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Inflazione alle stelle: ora colpisce anche le tasse sugli investimenti!

L’inflazione fa aumentare anche le tasse sugli investimenti
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Pubblicato da Enzo Conti
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L’impatto dell’inflazione sulla tassazione delle plusvalenze è più significativo di quanto si possa pensare.

Negli ultimi anni, l’inflazione ha ripreso a preoccupare le famiglie europee. Se prima la crescita dei prezzi al consumo manteneva ritmi moderati, il periodo post-pandemico ha visto un’accelerazione simile a quella degli anni ’80. Questo fenomeno non solo erode il potere d’acquisto dei consumatori, ma si rivela devastante anche per gli investitori, come vedremo con un esempio legato alla tassazione delle plusvalenze.

Il legame tra tassazione delle plusvalenze e inflazione

In periodi di inflazione, si consiglia spesso di investire in azioni, ritenute capaci di preservare il valore del capitale meglio di altre categorie d’investimento, come i titoli di stato a rendimento fisso, a meno che questi ultimi non siano indicizzati. Tuttavia, molti si chiedono se davvero l’inflazione non influenzi ogni tipo di investimento.

Consideriamo il caso di Mario Rossi, che oggi vende 1.000 azioni Snam a 6,19 euro ciascuna, acquistate nell’estate del 2016 a 4,29 euro. Ciò gli frutta una plusvalenza di 1.900 euro (1,90 euro x 1.000), su cui si applica una tassazione del 26%, ovvero 494 euro. Molti potrebbero pensare che questa aliquota sia inferiore rispetto a quelle applicate sui redditi da lavoro, che possono raggiungere il 43%. Tuttavia, spesso si trascura l’effetto dell’inflazione.

Da quando Rossi ha acquistato le azioni, i prezzi al consumo in Italia sono cresciuti del 25% (24,8% tra luglio 2016 e giugno 2026). Questo significa che il valore delle plusvalenze su cui calcoliamo le tasse non è quello che sembra. Stiamo presupponendo che 4,29 euro del 2016 siano equivalenti ai 4,29 euro attuali, ma non è così.

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Se aggiustiamo per l’inflazione, il prezzo di acquisto diventa 5,35 euro oggi. Quindi, le nostre plusvalenze reali sono minori: (6,19 – 5,35) x 1.000 = 840 euro. Applicando l’aliquota del 26%, si ottiene un’imposta di 218,40 euro. Questo sarebbe il dovuto se lo Stato considerasse la perdita di potere d’acquisto del nostro capitale.

Esempio del Regno Unito negli anni ’80

Il risparmio fiscale sarebbe del 56% (494 – 218,40) / 494. Nell’esempio specifico, le azioni Snam sono cresciute del 44% contro un’inflazione del 25%. La maggior parte dell’aumento del prezzo ha solo compensato l’inflazione. Sarebbe più logico che lo Stato tassasse l’investitore solo sull’incremento reale di ricchezza. Questo non è un concetto teorico: il Regno Unito di Margaret Thatcher negli anni ’80 introdusse la “indexation allowance”, che rimase fino al 1998 e fu definitivamente abolita nel 2008.

Plusvalenze e inflazione: il caso Snam

Un altro esempio mostra quanto possa essere dannosa la mancata considerazione dell’inflazione nella tassazione delle plusvalenze. Supponiamo che Mario Rossi abbia acquistato azioni Snam nel maggio 2022 a un prezzo medio di 5,48 euro. Rivendendole oggi, realizza un guadagno di 71 centesimi per azione (13%), per un totale di 710 euro su 1.000 azioni. Dovrebbe pagare il 26% di 710 euro, cioè 184,60 euro. Peccato che l’inflazione nello stesso periodo sia stata del 13%.

Se considerassimo l’inflazione, il suo costo fiscale equivalerebbe al prezzo di rivendita di 6,19 euro, il che significa che l’investitore non dovrebbe pagare nulla.

La tassazione delle plusvalenze è ancora un tabù politico

Pochi governi scelgono di indicizzare i “capital gains” all’inflazione, principalmente per aumentare le entrate statali. Inoltre, i politici trovano difficoltà a spiegare ai propri elettori le misure a favore degli investitori, spesso visti come “speculatori” o persone che vogliono “vivere di rendita”. Non comprendiamo che l’inflazione è un peso che colpisce tutti, indipendentemente dai mercati finanziari. Per esempio, chi vende una proprietà immobiliare entro cinque anni dall’acquisto deve pagare il 26% sulla differenza di prezzo, che oggi, con l’impennata dei prezzi al consumo, potrebbe non corrispondere a un reale incremento di valore.

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giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

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