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Milei in Argentina: Perché Trump Interviene? Scopri il Legame Sorprendente!

Cosa succede nell’Argentina di Milei e perché Trump vuole dargli una mano?
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Pubblicato da Enzo Conti
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All’approccio delle elezioni legislative in Argentina, si rinnova la tensione nei mercati finanziari. Periodo critico per il presidente Milei.

Durante l’assemblea dell’ONU di martedì, si è tenuto un incontro significativo al palazzo di vetro di New York tra il presidente americano Donald Trump e il presidente argentino Javier Milei. Trump ha espressamente dichiarato la sua disponibilità ad assistere Buenos Aires, pur sostenendo che non ci sia necessità di un “bailout”, ovvero un salvataggio internazionale. Queste parole giungono dopo settimane di instabilità sui mercati finanziari, che non si registravano da tempo e sono sopraggiunte inaspettatamente.

Elezioni legislative in Argentina

Cosa sta realmente accadendo in Argentina? Il 7 settembre è stata una data cruciale, con le elezioni svoltesi nella provincia di Buenos Aires.

Il partito liberale di Milei, La Libertad Avanza, ha subito una severa sconfitta a favore della coalizione peronista. Questo avvenimento si colloca a poche settimane dalle elezioni legislative che rinnoveranno metà della Camera dei deputati e un terzo del Senato, previste per il 26 ottobre. Non vi è più chiarezza su chi emergerà vincitore.

Il partito di Milei, precedentemente considerato un outsider, ora risulta primo nei sondaggi. Tuttavia, possiede ancora pochi seggi in Congresso e il presidente necessita del supporto degli alleati di centro-destra per governare. Si sperava che le elezioni portassero a una svolta, ma ora nulla è sicuro e una vittoria peronista rimane una possibilità. Questo rappresenterebbe un duro colpo per il governo, privandolo della maggioranza necessaria per attuare le riforme economiche.

Calo di pesos e bond

Nei giorni recenti, l’Argentina ha nuovamente sentito la pressione. Il tasso di cambio ufficiale rispetto al dollaro ha perso il 10% in poche settimane, superando la soglia dei 1.400 pesos stabilita in primavera dalla banca centrale.

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Per fermare il declino, la banca centrale ha dovuto intervenire acquistando 1,1 miliardi di dollari in tre sessioni. I prezzi dei bond sono crollati e i rendimenti sono schizzati in alto. Ad esempio, il bond con scadenza in euro del 2038 (ISIN: XS2177365017) è passato da 69 a 49 centesimi, risalendo a 58 centesimi dopo le voci di un sostegno americano.

Fuga di capitali, USA in allerta

Per contenere la fuga di capitali, il segretario al Tesoro USA, Scott Bessent, ha recentemente affermato che “tutte le opzioni sono sul tavolo” per garantire la sicurezza dell’Argentina. Milei rappresenta un solido alleato per Trump e la Casa Bianca vuole prevenire disordini sui mercati finanziari in vista delle elezioni. Di recente, il governo argentino ha anche sospeso la tassa sulle esportazioni di cereali fino alla fine di ottobre, un tentativo di aumentare l’afflusso di dollari in un momento complicato.

Il cambio ufficiale si è rafforzato a 1.367 pesos, mentre quello di mercato si attesta attorno ai 1.400 pesos, con un picco di 1.520 pesos all’inizio della settimana. Anche la borsa ha mostrato segni di ripresa. Le rassicurazioni sembrano efficaci per ora, anche se il mercato rimane in attesa di vedere gli esiti delle elezioni tra un mese.

Il timore persiste che, a prescindere dall’esito, Milei possa ridurre l’ampiezza delle riforme che hanno contribuito a ridurre l’inflazione e a riequilibrare i conti pubblici negli ultimi anni. La cosiddetta “motosega” è stata fondamentale per normalizzare un’economia che stava precipitando nel baratro.

Il futuro dopo l’austerity

L’austerità ha avuto effetti positivi dal punto di vista economico, ma resta da vedere gli impatti politici. La sconfitta a Buenos Aires è dolorosa, dato che la provincia rappresenta il 40% dell’intero elettorato nazionale e, soprattutto, ha minato la convinzione che la popolarità di Milei fosse inattaccabile. In primavera, l’Argentina ha ottenuto 20 miliardi di nuovi prestiti dal Fondo Monetario Internazionale (FMI). In cambio, il governo ha liberalizzato il cambio, mantenendolo nel range di 1.000-1.400 pesos. Contrariamente alle preoccupazioni iniziali, questa mossa non ha portato a una immediata svalutazione. Anzi, il cambio è rimasto relativamente stabile, segno di fiducia nel governo, ma anche di un crescente disallineamento con il cambio “corretto”.

In agosto, l’inflazione è scesa al 33,6% annuo, il livello più basso degli ultimi sette anni. Il peso si è deprezzato, invece, “solo” del 28-29% nello stesso periodo. In termini reali, si è apprezzato. Se da un lato questo aiuta a rallentare l’inflazione, dall’altro riduce la competitività interna. Di conseguenza, c’è una crescente pressione sulle riserve valutarie, che a luglio hanno raggiunto i 32,3 miliardi di dollari, includendo anche gli aiuti del FMI e le riserve auree. Una svalutazione sembra probabile dopo le elezioni, con un possibile aumento del limite massimo del range di fluttuazione del cambio.

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La fiducia è essenziale in Argentina

Nei prossimi mesi sarà cruciale mantenere la fiducia tra consumatori, imprese, lavoratori e famiglie. In assenza, le aspettative inflazionistiche potrebbero nuovamente aumentare, portando al collasso del cambio. Dopo una fase iniziale di austerità più severa del previsto, l’Argentina di Milei affronta il momento più difficile: conservare i risultati finora ottenuti e il consenso popolare. I mercati sono spaventati dalla prospettiva di un ritorno dei peronisti al potere.

Questo scenario potrebbe essere evitato solo se i benefici percepiti delle riforme superassero i costi sociali immediati.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

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