Una voce che si rincorre da giorni nelle redazioni senza ricevere una vera confutazione: Amadeus potrebbe fare ritorno in Rai dopo aver lavorato per Nove poco più di un anno. Warner Bros. Discovery Italia, di conseguenza, si libererebbe di un onere economico di 15 milioni di euro di stipendio quadriennale. Questo episodio mette in luce la questione della sostenibilità degli stipendi dei conduttori televisivi in un mercato pubblicitario stagnante, riflesso di un calo di pubblico per le reti generaliste.
Stipendi dei presentatori TV, a portata solo di pochi
Il tentativo di Amadeus su Nove non ha sortito l’effetto sperato. L’obiettivo della rete era quello di aumentare il proprio share medio oltre il 5%, partendo dal 2,5% attuale. Eppure, nessuno sembrava più adatto di lui, già conduttore di successo di programmi come Affari Tuoi, I Soliti Ignoti e Sanremo.
Tuttavia, il mercato televisivo segue le proprie regole: non è sufficiente trasferire una celebrità da una rete all’altra per garantire il seguito del pubblico. Nel caso di Amadeus, il pubblico non era “suo”. Al contrario, personalità come Fabio Fazio e Maurizio Crozza, che hanno dimostrato il contrario, sono essi stessi il format che offrono, rendendo sensato il loro ingaggio e il loro strappo alla concorrenza.
I costi per Nove, considerando cachet e produzione, si aggirano tra i 6-8 milioni all’anno per i programmi di Amadeus, senza alcun miglioramento dello share, che è rimasto fermamente al 2-3%. Le cifre milionarie per i conduttori TV non sono sostenibili per le reti minori, come dimostrano i dati.
Un singolo spot è venduto mediamente tra 60.000 e 100.000 euro su Mediaset e Rai, ma solo tra 10.000 e 25.000 euro su Nove. I costi fissi sono elevati per un gruppo televisivo, quindi solo un significativo aumento del pubblico può giustificare uno stipendio a sei cifre.
Mediaset e Rai dominano lo share
Mentre Mediaset guadagna annualmente tra 1,8 e 1,9 miliardi di euro solo dalla raccolta pubblicitaria e la Rai altri 750-800 milioni (più 1,8 miliardi di canone), il gruppo di Nove si deve accontentare di meno di 300 milioni. Cologno Monzese detiene effettivamente una quota di mercato del 35-40% contro il 25-30% della Rai, mentre il resto si divide tra il 7-9% del gruppo Warner Bros. Discovery Italia (Nove, Real Time, Dmax, ecc.), il 5-6% di Sky e il 4-5% di La7.
Il ritorno di Amadeus in Rai è logico, dato che ha mantenuto alto l’indice di ascolto con uno share elevato per Sanremo e attirando audience diversificate per i suoi programmi. Questo ha anche migliorato la qualità dell’audience, aumentando il potere negoziale della TV statale verso gli inserzionisti. Di recente, Pier Silvio Berlusconi ha ribadito di non essere interessato ad ingaggiare Amadeus, indicando che le motivazioni potrebbero non essere esclusivamente economiche. Un possibile “sgarbo” alla Rai potrebbe essere contraccambiato con una decisione simile come l’assegnazione di un programma a Barbara d’Urso, ex volto di punta di Canale 5.
Il duopolio Rai-Mediaset si rafforza
Il ritorno di Amadeus in Rai consolida il duopolio Rai-Mediaset. Primo, riportando in un ambiente televisivo consolidato uno dei talenti più noti del mercato attuale. Secondo, perché indica le scarse probabilità che Nove possa avanzare nei prossimi mesi o anni a livello tale da minacciare le principali reti generaliste. I cachet per i migliori conduttori TV rimangono fuori portata per le reti minori, con rare eccezioni come Fazio.
L’avventura di Amadeus era stata un rischio per il gruppo Warner Bros. Discovery Italia anche nel caso più ottimistico di un raddoppio dello share in prima serata. Un punto percentuale in più in prime time vale tra 1 e 1,2 milioni di euro in più di introiti all’anno. Nel migliore dei casi, forse, sarebbe stato appena sufficiente a coprire il costo. Tenendo conto dell’incremento atteso in tutte le fasce orarie in cui erano stati programmati gli show di Amadeus, l’aumento di incasso era stimato nell’ordine dei 30-35 milioni.
Problemi di cachet minori per le grandi reti
In Rai, il ritorno di Amadeus può ancora avere un senso, considerando che il suo ex conduttore potrebbe generare maggiori ricavi per circa un centinaio di milioni all’anno in media. Come? Attraverso 2-3 prime serate di forte impatto, il Festival e qualche access/daytime. Questi numeri confermano che al di fuori del duopolio Rai-Mediaset c’è poco spazio. I talenti non sono sostenibili per le reti minori. La TV generalista rimane un affare per poche grandi reti. Cologno Monzese guadagna molto dalla pubblicità, mentre Viale Mazzini può compensare alcune perdite grazie al canone. Per gli altri, non ci sono margini di errore, dati gli stretti margini e l’alto impatto che certe cifre hanno sul fatturato complessivo.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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