La Commissione Europea ha rilasciato un documento di 30 pagine denominato “Rafforzare il ruolo dell’euro”, che si focalizza principalmente su due aspetti: l’introduzione di un euro digitale per competere con giganti dei pagamenti internazionali quali Visa e MasterCard; e l’emissione di debito congiunto all’interno dell’UE (Unione Europea), per attrarre investimenti sicuri da tutto il mondo.
Proposta della Commissione sul debito UE
Sul tema dei pagamenti digitali abbiamo già discusso in un altro articolo. Qui ci concentreremo sulle emissioni congiunte. Queste sono già state realizzate, sebbene in quantità limitata e destinate solo a specifiche voci di bilancio: il Next Generation EU.
Questo fondo, creato nel 2020 per rispondere alla pandemia di COVID-19, sta per esaurirsi nei prossimi mesi, a meno di estensioni future. Dallo scoppio della crisi finanziaria globale nel 2008, a Bruxelles si discute di “Eurobond”, un termine che i commissari hanno evitato di usare nel rapporto per non provocare la reazione negativa dei tedeschi.
L’iniziativa della Commissione non è una novità, ma è la prima volta che viene adottata e promossa da questa: la creazione di un mercato unico per il debito dell’UE, rendendolo altamente liquido e attraente per gli investitori internazionali. Le emissioni sarebbero dedicate a progetti congiunti che presentano un valore aggiunto rispetto alle emissioni nazionali. La Commissione non propone di sostituire i debiti nazionali con un debito europeo, ciò sarebbe troppo anche per i primi sostenitori degli Eurobond. Si limita a suggerire un aumento delle emissioni UE.
Un mercato più liquido
I benefici, come spiegato, sarebbero notevoli.
I titoli del debito UE potrebbero finalmente essere considerati come “asset sicuri” e sarebbero inclusi negli indici finanziari internazionali, attrarrebbero quindi maggiori capitali. Attualmente, le emissioni comunitarie sono viste come asset sicuri solo parzialmente. Ciò è evidente dai rendimenti offerti, superiori ai Bund tedeschi. E i gestori internazionali hanno rifiutato di includerli nei loro indici, negando loro l’accesso a vasti flussi di capitali passivi. La principale ragione è stata la loro scarsa liquidità e il futuro incerto.
Differenze con le emissioni sovrane
Come funzionano le vere e proprie emissioni sovrane? Il governo emette debito per coprire i deficit fiscali e lo ripaga a scadenza con nuove emissioni. Di fatto, il debito viene continuamente rinnovato. Per l’UE, la situazione è diversa. Il debito sarà principalmente rimborsato dagli stessi stati che beneficiano dei prestiti nei prossimi decenni. Per quanto riguarda i sussidi, verranno coperti tramite specifiche entrate. Questo perché l’UE non è uno stato sovrano, ma un’unione di 27 stati indipendenti, di cui 20 condividono la stessa moneta e tutti hanno politiche fiscali autonome, sebbene coordinate.
Da cosa deriva la necessità di emettere debito UE? Dalla volontà di colmare il divario che si è allargato negli ultimi decenni con gli Stati Uniti in termini economici, tecnologici e militari. L’obiettivo sarebbe rafforzare il ruolo internazionale dell’euro per ridurre la dipendenza dal dollaro.
Per fare ciò è necessario creare un asset molto solido e liquido. Al momento, se un investitore cercasse protezione da varie tensioni, nell’UE non troverebbe opzioni adeguate. I Bund sono insufficienti e rappresentano l’unico grande mercato con rating AAA.
Esempio svizzero
Sembra che l’UE abbia finalmente compreso come porre fine alla propria marginalità. Tuttavia, pensare che il debito sia la soluzione ai propri problemi è indicativo del declino mentale dell’élite continentale, se non occidentale nel suo complesso. La Svizzera, nonostante sia piccola, è considerata da decenni un “porto sicuro” non grazie al suo indebitamento, tra i più bassi nel mondo sviluppato rispetto al PIL, ma grazie a una economia libera e meno burocratica, una tendenza alla neutralità geopolitica, stabilità dei prezzi, solida politica fiscale e coesione politica interna elevata.
Cosa manca all’UE per diventare una grande Svizzera? Molto. Ha una crescita economica lenta da anni, la più alta pressione fiscale tra le grandi economie mondiali, un debito crescente rispetto al suo PIL, elevata spesa pubblica, regolamentazione eccessiva e scarsa capacità imprenditoriale. Nel continente che ha visto nascere la rivoluzione industriale non vi è più spinta all’innovazione. I talenti fuggono principalmente verso gli Stati Uniti, quando hanno un progetto valido da realizzare. Avviare un’impresa in Europa è diventato impossibile a causa di oneri e regolamenti inesistenti nel resto del mondo. Di conseguenza, siamo all’anno zero dell’IA, mentre altrove hanno già pianificato il futuro del pianeta, anche per noi.
Debito UE, una falsa soluzione
Il debito comune sarà sufficiente a rendere l’UE un porto sicuro? Potete rispondere da soli. Bruxelles è caduta in un baratro mentale, continuando a puntare su ciò che non funziona. Il centralismo iper-burocratico ha causato un collasso economico e sociale? La soluzione per i suoi protagonisti sarebbe intensificarlo ulteriormente.
Le emissioni comunitarie andrebbero esattamente nella direzione opposta alla necessaria decentralizzazione. Il rapporto italo-tedesco sulla competitività ha colto nel segno, parlando di abbattere le barriere interne che ancora ostacolano la creazione di un vero mercato unico di beni, servizi e capitali. Ora, è necessario il coraggio di attuare queste idee.
È il Leviatano che si auto-alimenta, invocato da molti nella convinzione che risolverà i problemi che esso stesso ha creato. Lo stesso Rapporto Draghi, celebrato dai media come se fosse un’opera geniale, non fa altro che prevedere un futuro in cui il “super stato” UE investirebbe miliardi per competere con gli Stati Uniti e la Cina. Nella visione dell’ex premier e ex governatore della BCE, eccetto per gli aspetti che hanno recentemente ispirato Italia e Germania, sarebbe lo stato a fare ciò che altrove fa il mercato. Siamo all’apogeo dello statalismo e del centralismo burocratico, motivo per cui non c’è molto spazio per l’ottimismo riguardo al futuro dell’economia europea.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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