Unicredit ha recentemente reso noto di aver avviato un’Offerta Pubblica di Scambio (OPS) per acquisire ulteriori quote di Commerzbank, di cui possiede già una percentuale del 26% estendibile al 29,9% attraverso derivati. La formula proposta dalla banca italiana prevede un rapporto di scambio di 0,485 nuove azioni Unicredit per ogni azione di Commerzbank portata all’adesione. Al termine delle contrattazioni di venerdì, i prezzi delle azioni erano fissati rispettivamente a 63,50 euro per Unicredit e 29,59 euro per Commerzbank, risultando così in un premio del 4% rispetto ai valori di mercato precedenti all’annuncio, con una valutazione della banca tedesca pari a 36,6 miliardi di euro. In caso di adesione totale, Unicredit potrebbe arrivare a spendere fino a 25,6 miliardi di euro, scenario però considerato poco probabile.
La politica dietro l’OPS di Unicredit su Commerzbank
Il Consiglio di Amministrazione di Unicredit, che si riunirà a Piazza Gae Aulenti entro il 4 maggio, discuterà dell’operazione che sta già catturando l’attenzione degli ambienti finanziari europei, vista la sua importanza e la forte resistenza finora manifestata dall’establishment tedesco. Il governo tedesco, che detiene ancora più del 12% di Commerzbank, ha già dichiarato in passato di non voler vedere la banca in mani italiane e di non avere intenzione di vendere la sua quota residua.
La potenziale OPA di Unicredit aveva spinto Commerzbank a lanciare un programma di buyback per evitare che la quota italiana superasse il 30%, soglia oltre la quale la legislazione tedesca (e anche quella italiana) obbliga a lanciare un’offerta per tutte le azioni rimanenti. A quel punto, Andrea Orcel, avrebbe dovuto scegliere se vendere parte del pacchetto azionario accumulato o procedere con l’offerta.
Ha optato per quest’ultima opzione.
L’ostacolo alla unione bancaria
L’OPS di Unicredit su Commerzbank trasforma una questione finanziaria in un vero e proprio caso politico. Cosa deciderà il cancelliere Friedrich Merz? Anche durante la sua visita a Roma, dove ha incontrato la premier Giorgia Meloni per discutere di un piano europeo sulla competitività, Merz ha ribadito la sua opposizione all’integrazione bancaria. Anche Bruxelles sta monitorando attentamente la situazione, dato che il successo dell’operazione potrebbe spianare la strada alla tanto agognata unione bancaria, a lungo perseguita a parole ma ostacolata nei fatti dai singoli stati membri.
Non sorprende quindi che la Commissione europea sia favorevole all’integrazione, sperando di promuovere il più ampio tema del mercato dei capitali. Tuttavia, gli interessi nazionali sono sempre dietro l’angolo. Il settore bancario europeo rimane fortemente frammentato e nessun governo è disposto a rischiare che i risparmi dei propri cittadini vengano utilizzati per finanziare investimenti in altre economie del continente. Questa stessa logica ha guidato il governo di Meloni a sostenere l’acquisizione di Mediobanca da parte di Monte Paschi, per prevenire che Generali, controllata da quest’ultima, realizzasse una joint venture con la francese Natixis per la gestione del risparmio. In gioco c’erano 650 miliardi di euro di risparmi italiani, che Roma temeva potessero finire in Francia.
L’accordo, firmato nel gennaio 2025, è stato annullato alla fine dello stesso anno.
Risposta del mercato
L’OPS di Unicredit su Commerzbank potrebbe rafforzare la presenza dell’istituto italiano in Germania, dove già dal principio del nuovo millennio controlla HVB. L’apertura dei mercati di oggi ha visto un calo per Unicredit di -0,66%, più marcato rispetto al -0,12% dell’indice FTSE MIB. Al contrario, le azioni di Commerzbank hanno aperto con un rialzo del +3,41%, ben superiore al +0,11% del DAX 30. Sarà interessante osservare le reazioni degli investitori nei primi giorni successivi all’annuncio, per valutare se considerano adeguati i termini dell’offerta. E chissà se, forse già nelle prossime ore, Merz, approfittando di un dialogo sulla situazione in Iran, non prenda l’iniziativa di contattare Palazzo Chigi.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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