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Certificati medici contestati dal datore: ecco le conseguenze!

Assenza per malattia, il certificato medico non è legge: cosa succede se il datore di lavoro lo contesta
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Pubblicato da Enzo Conti
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Quando il certificato medico viene messo in dubbio dal datore di lavoro durante un’assenza per malattia.

Che cosa accade quando il datore di lavoro mette in discussione il certificato medico durante un periodo di malattia? Come esprime Umberto Tozzi nella canzone Qualcosa qualcuno: “Qualcosa, qualcuno lontano, forse vicino. Sì, qualcosa, sì, qualcuno che ti chiama forse nessuno. Sì, ti passerà è malattia come è venuta puoi mandarla via”.

Queste parole evocano l’idea di una malattia come un fenomeno elusivo e improvviso, che talvolta scompare con la stessa rapidità con cui è comparso. Questa percezione può essere applicata anche al contesto lavorativo, dove la malattia è spesso motivo di dubbi e tensioni tra l’impiegato e il datore di lavoro.

Sebbene la salute sia un diritto garantito dalla Costituzione, il datore di lavoro ha il legittimo interesse a controllare che le assenze per malattia siano giustificate e non fraudolente. In questo delicato equilibrio, il certificato medico, benché sia lo strumento principale per giustificare l’assenza, non è considerato una prova incontrovertibile. Ma cosa avviene quando il datore di lavoro dubita della sua validità durante un’assenza per malattia? Scopriamolo nei dettagli.

Il certificato medico non è legge in caso di malattia: le conseguenze di una contestazione da parte del datore di lavoro

Il primo passo di un lavoratore malato è visitare il proprio medico di famiglia, che redigerà il certificato di malattia, inviandolo in formato digitale all’Inps e al datore di lavoro. Questo documento serve a giustificare l’assenza, ma non è inattaccabile.

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Il datore di lavoro, in presenza di dubbi sulla reale condizione del lavoratore, può mettere in dubbio il certificato. Il certificato del medico di base, del medico di guardia o dello specialista, infatti, ha solamente un valore probatorio relativo.

In altre parole, è valido fino a prova contraria. E su questo principio può agire il datore di lavoro, decidendo se richiedere una visita fiscale tramite l’Inps o rivolgersi a un’agenzia investigativa per ottenere prove concrete di comportamenti incoerenti con la malattia dichiarata, come nel caso di un lavoratore che fa sport o lavora altrove durante il periodo di malattia.

Chi effettua i controlli e le conseguenze se il medico fiscale nega la malattia

I controlli ufficiali sono gestiti dal medico fiscale dell’Inps, che agisce in qualità di pubblico ufficiale. La sua funzione è verificare l’effettiva presenza di una patologia che impedisca il lavoro e se la durata della prognosi sia adeguata. Il medico fiscale può confermare, ridurre o negare la malattia.

Se ritiene che il lavoratore possa riprendere l’attività lavorativa, può dichiararlo idoneo anche se il certificato del medico curante indica il contrario. È importante ricordare che il rapporto del medico fiscale è valido solamente per ciò che può essere oggettivamente verificato.

Ad esempio, può essere considerata la presenza o l’assenza del lavoratore a casa durante la visita fiscale. Per le valutazioni mediche più specifiche, c’è sempre la possibilità di contestazione.

In caso di valutazione negativa del medico fiscale, il lavoratore può affrontare diverse conseguenze, come la sospensione dell’indennità di malattia. Inoltre, l’assenza può essere considerata ingiustificata e il dipendente può essere invitato a tornare immediatamente al lavoro. Se il lavoratore non è d’accordo con la valutazione, ha il diritto di contestarla. Il medico fiscale dovrà annotare questa contestazione nel suo report e sarà poi un medico dell’Inps a valutare definitivamente la situazione.

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Come può agire il datore e come si può difendere il lavoratore

Se l’Inps sospende l’indennità o se l’azienda prende provvedimenti disciplinari, il lavoratore può fare appello direttamente all’istituto di previdenza o rivolgersi al giudice del Lavoro. In tribunale, il giudice esaminerà tutti gli elementi del caso, potendo anche richiedere l’opinione di un perito per valutare lo stato di salute del lavoratore nel periodo contestato. In ogni situazione, spetta al dipendente dimostrare di essere stato effettivamente malato.

Sebbene gli accertamenti sanitari siano compito esclusivo dell’Inps, è importante sapere che anche il datore di lavoro può intervenire. Tutto, naturalmente, deve avvenire nel rispetto della privacy. In particolare, può assumere investigatori privati per verificare se il lavoratore stia svolgendo attività incompatibili con la malattia. Anche se la visita fiscale conferma la malattia, il datore di lavoro può ancora sollevare dubbi sull’autenticità del certificato, soprattutto se emergono comportamenti sospetti.

È frequente, inoltre, che il medico curante, il medico fiscale e il medico competente esprimano opinioni diverse. In questi casi, sarà il giudice del lavoro a decidere quale parere prevalga. Potrà esaminare tutta la documentazione e, se necessario, consultare un medico terzo per un giudizio imparziale.

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