L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha recentemente imposto una sanzione di 11,5 milioni di euro a Revolut, azienda lituana di servizi finanziari che ha guadagnato popolarità anche in Italia per la sua offerta di servizi ritenuti gratuiti per gli utenti interessati agli investimenti. Questo evento mette nuovamente in luce i rischi che i risparmiatori affrontano cercando alternative ai conti bancari tradizionali, spesso costosi e poco remunerativi anche in periodi di tassi di interesse elevati.
Pericoli per i risparmiatori: il caso della multa a Revolut
Nello specifico, l’AGCM ha multato Revolut con 5 milioni di euro per la mancanza di trasparenza riguardo ai costi aggiuntivi degli investimenti “a zero commissioni”. Un’ulteriore sanzione di 5 milioni è stata applicata per le restrizioni e i blocchi dei conti, che hanno causato ritardi nell’accesso ai fondi per i clienti, provocando disagi in situazioni di spese urgenti o nella gestione della liquidità quotidiana.
Altri 1,5 milioni di euro sono stati sanzionati per la mancanza di chiarezza nei tempi necessari per convertire in un codice Iban “IT”, ovvero italiano.
Revolut ha fatto appello contro la decisione, mentre il Codacons ha elogiato l’azione dell’Antitrust. Sarà interessante vedere come si concluderà questa vicenda. Il problema, tuttavia, è ampio e non episodico. I risparmiatori sono insoddisfatti dei servizi bancari tradizionali, e a ragione. Non ottengono quasi nulla dai loro conti correnti e di deposito, anche con l’aumento dei tassi di interesse post-2022. Le grandi banche hanno continuato a offrire rendimenti minuscule, mentre l’inflazione in Italia ha raggiunto quasi il 12%.
Avidità di rendimento delle banche tradizionali
Le banche affermano che i conti tradizionali non sono un investimento. In realtà, hanno la possibilità di trattare i clienti con sufficienza poiché hanno a disposizione una liquidità eccessiva, fornita anche a tassi negativi per anni dalla Banca Centrale Europea. Adottano politiche collusive evidenti, con le grandi banche che concordano di non aumentare mai i rendimenti dei conti correnti e di deposito. I risparmiatori, quindi, non possono permettersi di perdere potere d’acquisto, specialmente quando lo stato offre rendimenti annui significativi con rischi di credito praticamente nulli.
Tuttavia, la trappola si manifesta anche nella ricerca di servizi bancari per l’investimento. Per acquistare azioni, obbligazioni, quote di fondi e criptovalute è necessario aprire un conto deposito titoli, che si rivela costoso sia all’attivazione che durante le operazioni. Per i piccoli risparmiatori, questi costi rappresentano un limite significativo. Se hai poche migliaia di euro da investire e ti vengono richieste decine di euro per ogni operazione nel tuo portafoglio virtuale, il tuo rendimento viene compromesso fin dall’inizio. Questo è il motivo per cui molti stanno abbandonando il sistema tradizionale per abbracciare la rivoluzione fintech, attirati dalla promessa di costi ridotti o nulli e dalla rapidità nelle operazioni di apertura dei conti e di trading.
Manca trasparenza anche nei servizi fintech
Purtroppo, le promesse non sempre corrispondono alla realtà. Le condizioni contrattuali presentate online sono concise e sembrano complete. Ma una volta che si inizia ad utilizzare il conto, si scopre che “zero commissioni” non significa ciò che si pensava. Diverse condizioni restrittive annullano i vantaggi sperati. Anche i tempi di trasferimento non sono sempre rapidi. Si potrebbe pensare che bastino un paio di clic per trasferire fondi da un conto tradizionale a uno nuovo, ma si finisce per attendere giorni. E non sempre la colpa è del fornitore del servizio. La burocrazia contribuisce a questo, con l’obiettivo evidente di proteggere gli interessi consolidati.
Ora che l’inflazione sta aumentando e i tassi di interesse sono previsti in rialzo, i rischi per i risparmiatori aumentano nuovamente. Molti ricominceranno a cercare nuove opportunità di investimento, partendo proprio dagli strumenti per operare sui mercati. La multa a Revolut evidenzia come la mancanza di trasparenza possa trasformare decisioni apparentemente sagge in un labirinto complesso per chi desidera investire. Si parla spesso di scarsa educazione finanziaria per giustificare il basso livello di investimenti finanziari tra le famiglie italiane, mentre quasi nessuno critica la mancanza di onestà di chi gestisce i loro soldi senza rendere conto.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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