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Eurobond: Rivoluzione al Nord e Sud, Timori in Calo e Nuove Prospettive

Eurobond: meno indispensabili al Sud, al Nord calano i timori
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Pubblicato da Enzo Conti
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Gli Eurobond diventano meno allettanti per l’Italia con lo spread ai livelli più bassi dal 2008, mentre il rischio percepito diminuisce nel Nord Europa.

L’Unione Europea sta cercando di capitalizzare il momento di sfiducia verso il ruolo degli Stati Uniti a livello globale per promuovere l’euro e tentare di posizionarlo come alternativa al dollaro nelle transazioni e riserve internazionali ufficiali. Per colmare la mancanza di “safe asset” in cui investire nella moneta unica, l’UE potrebbe decidere di lanciarsi con emissioni regolari di Eurobond. Questa iniziativa era stata proposta per la prima volta dall’Italia, in un periodo in cui il rischio sovrano era percepito come elevato e i rendimenti italiani divergevano da quelli del resto dell’eurozona. I paesi del Nord Europa, guidati dalla Germania, hanno sempre esitato persino a discutere l’argomento.

Il rischio basso in Italia non incentiva gli Eurobond

Ultimamente, le posizioni di entrambe le parti sono diventate più sfumate. L’accoglienza nel Sud Europa è più fredda, mentre le resistenze nel Nord si attenuano. Ora è la Francia a considerare le emissioni di debito condiviso come un mezzo per superare le difficoltà nel competere con gli Stati Uniti. Non a caso, Parigi riporta in auge tale questione proprio mentre è sotto la lente di ingrandimento dei mercati finanziari a causa dei suoi disavanzi fiscali e dell’instabilità politica. A Roma, l’atmosfera è la più tranquilla dal 2008 per quanto riguarda i conti pubblici. Lo spread tra BTp e Bund è sceso ai minimi dal 2008, toccando solo 60 punti base rispetto ai 210 punti dell’autunno 2023.

Costi di emissione assimilabili nell’Eurozona

Oggi gli Eurobond sono meno necessari per l’Italia, dato il calo del rischio percepito dai mercati. Le agenzie di rating hanno migliorato il rating dei nostri titoli di stato, che ora si trovano nel range A(basso)/Baa2.

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Esaminando la curva dei rendimenti, notiamo che le differenze tra le emissioni europee e quelle italiane sono ormai trascurabili. Il nostro segmento a 5 anni offre un rendimento leggermente superiore dello 0,15%, che sale a 0,30% per le scadenze più lunghe come i 10 e i 30 anni. Contemporaneamente, i titoli emessi da Bruxelles presentano rendimenti circa 0,25% più elevati rispetto ai Bund a 5 anni e 0,30% più alti rispetto ai decennali e 0,55% sui trentennali tedeschi.

Berlino e i suoi alleati del Nord non temono più di dover affrontare costi significativamente maggiori in termini di interessi. Nemmeno l’Italia e il resto del Sud Europa, inclusa la Francia, prevedono di risparmiare molto. Il paradosso di questo periodo relativamente calmo sui mercati è che nessuna parte ha un interesse reale a spingere il dibattito sugli Eurobond, dato che i benefici attesi sono relativamente bassi. Nonostante l’assenza di resistenze forti come in passato – anche perché le emissioni di Eurobond sarebbero utili agli scandinavi per proteggersi dal rischio di un attacco russo sostenendo il riarmo europeo – la questione ha perso centralità.

L’esito del dibattito dipenderà dalle convenienze

È vero che la situazione positiva per il Sud Europa non può essere considerata definitiva. I Bund sono ancora percepiti come più sicuri e pronti a attrarre capitali dal resto del continente in caso di future tensioni finanziarie.

Allo stesso modo, l’argomento sulla necessità di creare un mercato più liquido per i “safe asset” non è privo di basi. Tuttavia, il rischio Italia preoccupa molto meno di qualche anno fa. Anche la Germania sa che dovrà indebitarsi pesantemente per riarmarsi, il che potrebbe portarla a non escludere a priori le emissioni comuni per mantenere i propri bilanci in ordine, anche se ciò comportasse costi leggermente superiori. In definitiva, il futuro degli Eurobond non è già scritto e non saranno le dispute ideologiche a determinarlo, così come in passato non sono state la vera causa della loro mancata realizzazione.

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giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

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