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Unicredit vs Commerzbank: Orcel sfida Berlino, occhi puntati su Palazzo Chigi!

Unicredit-Commerzbank, Orcel guarda a Palazzo Chigi nello scontro con Berlino
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Pubblicato da Enzo Conti
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Unicredit ha avviato l’OPS su Commerzbank e ora conta sul supporto del governo italiano per persuadere Berlino a accogliere l’offerta.

Andrea Orcel ha informato in anticipo il governo italiano riguardo all’imminente Offerta Pubblica di Scambio (OPS) di Unicredit su Commerzbank, un gesto di cortesia che potrebbe rivelarsi cruciale nella complessa situazione che vede fronteggiarsi il dirigente e il governo del cancelliere Friedrich Merz, oltre ai vertici della banca di Francoforte. La CEO Bettina Orlopp ha inizialmente risposto con termini molto duri, descrivendo la mossa come “un ulteriore passo nell’impudenza”, sebbene successivamente abbia moderato la sua posizione chiedendo una proposta che favorisca gli azionisti, pur notando che fino a ora tale proposta non è stata presentata.

L’OPS di Unicredit ora con sconto

Dal governo tedesco sono emerse espressioni negative, ma senza una chiusura definitiva, più per una questione di forma che di sostanza.

Come ha ammesso lo stesso Merz, è compito della vigilanza europea (BCE) prendere una decisione sulle autorizzazioni necessarie. Intanto, questa mattina il valore delle azioni di Unicredit è cresciuto a Piazza Affari, raggiungendo i 64,81 euro, con un incremento di oltre il 2% rispetto all’ultima sessione prima dell’OPS. Anche Commerzbank ha registrato un’ottima performance, con le sue azioni che a Francoforte hanno raggiunto i 32,91 euro, marcando un aumento del 11,2% rispetto a venerdì scorso.

Di conseguenza, l’OPS di Unicredit si è trasformata in un’offerta con uno sconto del 4,5% rispetto al prezzo di mercato di Commerzbank. Prima dell’annuncio, l’offerta prevedeva un premio del 4%. In altre parole, il mercato ora richiede a Orcel di aumentare l’offerta, cosa che ha già considerato nelle ultime ore. Di conseguenza, il valore delle azioni di Commerzbank ha toccato quasi i 34,50 euro. Nei prossimi giorni si vedrà se le condizioni miglioreranno e in che modo, ossia se includendo una componente in contanti (come accaduto lo scorso estate con Monte Paschi e Mediobanca) o aumentando il rapporto di cambio dalle 0,485 nuove azioni proposte per ogni azione di Commerzbank.

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Orcel assicura che non ci sarà controllo totale

Per placare le preoccupazioni dell’establishment tedesco, che si è mostrato molto difensivo riguardo all’OPS, Unicredit ha chiarito attraverso il suo CEO che non mira a ottenere il controllo completo. L’obiettivo sarebbe piuttosto quello di aumentare la propria partecipazione al 50% dal 30% attuale, composto da una quota del 26% e strumenti derivati per un ulteriore 4%. Attualmente, l’istituto italiano è già il maggiore azionista, seguito da una partecipazione statale tedesca poco superiore al 12%. In pratica, il controllo sarebbe quasi un fatto compiuto.

Si ritorna quindi al punto di partenza: Unicredit si rivolge al governo di Palazzo Chigi sperando che la premier Giorgia Meloni possa fungere da intermediaria per convincere il suo omologo tedesco. Il rapporto con Merz è migliorato negli ultimi mesi, tanto che a febbraio si sono incontrati a Roma per discutere una proposta comune a vantaggio della competitività europea, convocando anche un vertice specifico in Belgio. Tuttavia, anche in quell’occasione il cancelliere tedesco ha espresso la sua contrarietà all’acquisizione di Commerzbank, sottolineando la necessità per la Germania di mantenere una grande banca commerciale di proprietà nazionale.

L’unione bancaria rimane un’utopia

La tanto decantata unione bancaria, pur essendo un argomento ricorrente nei discorsi, si scontra con la realtà dei fatti. La ragione è semplice: nessuno Stato desidera rischiare di vedere i risparmi dei propri cittadini trasferirsi all’estero.

La preoccupazione è che una banca possa destinare i fondi dei clienti dove ha maggiore dimestichezza, ovvero nei territori dove, per ragioni di nazionalità, conosce meglio il contesto imprenditoriale e sociale. Senza considerare le possibili pressioni politiche per indirizzare la liquidità verso specifiche aree piuttosto che altre.

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Orcel ha avuto un rapporto altalenante con il governo Meloni. Nel 2025, fu proprio il decreto sulla “golden power” a bloccare il tentativo di Unicredit di acquisire Banco BPM. Il manager si rivolse al TAR del Lazio, vincendo parzialmente la causa. Tuttavia, dovette arrendersi di fronte al rifiuto del governo, che definì la sua banca come di proprietà straniera. Questo rappresenterà un serio ostacolo nelle negoziazioni tra Italia e Germania, consentendo a Merz di sottolineare a Meloni che non può accettare ciò che lei stessa ha rifiutato in una situazione interna.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

 

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