La decisione presa ieri dai 27 leader degli Stati membri dell’Unione Europea (UE) di lanciare eurobond per aiutare l’Ucraina ha riacceso l’interesse verso il debito condiviso come metodo per affrontare altre potenziali crisi a Bruxelles. L’idea di appropriarsi degli asset russi è sfumata, considerata più un’escamotage che una soluzione ben ponderata, spingendo l’UE a valutare seriamente i propri obiettivi e il proprio futuro.
Resistenza agli Eurobond da parte del Nord Europa
La proposta degli eurobond ha storicamente incontrato la resistenza dei paesi del Nord Europa e della Germania. Questi Stati temono di dover pagare di più per il finanziamento collettivo e sono riluttanti a condividere i rischi con il Sud Europa, che percepiscono come incline alla spesa eccessiva.
Tuttavia, negli ultimi anni, questa opposizione si è attenuata a causa della minaccia più pressante rappresentata dalla Russia di Vladimir Putin, situata vicino a paesi frugali come Finlandia, Svezia e gli Stati baltici.
In UE, gli eurobond non sono una novità, sono stati emessi per anni per finanziare il programma Next Generation EU, anche se attualmente è previsto che terminino con la fine del programma nel 2026. Creati nel 2020 durante la pandemia, sono stati visti come una soluzione temporanea al shock del Covid. Dopo l’accordo di ieri, è probabile che il loro uso venga esteso anche per finanziare il rafforzamento militare o investimenti strategici come quelli in intelligenza artificiale e transizione energetica.
Due grandi successi per l’Italia
L’Italia ha ottenuto due importanti traguardi per la protezione dei suoi bilanci pubblici in un colpo solo.
Ha evitato di dover fornire garanzie pubbliche per i 210 miliardi di asset russi che sarebbero stati sequestrati, togliendo così una minaccia significativa dal suo già elevato debito pubblico. Inoltre, riportando in discussione gli eurobond, i mercati potrebbero iniziare a prevedere uno spostamento di alcune voci di spesa dal bilancio nazionale a quello comunitario. Un primo segnale positivo si è visto questa mattina con la riduzione dello spread a meno di 64 punti base o 0,64%.
La diffusione degli eurobond da parte dell’UE potrebbe alleggerire il carico delle emissioni nazionali e contribuire a ridurre gli spread nei prossimi mesi e anni, a patto che si tratti di un’iniziativa concreta e non solo di un desiderio di alcuni paesi. D’altra parte, potrebbero competere con i titoli di stato nazionali, mettendo pressione sui loro rendimenti in tempi di tensione sui mercati finanziari, quando gli investitori cercano “safe asset”. I titoli emessi dalla Commissione sono attualmente considerati parzialmente sicuri a causa della loro natura temporanea.
Potenziale restringimento dello spread BTp-Bund
Questo è il motivo per cui il governo di Giorgia Meloni ha spinto per gli eurobond in UE, mentre la Germania si è mostrata contraria. Se ai mercati viene presentata la possibilità che spese come il riarmo siano coperte da debito condiviso, la pressione sui rendimenti nazionali potrebbe diminuire.
Il beneficio per paesi con un alto debito come l’Italia sarebbe significativo. Esiste la possibilità che la convergenza con i Bund continui, cancellando definitivamente la crisi iniziata nel 2009 con i salvataggi internazionali di Grecia, Irlanda, Portogallo e banche spagnole.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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