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Crescita del PIL Italiano dal 2019: Ecco Come Sta Cambiando l’Economia!

Il PIL italiano: la crescita dal 2019 a oggi
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Pubblicato da Enzo Conti
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Il Prodotto Interno Lordo in Italia ha manifestato una crescita significativa, superando i livelli precedenti alla pandemia e mostrando cambiamenti strutturali nelle sue componenti.

Anche se i dati non sono ancora definitivi, le stime dell’Istat prevedono che il Pil italiano per il 2025 abbia registrato un incremento dello 0,7% in termini reali. Questo risultato, seppur modesto, è superiore alle previsioni governative che indicavano una crescita dello 0,5%. Rispetto al 2019, anno pre-pandemico, l’economia italiana è aumentata di circa il 6,5%, un risultato non scontato considerando il forte impatto della crisi del 2008-2009. Dopo quella crisi finanziaria globale, il Pil italiano ha impiegato sedici anni per ritornare ai livelli del 2007.

Consumi e esportazioni nette del Pil italiano

È interessante analizzare le dinamiche del Pil italiano rispetto al periodo precedente alla pandemia.

Secondo l’Osservatorio sui consumi di Findomestic, i consumi delle famiglie italiane nel 2025 dovrebbero raggiungere i 1.308 miliardi di euro, su un Pil stimato di 2.250 miliardi di euro, per un rapporto di circa 60,4%. Nel 2019, i consumi ammontavano a 1.090 miliardi di euro, il 58,1% del Pil. In sei anni, i consumi sono aumentati del 20% in termini nominali, ma solo dell’1,7% depurati dall’inflazione.

Nonostante ciò, la loro incidenza sul Pil italiano è diminuita di oltre due punti percentuali. A compensare questa riduzione non sono state le esportazioni nette. La bilancia commerciale italiana rimane in attivo, ma con un surplus ridotto a causa delle tariffe e dell’aumento dei costi energetici. Prevediamo di chiudere il 2025 con un surplus appena superiore al 2%, rispetto al 3,1% del 2019. Anche il contributo della spesa pubblica, includendo consumi di beni e servizi, salari e trasferimenti monetari, dovrebbe rimanere stabile, superiore al 18%.

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Aumento degli investimenti pubblici e privati

Gli investimenti fissi lordi hanno più che compensato la diminuzione dei consumi.

Sebbene il dato definitivo non sia ancora disponibile, si stima che la loro incidenza sul Pil nell’ultimo anno sia stata del 21,6%, contro il 18,3% del 2019. Questo rappresenta un aumento nominale del 49% e reale di oltre il 30%, spinto dal Pnrr. Gli investimenti statali, in questo periodo, sono raddoppiati, raggiungendo il 3,5% del Pil. Anche gli investimenti privati sono cresciuti, passando dal 16,5% a oltre il 18%.

Per quanto riguarda la produzione industriale, a dicembre l’indice ha mostrato un aumento tendenziale del 3,2%, sebbene vi sia stato un calo dello 0,4% rispetto a novembre. Rispetto alla fine del 2019, si registra una contrazione del 3,2%. Questo suggerisce che la crescita economica recente sia stata spinta principalmente dai settori dei servizi e delle costruzioni, quest’ultime sostenute inizialmente dai bonus edilizi e successivamente dal Pnrr. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza si concluderà il prossimo agosto, con possibili proroghe dato il ritardo nella spesa da parte di tutti gli stati beneficiari. Al 31 dicembre, l’Italia aveva incassato 140 miliardi, avendo speso 101,3 miliardi al 30 novembre.

Sfida alla crescita post-Pnrr

Prima di ricevere l’ottava tranche da 12,8 miliardi, l’Italia aveva già speso l’80% dei prestiti e sussidi ricevuti, un dato notevole sia nel contesto internazionale che rispetto al nostro passato. Questa accelerazione sta sostenendo il Pil italiano in questi trimestri, tanto che anche i primi tre mesi del 2026 sono attesi con una crescita congiunturale dello 0,3%. Tuttavia, permane la preoccupazione che, terminato il Pnrr, la crescita possa arrestarsi completamente, a meno che non aumentino i consumi e le esportazioni. Il governo attuale non ha margini fiscali per incrementare ulteriormente gli investimenti pubblici, attualmente esclusi dal calcolo del deficit (strutturale) per la quota relativa al Pnrr.

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Recupero degli stipendi può guidare l’economia

I consumi sono aumentati di poco a causa dell’inflazione. Gli stipendi non sono cresciuti a sufficienza, anche se negli ultimi anni hanno iniziato a superare l’inflazione. Devono ancora recuperare il potere d’acquisto perso negli anni passati. La buona notizia è che l’inflazione è prevista bassa anche per quest’anno, sotto il 2%. I rinnovi contrattuali dovrebbero confermare questo recupero, sebbene probabilmente a ritmi più lenti. Invece, pesa la situazione internazionale. I dazi americani hanno ridotto del 50% il valore delle nostre esportazioni negli USA tra aprile e novembre dell’anno scorso rispetto allo stesso periodo del 2024 (-17,3 miliardi di dollari). Anche l’apprezzamento del cambio euro-dollaro non ha aiutato.

La crescita del Pil in Italia e la credibilità internazionale

La sfida per l’Italia nei prossimi anni sarà continuare a crescere, accelerando senza il supporto del Pnrr. La soluzione potrebbe essere aumentare la spesa per gli investimenti a discapito della spesa corrente meno produttiva. Non è semplice a livello di consenso, ma è necessario per confermare il trend positivo di questi anni, i cui effetti benefici si sono tradotti in uno spread ai minimi dal 2008, promozioni multiple da parte delle agenzie di rating e una maggiore credibilità del sistema Paese a livello globale.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

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