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Crollo di Oro e Argento: Segnali di una Curva dei Bond Più Piatta?

La caduta di oro e argento prospetta una curva dei bond più piatta
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Pubblicato da Enzo Conti
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Crollo dei prezzi di oro e argento sui mercati finanziari, con gli investitori che si allontanano dai metalli preziosi. Si prevede un appiattimento della curva dei bond.

Quali sono le dinamiche attuali del mercato obbligazionario? Nonostante le apparenze, i rendimenti sembrano rimanere piuttosto stabili. Se prendiamo come esempio i Bund tedeschi, che sono un punto di riferimento per l’area euro, notiamo che il rendimento decennale è aumentato dal 2,83% di giovedì scorso al 2,85% di oggi. Il rendimento a due anni è passato dal 2,06% al 2,08%. Sono variazioni minime, insufficienti per trarre conclusioni significative. Pare che gli investitori stiano aspettando di vedere come evolveranno i fondamentali macroeconomici. Tuttavia, il recente crollo dei prezzi di oro e argento suggerisce una possibile appiattimento della curva dei bond.

Curva dei bond e la risposta alla nomina di Warsh

I prezzi dei metalli preziosi hanno subito un tracollo dai loro picchi storici registrati giovedì 29 gennaio.

L’oro, che quasi raggiungeva i 5.600 dollari l’oncia, ora si trova sotto i 4.800, anche se ha mostrato segni di ripresa nelle ultime ore. L’argento è sceso da oltre 121 dollari a 83,50 dollari attuali. Questa discesa è stata influenzata dall’annuncio di Kevin Warsh come nuovo governatore della Federal Reserve, designato dal presidente Donald Trump per succedere a Jerome Powell.

Warsh, considerato un “falco” della politica monetaria, potrebbe mantenere i tassi di interesse elevati per un periodo più lungo rispetto alle aspettative precedenti, che si basavano su una possibile nomina di Kevin Hassett, noto per una politica di taglio dei tassi più aggressiva. Questo avrà implicazioni significative per la curva dei bond. Tassi meno favorevoli nel prossimo futuro potrebbero portare a un repricing con rendimenti più elevati per le scadenze a medio e breve termine. Attualmente, il mercato prevede un tasso di interesse dello 0,50% più basso entro la fine dell’anno e stabile per tutto il 2027 negli USA.

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Combattere l’inflazione e il debito pubblico

Tassi di interesse più alti potrebbero influenzare negativamente anche le scadenze a medio e lungo termine. Questo effetto, tuttavia, potrebbe essere temporaneo. Una politica monetaria meno accomodante è cruciale per mantenere la credibilità nella battaglia contro l’inflazione. I rendimenti a lungo termine riflettono le aspettative inflazionistiche e i rischi sovrani. Nonostante possa sembrare controintuitivo, non è la prima volta che osserviamo come tassi più elevati possano portare a una riduzione dei rendimenti a lungo termine.

Se non prevarranno le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito pubblico negli USA, in Europa e in Asia, questo potrebbe essere il motivo principale per cui i rendimenti a lungo termine non stanno reagendo alla nomina di Warsh. I mercati sono in attesa di capire quale sarà la reazione dei governi. Con una politica monetaria meno accomodante, il Tesoro americano ridurrà il deficit o permetterà un aumento della già elevata spesa per interessi? Solitamente, una politica meno accomodante spinge i governi a sanare i bilanci pubblici per evitare conseguenze negative. Il problema è che molte delle principali economie sembrano ignorare questi segnali.

Effetti a due tempi con la riduzione dell’inflazione

Se è improbabile che gli USA riducano il deficit in vista delle elezioni di metà mandato, l’Europa è concentrata sul riarmo e il Giappone sugli stimoli fiscali. In questo contesto, un aumento dei tassi o una loro riduzione meno marcata potrebbe peggiorare le condizioni fiscali, specialmente in quei paesi già in difficoltà: USA, Giappone, Regno Unito, Francia e Italia. Questo limiterebbe la discesa dei rendimenti a lungo termine, anzi, il repricing potrebbe innalzarli, spostando semplicemente l’intera curva dei bond verso l’alto.

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Tuttavia, tassi più alti hanno un effetto deflattivo sull’economia. È ciò che stiamo osservando attualmente con il crollo dei prezzi delle materie prime sui mercati internazionali. Le banche centrali, quindi, potrebbero trovare spazio per ridurre i tassi una volta che l’inflazione sarà stata riportata sotto controllo. Nel medio termine, quindi, una politica monetaria più stringente o meno accomodante potrebbe preparare il terreno per un allentamento futuro. Poiché gli investitori tendono a anticipare gli eventi, nei prossimi mesi potremmo assistere a un probabile appiattimento della curva dei bond. I rendimenti a medio e breve termine rimarrebbero stabili, mentre quelli a lungo termine diminuirebbero. Il premio richiesto per l’acquisto di scadenze più lunghe si ridurrebbe.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

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