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Attesa infinita per la risposta INPS sulle pensioni Ape sociale: scopri il motivo!

Pensioni Ape sociale, attesa lunga per la risposta INPS, ecco perché
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Pubblicato da Enzo Conti
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Pensione con Ape sociale: i lunghi tempi di liquidazione dell’INPS spiegati.

Quando un lavoratore soddisfa i requisiti per la pensione o per l’Ape sociale, inoltra la richiesta all’INPS e talvolta anche la domanda di certificazione del diritto. Dopo la presentazione, l’istituto prende in esame la pratica, la elabora, la valuta e, se appropriato, procede alla liquidazione. Queste sono le fasi standard del processo di pensionamento. Di norma, è necessario solo attendere che l’INPS completi le procedure e che inizi l’erogazione, che non ha una data fissa ma varia a seconda del tipo di pensione scelta.

Alcune prestazioni iniziano dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda.

Altre invece seguono periodi di attesa definiti dalle normative, che possono essere più o meno lunghi, come i 12 mesi per Opzione Donna, i 9 o 7 mesi per Quota 103 a seconda se si è dipendenti pubblici o privati, o i 3 mesi per le pensioni anticipate ordinarie.

Però, per la pensione con l’Ape Sociale, la situazione varia poiché il processo burocratico ha delle peculiarità che influenzano non solo l’inizio della prestazione ma anche i tempi di risposta.

“Buonasera, ho inviato la mia richiesta di Ape sociale in gennaio dopo aver terminato la Naspi a dicembre. Ora siamo a giugno e non ho ancora avuto risposte dall’INPS, nonostante abbia già ricevuto l’accettazione della certificazione del diritto alla pensione. È possibile che, dopo sei mesi, non sappia ancora nulla? Sto utilizzando i pochi risparmi che mi restano. Trovo tutto ciò assurdo.”

Pensioni Ape sociale, lunga attesa per la risposta dell’INPS: le ragioni

L’Ape sociale è una forma di pensionamento unico sotto vari aspetti.

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È più un supporto al passaggio verso la pensione di vecchiaia che una pensione completa.

Questo è evidente da alcune sue caratteristiche: non include la tredicesima, né maggiorazioni per il sociale, né benefici familiari. Inoltre, non è trasferibile ai superstiti, non si aggiorna con l’inflazione e l’importo non può eccedere i 1.500 euro mensili.

Chi riceve l’Ape sociale non può lavorare, se non come libero professionista in modo occasionale fino a un limite annuo di 5.000 euro. Ciò è dovuto al divieto di cumulo tra redditi da lavoro e Ape sociale.

La prestazione termina al raggiungimento dei 67 anni, quando il beneficiario deve fare domanda per la pensione di vecchiaia. L’Ape sociale è riservata solo a certe categorie:

  • Invalidi civili con almeno il 74% di invalidità;
  • Disoccupati che non hanno più diritto alla Naspi;
  • Caregiver che assistono da almeno sei mesi un familiare disabile convivente;
  • Lavoratori gravosi, che hanno svolto l’attività per almeno 6 degli ultimi 7 anni, o 7 degli ultimi 10.

I requisiti contributivi richiesti sono di almeno 30 anni, aumentati a 36 anni per i lavori gravosi, e l’età minima è di 63 anni e 5 mesi.

Le peculiarità della prestazione influenzano anche i tempi di liquidazione dell’INPS

L’Ape sociale è una misura sperimentale: viene rinnovata ogni anno e non è strutturale.

Questo significa che l’INPS gestisce la prestazione con i fondi annualmente allocati dal governo.

Le risorse sono quindi limitate e soggette a esaurimento. Per questo, specialmente per le domande inoltrate a fine anno, la liquidazione effettiva da parte dell’INPS avviene solo se ci sono fondi residui, seguendo una graduatoria basata sulla data di presentazione.

Questa criticità riguarda chi inoltra la domanda in ritardo, alla fine dell’anno, e chi la presenta troppo in anticipo, come nel caso del nostro lettore, a gennaio, quando le procedure per l’anno nuovo non sono ancora attive.

Arretrati garantiti, ma le scadenze per l’Ape sociale sono rigorose

La data limite principale per inviare la domanda di certificazione del diritto all’Ape sociale è normalmente il 31 marzo di ogni anno. Le domande presentate entro questa data assicurano l’accesso diretto alla prestazione, se i requisiti sono soddisfatti.

Chi presenta la domanda dopo il 31 marzo entra in graduatoria, con priorità determinata dalla data di presentazione e dalle risorse disponibili. Le scadenze annuali sono:

  • 31 marzo: risposta prevista entro il 30 giugno;
  • 15 luglio: risposta prevista entro il 30 ottobre;
  • 30 novembre: risposta prevista entro il 31 dicembre.

Nel caso in esame, la domanda di certificazione è stata regolarmente accettata, il che lascia presupporre che il cittadino riceverà la liquidazione con arretrati. Tuttavia, è necessario ancora un po’ di pazienza, data la complessità e i tempi di questa misura.

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