È un vero e proprio assedio immobiliare. Comuni, Regioni, Stato e persino l’Unione Europea stanno intensificando la regolamentazione degli affitti a breve termine. Il motivo è lo stesso a tutti i livelli amministrativi: c’è un eccesso di alloggi offerti ai turisti e troppo pochi disponibili per le famiglie, causando un aumento dei prezzi che rende difficile acquistare o affittare una casa.
Restrizioni agli affitti a breve termine: una tendenza diffusa
In Italia, la tensione è palpabile tra il governo centrale e le amministrazioni locali. Il governo aveva già imposto alcune restrizioni agli affitti a breve termine, come l’introduzione di un codice nazionale e un aumento dell’imposta sulle locazioni dal 21% al 26% a partire dal secondo immobile locato dallo stesso proprietario.
Ultimamente, però, sono soprattutto le città e le regioni italiane a cercare di rendere sempre più difficile la vita a chi desidera guadagnare qualcosa affittando una seconda casa.
Per esempio, la Regione Toscana ha deciso di trattare gli immobili destinati agli affitti a breve termine come se fossero strutture alberghiere, sottoponendoli a rigidi controlli burocratici. Il governo aveva impugnato la legge regionale n.61/2024, ma la Corte Costituzionale ha dato ragione al Palazzo Strozzi Sacrati. Anche il capoluogo toscano ha approvato un regolamento che impedisce l’apertura di nuove attività simili nel suo centro storico Unesco.
L’Emilia-Romagna, nota regione turistica, richiede una comunicazione preventiva e un cambio di destinazione d’uso prima che un immobile possa essere pubblicizzato online per affitti a breve termine. Questa regolazione è particolarmente severa, poiché limita la possibilità di vendere successivamente l’immobile per scopi residenziali.
Recentemente anche la Regione Puglia ha proposto limitazioni al numero di immobili destinati agli affitti a breve termine nelle zone ad alta densità turistica, dove vi è una carenza di offerta abitativa per i residenti.
Limiti ai pernottamenti proposti dall’UE
In aggiunta, la Commissione europea ha annunciato che presto presenterà una proposta per limitare gli affitti a breve termine, inclusa l’imposizione di un limite al numero di pernottamenti consentiti. Questo concetto è già stato adottato dalla Capitale italiana, che si propone di stabilire un massimo di notti all’anno per immobile, oltre a incrementare l’IMU sugli immobili utilizzati per il turismo. Bruxelles riconosce i benefici che il mercato delle locazioni turistiche può portare, come il sostegno agli investimenti immobiliari, l’aumento dell’offerta ricettiva e la creazione di un reddito aggiuntivo per i proprietari.
Tuttavia, evidenzia anche che in alcune zone, gli immobili destinati agli affitti a breve termine possono rappresentare fino al 20% del totale, diminuendo le opportunità abitative per i residenti. Nonostante il principio di sussidiarietà – la questione non rientra tra le competenze dirette dell’UE – la Commissione ritiene essenziale intervenire anche a livello sovranazionale. Così, si intensifica la pressione sugli affitti a breve termine attraverso regolamenti sempre più rigidi, sia autorizzativi che burocratici e fiscali.
Le amministrazioni scaricano le responsabilità dei loro insuccessi
Le amministrazioni pubbliche cercano di far ricadere sui privati il costo dei loro fallimenti in termini di politiche sociali e abitative.
Ci sono molte famiglie che sono effettivamente escluse dal mercato immobiliare. Prendiamo ad esempio una città prospera come Milano, dove i prezzi delle case sono diventati inaccessibili per la classe media, costretta a spostarsi sempre più verso la periferia. Questo fenomeno di gentrification è il risultato di decisioni urbanistiche specifiche.
Anche a Milano, tuttavia, non mancano le case. Ci sarebbero almeno 100.000 appartamenti sfitti, mentre molti giovani e meno giovani faticano a trovare anche solo pochi metri quadrati per studiare o lavorare. Il paradosso è che affittare un immobile è diventato un rischio enorme per i proprietari. In caso di morosità dell’inquilino, lo stato italiano pretende comunque il pagamento degli affitti (mai incassati) ed è molto lento nel garantire la restituzione dell’immobile. Lo sfratto può richiedere anni.
Limitazioni agli affitti a breve termine: un ritorno al turismo esclusivo
I diritti di proprietà sono stati sotto attacco per molto tempo, sia in Italia che nel resto d’Europa. Quando i governi falliscono nel garantire la distribuzione del benessere, trovano facile attribuire la colpa agli “speculatori” di turno, sia che si tratti di gestori di stazioni di servizio o di chi ha acquistato casa con sacrifici. Le restrizioni agli affitti a breve termine non sono correlate alla protezione della popolazione residente nelle zone turistiche. È piuttosto una risposta populista a un problema reale, spesso aggravato da altre restrizioni imposte dalle amministrazioni con la scusa della tutela ambientale e della conservazione del paesaggio.
Il risultato di questa deriva ideologica europea sarà la limitazione dell’offerta immobiliare per i turisti, l’aumento dei prezzi negli alberghi e un ritorno a un’epoca in cui le vacanze non erano alla portata di tutti. Chi approva questi limiti, magari invidioso del vicino che guadagna qualche euro dagli affitti a breve termine, potrebbe presto ritrovarsi a dover sopportare la vista del proprio vicino anche durante le vacanze, trascorse in casa per mancanza di risorse.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



