Alla sua introduzione come moneta unica per 12 nazioni, l’euro era destinato a competere con il dollaro come principale valuta di riserva a livello mondiale. L’Europa, essendo la seconda economia più grande del mondo dopo gli USA e ritenuta la più stabile economicamente e finanziariamente, sembrava avere tutte le carte in regola. Tuttavia, a 27 anni di distanza, dobbiamo riconoscere onestamente che le cose non sono andate come previsto. Il dollaro continua a regnare sovrano sui mercati valutari e, nonostante le voci di un suo possibile declino, queste non trovano conferme nei fatti.
Un sogno internazionale per l’euro che non si è realizzato
I primi anni sembravano promettenti per l’euro nel contesto internazionale. Nel 2008, meno di dieci anni dopo la sua nascita, la quota dell’euro nelle riserve valutarie globali aveva raggiunto il 26-27% e il 37% nei pagamenti internazionali. Purtroppo, l’anno scorso queste percentuali sono scese rispettivamente al 20,3% e sotto il 30%. Il 2008 fu il picco prima di un declino inaspettato, segnato dalla bancarotta di Lehman Brothers a settembre, che fu il cuore di un mercato dei mutui subprime americano in crisi.
In quei mesi, molti in Europa credevano che la crisi avrebbe segnato il tramonto dell’egemonia americana, a vantaggio di un’Europa più solida. Queste previsioni sembravano fondate, ma la realtà si è rivelata molto diversa. Gli Stati Uniti hanno mantenuto la loro supremazia in vari ambiti, mentre l’Unione Europea ha assistito a un declino su più fronti.
Gli errori strategici di Angela Merkel
Non è giusto attribuire la responsabilità del declino dell’euro a un singolo evento o persona, ma è indubbio che molti degli errori strategici possono essere ricondotti all’ex cancelliera tedesca Angela Merkel. La sua lunga permanenza al potere, dal 2005 al 2021, la posizionava come una figura chiave in un continente in crisi e con una leadership politica debole. Tuttavia, non ha sfruttato questa posizione per perseguire obiettivi a lungo termine, limitandosi a gestire la situazione senza una visione lungimirante e creando divisioni in Europa.
Il primo grande test per l’euro fu la crisi del debito greco nel 2010. I mercati speravano che l’UE affrontasse decisamente la situazione per rassicurare gli investitori sulla solidità dell’unione monetaria. Invece, Merkel scelse una via che calmava le tensioni interne in Germania, dividendo l’Europa in “buoni” e “cattivi” e provocando attacchi speculativi che colpirono duramente il Sud Europa e l’Irlanda.
Una moneta unica senza una governance efficace
I capitali hanno iniziato a defluire dall’Eurozona, favorendo i paesi del Nord, mentre gli spread elevati dimostravano che l’euro era più un sistema di cambi fissi che una vera moneta unica. L’aspirazione ad un ruolo internazionale svanì rapidamente. Il tasso di cambio con il dollaro, che aveva raggiunto 1,60 nel 2007 e sfiorava ancora 1,40 nel 2014, iniziò poi a declinare, arrivando a pari nel 2022. La mancanza di un bilancio comune e di una politica monetaria efficace per tutti i membri, unita alla mancanza di una vera governance, non ha fatto altro che aggravare la situazione.
Gli errori di Merkel non si limitarono alla gestione della crisi del debito. La sua decisione di abbandonare l’energia nucleare nel 2011 dopo il disastro di Fukushima e la sua dipendenza dall’energia russa a basso costo hanno esposto l’Europa a rischi geopolitici significativi. La sua politica di transizione energetica, orientata alla dipendenza dalle materie prime cinesi, ha mostrato una visione miope delle dinamiche globali.
L’euro non ottiene lo status internazionale, il dollaro rimane incontestato
Invece di affrontare il problema della crescita economica bassa, che limita la domanda interna, la Germania di Merkel ha preferito concentrarsi sull’export. Questa strategia si è rivelata insostenibile con il cambiamento dello scenario internazionale, tra pandemia e la crisi in Ucraina. Oggi, il dollaro non ha rivali a livello globale. Se l’Eurozona avesse adottato un approccio diverso, mostrandosi unita, affidabile e con una chiara strategia geopolitica ed economica, oggi l’euro potrebbe essere una seria alternativa al dollaro nelle riserve valutarie e nei pagamenti internazionali.
Anche la concorrenza dell’euro avrebbe potuto spingere gli USA a una politica più cauta. Nonostante Merkel non sia più al comando, le conseguenze delle sue scelte politiche continuano a pesare. Oggi l’euro è la moneta di 21 paesi, con la recente adesione della Bulgaria, ma il suo impatto sui mercati finanziari non mostra segni di crescita. E mentre gli USA continuano a essere temuti da molte nazioni, l’Unione Europea appare meno affidabile, specialmente nella gestione degli asset russi.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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