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OPAS Monte Paschi chiude oggi: adesioni al 46% in Mediobanca, scopri i prossimi passi!

OPAS Monte Paschi, adesioni in Mediobanca al 46% e oggi si chiude: ecco i prossimi passi
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Pubblicato da Enzo Conti
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Si conclude oggi l’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPAS) lanciata da Monte Paschi sulle azioni di Mediobanca.

Oggi è l’ultima occasione per partecipare all’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPAS) avviata da Monte Paschi per le azioni di Mediobanca. È importante notare che le azioni acquistate il venerdì 5 settembre e quelle comprate oggi non possono essere utilizzate per questa offerta. Alla fine della scorsa settimana, il tasso di adesione è aumentato al 45,8%. La famiglia Doris ha anche ceduto il suo intero pacchetto azionario, che rappresenta lo 0,96% del capitale. Durante l’estate, la famiglia aveva venduto il 3,5% posseduto attraverso Mediolanum, contribuendo significativamente alla dissoluzione del patto consultivo.

Potenziale estensione dei termini per l’OPAS di Monte Paschi

Sarà chiaro solo al termine della giornata odierna quale percentuale di adesione è stata raggiunta dall’OPAS di Monte Paschi. Senza ottenere la maggioranza assoluta del capitale, il controllo rimarrà de facto e non de iure. Questo impedirebbe a Siena di beneficiare dei crediti fiscali (deferred tax assets), che sono stimati a 2,9 miliardi di euro in cinque anni.

Per questo motivo, è probabile che l’ente guidato da Luigi Lovaglio annunci un’estensione del periodo per le adesioni tra il 16 e il 22 settembre.

Si ricorda che il 28 ottobre si terrà l’assemblea dei soci di Mediobanca, dove dovranno essere approvati i conti del primo semestre. Se entro quella data Monte Paschi avrà ottenuto la maggioranza assoluta del capitale grazie all’OPAS, il consiglio di amministrazione si dimetterà. Per l’attuale CEO Alberto Nagel, gli eventi degli ultimi mesi rappresentano una dura e inaspettata sconfitta. La defezione dei soci storici dal patto, il fallimento dell’OPA su Banca Generali e ora l’impennata delle adesioni all’OPAS di Monte Paschi dopo la sua revisione.

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Aumento dell’offerta su azioni Mediobanca e forte incremento delle adesioni

Questo è stato annunciato la settimana scorsa e include un pagamento di 0,90 euro per ogni azione portata in adesione, oltre al cambio confermato di 2,533 azioni Monte Paschi. Se fino al giorno precedente l’OPA era a uno sconto del 3,7%, ora si presenta con un premio di quasi mezzo punto percentuale. Questo ha spinto molte adesioni, oltre al desiderio di diversi soci, grandi e piccoli, di non opporsi a un’operazione che sembra essere ben vista, se non orchestrata, dal governo Meloni.

Le speculazioni sono già iniziate su chi guiderà la nuova Mediobanca. Tra i candidati per sostituire Nagel ci sono Marco Morelli e Fabrizio Palermo, rispettivamente presidente di BNP Paribas Asset Management e CEO di Acea. Per la presidenza si considerano Vittorio Grilli, ex ministro dell’Economia nel governo Monti, e Luigi de Vecchi, CEO di Citi.

Assalto all’ex salotto buono d’Italia

L’OPAS di Monte Paschi sulle azioni Mediobanca rappresenta un evento fino a poco tempo fa inimmaginabile. Piazzetta Cuccia è stata, dal secondo dopoguerra, il “salotto buono” del sistema bancario-industriale italiano. Nonostante abbia perso questa sua caratteristica distintiva, nessuno aveva mai osato profanarla. Negli ultimi anni, i soci Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, e Francesco Gaetano Caltagirone hanno tentato di ribaltare i rapporti di forza nel consiglio di amministrazione senza successo. Nonostante detenessero complessivamente quasi il 30% del capitale, non avevano né la presidenza né l’amministratore delegato.

Ora che l’OPAS di Monte Paschi è vicina alla conclusione positiva, si mormora che alcuni soci critichino Nagel per la sua estrema chiusura verso la famiglia Del Vecchio e Caltagirone. Se solo fossero stati coinvolti nelle nomine – ipotizzano – oggi l’assalto non sarebbe avvenuto. L’obiettivo finale dei due è ottenere il controllo di Generali, compagnia di cui Mediobanca detiene il 13,20%. Un altro 17% è posseduto direttamente dai due. Il Leone di Trieste passerà quindi sotto il controllo di Siena, dove il Tesoro mantiene ancora l’11,7% e che vede con favore la protezione dell’asset dal tentativo del CEO Philippe Donnet di trasferire i risparmi in Francia.

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L’OPAS Monte Paschi legata al caso Natixis

È stata l’operazione Natixis a gennaio a scatenare la situazione. Il governo aveva assistito con sgomento, solo pochi giorni prima, all’annuncio della joint venture con Trieste per la gestione condivisa di asset per 1.900 miliardi, di cui circa 650 miliardi provenienti dalla compagnia italiana. Questo aveva alimentato la preoccupazione che i risparmi nazionali potessero finire all’estero. Le nomine senza la presenza di italiani ai vertici avrebbero confermato questo timore. Da qui il forte supporto dietro le quinte al duo Caltagirone-Delfin con l’OPA, poi trasformata in OPAS, di Monte Paschi su Mediobanca e, indirettamente, su Generali.

 

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