova Tassa!

Tassa che ti passa! Per le banche italiane un’altra stangata da 3 miliardi di euro?
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Pubblicato da Enzo Conti
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Una nuova proposta di tassazione per le banche italiane potrebbe generare un introito di 1,5 miliardi di euro nel 2026. Scopriamo i dettagli di questa ipotesi.

Calo nell’indice FTSE Italia All Share Banks, che include le azioni delle banche italiane quotate in Borsa a Piazza Affari, seguito dall’annuncio di una potenziale nuova imposta pensata dal governo. La notizia sta circolando da qualche giorno e ha influito negativamente su un settore che ha visto molta attività negli ultimi mesi. Da inizio anno, l’indice ha registrato un incremento medio del 55%, spinto dalle numerose operazioni di fusione e acquisizione tra le banche.

La solita storia

È tornato in discussione il tema della tassa sugli extraprofitti delle banche, un’idea che, anche se mai implementata, era stata originariamente proposta dall’esecutivo. Il contesto rimane lo stesso: il settore bancario ha accumulato elevati profitti, beneficiando dell’aumento dei tassi di interesse.

Ben 46 miliardi sono stati guadagnati nel 2024. Alcuni membri della maggioranza spingono affinché le banche contribuiscano di più, al fine di finanziare specifiche iniziative. La Lega, guidata da Matteo Salvini, ha chiesto esplicitamente di utilizzare i potenziali maggiori introiti per un nuovo piano di cancellazione delle cartelle esattoriali e per estendere la “flat tax” fino a 100.000 euro per le partite IVA.

Forza Italia si oppone alla tassazione delle banche, citando anche motivi legali da considerare. Perché una banca – che è pur sempre un’azienda – dovrebbe pagare più di altre imprese che operano in settori diversi? Inoltre, una simile tassa è già stata applicata per il biennio 2025-2026. Si prevede un gettito di 1,5 miliardi per quest’anno e di 2,5 miliardi per il prossimo. Vedremo, tuttavia, che si tratterebbe solamente di un anticipo di liquidità richiesto alle banche.

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Il rimborso di tale somma inizierebbe a partire dal 2027.

La possibilità di congelare i DTA

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha chiarito che la tassazione delle banche è solo una delle opzioni considerate. L’obiettivo sarebbe quello di convincere il settore bancario a contribuire senza creare ostacoli. Questo rappresenta il terzo anno consecutivo in cui il governo tenta di imporre una simile misura. Nel 2023, l’annuncio aveva causato un crollo delle azioni in borsa. Il governo fece marcia indietro, trasformando la tassazione pesante in un obbligo di accantonamento a riserva.

Di cosa stiamo parlando esattamente? La tassa sulle banche includerebbe di nuovo i DTA o “Deferred Tax Assets”, ovvero crediti d’imposta congelati per il biennio in corso. Questo significa che le banche dovranno temporaneamente pagare più tasse, per poi beneficiare di una riduzione nel triennio 2027-2029. Questi crediti dovrebbero essere liquidati entro la fine del decennio. I 3 miliardi previsti per il 2026-2027 sarebbero generati da un inasprimento temporaneo di questo congelamento. La Lega vorrebbe addirittura rendere questa misura permanente, facendo sì che le banche paghino effettivamente più tasse con una perdita definitiva del credito.

Una tassa sulle banche per vendetta

Il paradosso è che questa tassa sulle banche è diventata quasi un punto di forza per le opposizioni, ad eccezione di Italia Viva e Azione. PD, M5S e ASV criticano il governo per non aver fatto abbastanza per riscuotere più fondi dalle banche da redistribuire alle famiglie in difficoltà.

Come se non ci fossero già abbastanza fondi nelle casse dello stato. Dal momento dell’approvazione della legge di Bilancio, ci aspettiamo di sentire molte opinioni, come succede ogni anno. La difesa mediatica di questi contribuenti è debole. La determinazione a ottenere rivalsa è forte, quasi come se le banche fossero enti benefici che sfuggono al loro dovere di assistere i più bisognosi. È importante non dare per scontata l’esistenza degli “extraprofitti”. Oggi tocca a loro, domani potrebbe toccare a noi.

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giuseppe.timpone@investireoggi.it

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