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Crollo Azioni Leonardo: -15% da Aprile a causa del Patto di Stabilità!

Azioni Leonardo “vittime” del Patto di stabilità: -15% da inizio aprile
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Pubblicato da Enzo Conti
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Le quotazioni di Leonardo in Borsa a Piazza Affari hanno subito un forte calo nel mese di aprile, influenzate dalle questioni legate al Patto di Stabilità.

Il mese di aprile è stato negativo per le quotazioni di Leonardo, che hanno registrato una perdita del 15% dall’inizio del mese, mentre l’indice FTSE MIB ha guadagnato quasi il 4%. La non conferma del mandato a CEO per Roberto Cingolani, ex ministro, ha avuto un impatto negativo sul rendimento delle azioni in borsa. Il governo di Giorgia Meloni ha scelto Lorenzo Mariani, un profilo di alto livello interno all’azienda. Nonostante ciò, i mercati favoriscono la stabilità di gestione, specialmente quando le performance finanziarie sono eccellenti. E l’azienda operante nel settore della difesa e dell’aerospazio ha chiuso l’anno 2025 con un utile netto di 1,22 miliardi di euro, un fatturato di 19,5 miliardi e un portafoglio ordini che ha raggiunto i 46,6 miliardi, coprendo la produzione per i prossimi due anni.

Quotazioni di Leonardo penalizzate dal Patto di Stabilità

Le difficoltà legate alle nomine hanno influenzato solo parzialmente il crollo delle quotazioni di Leonardo. Il vero problema è il Patto di Stabilità. L’1 aprile, il prezzo delle azioni era di 62,64 euro al termine della giornata a Piazza Affari, scendendo a circa 53 euro due giorni fa. Di recente, il governo ha annunciato e Eurostat ha confermato che l’Italia ha chiuso il 2025 con un deficit del 3,1% del PIL, sperando di rimanere al 3% o leggermente al di sotto del massimo deficit permesso dalle normative europee.

Se l’Italia fosse riuscita a uscire dalla procedura di infrazione con un anno di anticipo, avrebbe potuto beneficiare del fondo SAFE (Security Action for Europe), lanciato nel 2025 per supportare l’impegno degli stati membri dell’UE nell’aumentare le spese militari. Questo fondo ha una dotazione di 150 miliardi di euro e è accessibile agli stati con finanze pubbliche ordinate per progetti transnazionali.

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In teoria, uno stato potrebbe ottenere l’intero importo del fondo.

Il deficit pubblico italiano limita le spese militari

Che impatto ha un deficit italiano ancora sopra il 3%? Il Patto di Stabilità viene formalmente violato e l’accesso al fondo SAFE diventa inaccessibile per noi, così come per la maggior parte degli altri stati europei, inclusa la Francia. Questo ridurrà significativamente la capacità del nostro governo di aumentare il budget per la difesa, considerando che finanziarlo con fondi propri metterebbe a rischio la stabilità finanziaria nazionale, già pressata da un debito al 137% del PIL. Per Leonardo, questo significa meno contratti, ovvero ordini futuri inferiori alle aspettative già riflettute nel prezzo delle sue azioni.

Per questa ragione, il governo italiano ha richiesto la sospensione del Patto di Stabilità, data la situazione geopolitica ed economica internazionale. La risposta di Bruxelles è stata negativa, indicando che una tale decisione potrebbe essere presa solo in caso di recessione economica. Gli ultimi dati macroeconomici suggeriscono che tale scenario potrebbe verificarsi nei prossimi trimestri. Fino ad allora, è improbabile che l’UE allenti le regole fiscali.

I mercati già sotto pressione per la guerra in Iran

In generale, il contesto di mercato è diventato più sfidante negli ultimi mesi per un aumento delle spese militari a deficit.

La guerra in Iran ha scatenato una spirale inflazionistica, influenzando già i rendimenti dei titoli di stato. Emettere debito è diventato più costoso e gli investitori stanno diventando più selettivi nel decidere quali governi finanziare (vedi spread). I governi dovranno limitare gli aumenti delle spese militari a deficit per evitare una crisi fiscale o trovare adeguate coperture finanziarie, una soluzione politicamente difficile da attuare data la diffusa avversione nelle opinioni pubbliche.

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giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

 

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