Il periodo dei doni è un doppio taglio per i venditori. Se da un lato le vendite aumentano significativamente durante le festività di fine anno, dall’altro il Natale porta con sé un’ondata di resi che rappresenta un grave problema per l’intera catena di distribuzione. Chi non ha mai avuto l’esperienza di ricevere un regalo non gradito, superfluo o già posseduto? Non tutti gli amici o i familiari sono a conoscenza delle nostre preferenze. Molti acquisti sembrano guidati più dalla tradizione che da una scelta ponderata, come il classico caso dei calzini regalati ai nipoti. I dati sono sorprendenti: tra il 20% e il 30% dei regali materiali viene restituito, con una percentuale che arriva al 35-40% per gli acquisti effettuati tramite e-commerce.
Motivazioni principali dei resi natalizi
Le ragioni principali dei resi durante il periodo natalizio includono prodotti che non corrispondono alle aspettative, spesso diversi dalle immagini mostrate online. Questa problematica è particolarmente rilevante per gli acquisti su internet. Problemi di taglia o di vestibilità sono comuni, così come la ricezione di articoli difettosi o malfunzionanti. Non mancano poi coloro che riconoscono di aver cambiato idea, forse dopo un acquisto impulsivo. Per quanto riguarda i regali, questi semplicemente potrebbero non piacere al destinatario. Alcune consegne possono anche arrivare in ritardo, rendendosi inutili per il cliente, un fenomeno che si verifica spesso durante le festività a causa dell’aumento del traffico di consegne. Inoltre, è usanza per alcuni clienti acquistare più versioni dello stesso prodotto (diverse taglie, colori o modelli) per poi scegliere il più adatto e restituire gli altri.
Le categorie di prodotti più soggette a resi sono:
- abbigliamento e calzature, che rappresentano il 40-50% di tutti i resi online (con un tasso di reso del 30-40% per l’abbigliamento e del 25-30% per le calzature)
- elettronica di consumo, che si attesta tra l’8-15% (con un alto valore unitario)
- cosmetici e profumeria
- giocattoli
- articoli per la casa, arredamento e piccoli elettrodomestici
Costi elevati per l’intera filiera
Il valore complessivo dei resi durante il periodo natalizio è stimato tra i 7 e i 9 miliardi di euro ogni anno.
Questa cifra supera persino i resi post-Black Friday e quelli dei saldi di fine stagione. Sebbene spesso si parli di regali riciclati come di un’opportunità, in realtà questo fenomeno è molto dannoso per l’economia. Il costo di un prodotto restituito per il negozio può variare tra il 20% e il 65% del suo valore originale. Il prodotto deve essere riportato indietro, innescando il processo di “logistica inversa”. Deve essere ricondizionato e non può essere venduto come nuovo a prezzo pieno.
Si stima che fino a un quarto dei prodotti resi non venga rimesso in vendita, ma piuttosto svenduto, smaltito o venduto come parte di stock. Questo genera diseconomie temute dai rivenditori, in quanto riduce i margini di profitto, già minimi a causa delle promozioni durante le festività. Con la logistica inversa, il prodotto deve fare il percorso inverso, tornando dal negozio al magazzino. Tra il 27 dicembre e il 15 gennaio, i volumi di reso possono quadruplicare rispetto alla media mensile.
Strategie dei rivenditori: il cambio merce
La grande distribuzione è costretta a gestire magazzini pieni, con l’allungamento dei tempi operativi e l’aumento dei costi. Molti negozi cercano di ridurre il rischio di resi adottando politiche restrittive sui tempi di reso o accettando solo il cambio merce. Altri sperano semplicemente che il cliente desista dal fare il reso.
Il cambio merce, una soluzione nata dalla necessità, prevede di offrire al cliente insoddisfatto non un rimborso in denaro, ma un buono dello stesso valore. Questo stratagemma non solo evita una perdita diretta, ma può anche spostare la sostituzione effettiva a settimane o mesi dopo, oltre a fidelizzare il cliente. Tuttavia, l’aspetto più rilevante è che il cliente che opta per il cambio merce tende a spendere di più, nel 60% dei casi, rispetto al valore dell’articolo originale.
Impatto macroeconomico dei resi natalizi
I resi post-Natale non rappresentano solo un costo per la filiera commerciale, ma hanno anche un impatto macroeconomico. Producendo costi ambientali, si traducono in migliaia di chilometri in più percorsi per il trasporto delle merci, aumento dei costi di trasporto e maggiore traffico sulle strade, con conseguente aumento delle emissioni di CO2 di milioni di tonnellate all’anno. Per questo motivo, alcune grandi catene scelgono di rimborsare il cliente senza richiedere la restituzione della merce, poiché il beneficio sarebbe inferiore al costo. Altre indicano al cliente un negozio vicino dove effettuare il cambio o la restituzione.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



