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Orcel e la nuova strategia su Commerzbank: il ruolo cruciale del governo italiano!

Orcel dovrà cambiare strategia su Commerzbank e avrà ancora bisogno del governo italiano
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Pubblicato da Enzo Conti
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Unicredit necessita di una nuova strategia su Commerzbank se il CEO Andrea Orcel desidera assumere il controllo della banca tedesca.

La proposta di Offerta Pubblica di Scambio di Unicredit per gli azionisti di Banco BPM è stata ritirata. Poco prima della scadenza, il CEO Andrea Orcel ha annunciato il ritiro dell’offerta, dopo che la CONSOB aveva approvato un ulteriore rinvio di 30 giorni lavorativi. I tempi di attesa si sarebbero allungati significativamente per consentire al governo di modificare il decreto sul “golden power” in conformità con le direttive dell’autorità di vigilanza europea. Dalle parole del manager, sembra che non ci sarà una nuova proposta. Di conseguenza, l’attenzione si sposta verso la Germania, dove Unicredit sta cercando di acquisire il controllo di un’altra banca: Commerzbank.

Orcel si prepara per la Germania

La situazione in Germania non è meno complicata. Se possibile, è persino più difficile per Unicredit. Il governo di Friedrich Merz si è espresso nettamente contro l’acquisto di azioni della filiale da parte di Unicredit. Durante una conferenza stampa prima delle vacanze estive, il cancelliere ha descritto come “ostile” l’entrata della banca italiana nel mercato. Orcel ha risposto che l’operazione sarebbe guidata da una “visione industriale” e che l’integrazione creerebbe un ente con meno del 10% del mercato bancario tedesco. Nonostante ciò, ha osservato che l’Antitrust tedesco ha già dato il suo benestare.

Unicredit possiede attualmente una quota del 20% in Commerzbank, avendo convertito strumenti derivati che rappresentano il 10% del capitale. Dispone anche dell’autorizzazione della Banca Centrale Europea per aumentare tale quota fino al 29,9%. Nei giorni scorsi è stato rivelato che Orcel prevede di procedere con la conversione degli altri strumenti derivati in suo possesso. In pratica, è già il maggiore azionista, superando significativamente il governo federale, che detiene il 12,11%. Tuttavia, il controllo effettivo ancora non c’è.

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È necessario ottenere il sostegno di una solida base di azionisti privati. È ovvio che nessun investitore istituzionale si schiererebbe con Unicredit contro il governo tedesco.

Accordo necessario con il governo Meloni

Per questo, il controllo di Commerzbank dovrà inevitabilmente passare attraverso il lancio di un’Offerta Pubblica di Acquisto o di Scambio sul rimanente 70% del capitale. Un’operazione che, ai prezzi attuali di mercato, costerebbe non meno di 24 miliardi. Ma il principale ostacolo rimane politico. È impensabile che azionisti come BlackRock (4,9%) o Citigroup (0,45%) vendano le loro quote sapendo che l’operazione è malvista dallo stato. Gli azionisti privati non istituzionali rappresentano il 23% del capitale. In sostanza, senza un accordo con il governo Merz, Unicredit dovrebbe sperare di ottenere quasi il 100% delle adesioni da parte loro.

Ora che l’affare Banco BPM è definitivamente tramontato, Orcel non può permettersi un fallimento anche in Germania. Deve modificare la sua strategia. I toni utilizzati negli ultimi mesi non sono adeguati. Che piaccia o no, le banche sono sempre una questione di stato. Ovunque. È impensabile procedere senza l’approvazione del governo. Per raggiungere un’intesa con Merz, Orcel avrà bisogno più che mai del supporto della premier Giorgia Meloni. La soluzione dovrà necessariamente essere politica, e non è garantito che ciò avvenga. Il cancelliere potrebbe comunicare alla collega di non essere disposto a cedere il controllo a una banca straniera dell’unico istituto commerciale ancora considerato made in Germany.

Commerzbank, un altro capitolo difficile per Unicredit

Anche se i rapporti tra Orcel e Meloni non sono dei migliori, a causa del “golden power”, il manager dovrà cercare altre vie. Senza le complicazioni italiane, la Germania difficilmente aprirà le porte a Commerzbank. Non è una situazione semplice per lui, anche dopo la revisione al rialzo dell’utile netto previsto per il 2025 a 10,5 miliardi. Se anche il progetto tedesco dovesse fallire, gli resterà di esplorare altre possibilità in Italia. Attualmente detiene già il 6,59% di Generali, le cui azioni, forse non casualmente, ieri hanno registrato un rialzo a Piazza Affari. Tuttavia, anche in questo caso, sarebbe saggio consultarsi prima con il governo Meloni. Monte Paschi, di cui il Tesoro è il principale azionista, dopo l’OPS su Mediobanca, potrebbe trovarsi a controllare la compagnia entro pochi mesi.

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