Da oggi fino al lunedì 22 settembre, si riapre l’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPAS) inizialmente proposta da Monte Paschi di Siena per le azioni di Mediobanca. L’offerta si era conclusa l’8 settembre con una partecipazione del 62,2951%. È probabile che questa cifra aumenti, superando i due terzi del capitale, che è il vero obiettivo della direzione di Luigi Lovaglio. Al momento, il Ministero del Tesoro possiede una quota dell’11,7% in Monte Paschi, ma questa percentuale è già diminuita al 5,8% a seguito dell’OPAS e potrebbe diminuire ancora con nuove adesioni.
Il Tesoro perde la maggioranza in Monte Paschi
Attualmente, i maggiori azionisti di Monte Paschi sono entità private.
La holding Delfin, di proprietà della famiglia Del Vecchio, ha acquisito una quota del 21%, mentre l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone detiene il 13%. Questo aumento è dovuto al fatto che erano già azionisti di Mediobanca con rispettive quote del 20% e del 10%. Attraverso l’OPAS, hanno ottenuto ulteriori 2,533 azioni di Monte Paschi per ogni azione offerta.
La strada verso la completa privatizzazione
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha recentemente ribadito che il Tesoro non controlla più Monte Paschi. Questa dichiarazione arriva in seguito a voci secondo cui lo stato italiano si libererà completamente del suo capitale nella banca entro fine anno prossimo. Dopo la fusione formale con Mediobanca, la partecipazione statale non avrebbe più alcun senso. Inoltre, esiste un impegno preso con l’Unione Europea, che richiedeva la cessione del controllo entro il 2024, cosa che è stata realizzata con la riduzione della quota del Tesoro al di sotto del 20%.
La quota residua non sarebbe più sufficiente per controllare la banca da sola. Tuttavia, il processo di risanamento è stato completato e, dopo la nazionalizzazione del 2017, è tempo di procedere con una totale privatizzazione.
Forza Italia spinge in questa direzione, temendo che lo stato possa nuovamente assumere un ruolo di gestore bancario, alterando il mercato. La recente OPAS, sostenuta dal governo Meloni, ha già sollevato numerose critiche.
Costi del salvataggio e proventi dalla privatizzazione
Il disimpegno del Tesoro da Monte Paschi compenserà le perdite subite dai contribuenti a seguito del salvataggio del decennio scorso? Nel 2017, furono iniettati 5,4 miliardi di euro, di cui 1,6 miliardi per compensare gli obbligazionisti subordinati. Alcuni calcolano anche i 4 miliardi dei bond Tre-Monti, ma questi furono restituiti integralmente dalla banca con interessi. Nell’autunno del 2022, il Tesoro partecipò a una ricapitalizzazione con 1,6 miliardi. L’uscita dal capitale iniziò nel novembre 2023 con la vendita di una prima quota del 25%, dalla quale lo stato incassò 920 milioni. Nel marzo dello scorso anno, una seconda quota del 12,5% fu venduta per 650 milioni.
Infine, nel novembre dello scorso anno, il Tesoro vendette un ulteriore 15% di Monte Paschi, incassando 1,1 miliardi. In quella occasione, entrarono nel capitale soci come Delfin, Caltagirone e Banco BPM/Anima. Questa operazione fu oggetto di critiche severe per le modalità adottate e risultò in un’indagine giudiziaria a seguito di una denuncia di Mediobanca. In totale, quindi, lo stato ha recuperato circa 2,6 miliardi, molto meno dei 7 miliardi spesi per stabilizzare Rocca Salimbeni.
Il Tesoro continua a registrare perdite su Monte Paschi
Tuttavia, resta ancora una quota da vendere sul mercato. Ai prezzi attuali di borsa, lo stato potrebbe incassare altri circa 1,6 miliardi. Se il valore di Monte Paschi-Mediobanca dovesse aumentare ulteriormente prima della vendita, il Tesoro potrebbe guadagnare ancor più dalla cessione del capitale. E in una banca ora prevalentemente in mani private, acquisire anche una quota del 4-5% sarebbe significativo per la governance. È quasi impossibile, comunque, che lo stato riesca a recuperare completamente i 7 miliardi spesi. Ad oggi, i conti mostrerebbero ancora una perdita di almeno 2,7 miliardi.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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