Accoglienza » News » Orcel e il Risiko Bancario: Scopri Come il CEO di UniCredit Potrebbe Rivoluzionare Intesa e BPM!

Orcel e il Risiko Bancario: Scopri Come il CEO di UniCredit Potrebbe Rivoluzionare Intesa e BPM!

L’ombra di Orcel sul risiko: come il capo di UniCredit può far saltare i piani di Intesa e BPM
News
Foto dell'autore
Pubblicato da Enzo Conti
Aggiornato il :
Il settore bancario continua a essere influenzato da Andrea Orcel, l’elusivo CEO di Unicredit che attualmente è impegnato in Germania.

Mentre l’attenzione del mercato si focalizza su Siena per comprendere le prossime mosse di Monte Paschi in risposta alle recenti proposte di Banco BPM e Intesa Sanpaolo, si tende a trascurare un’altra figura chiave del panorama bancario italiano, noto per il suo temperamento energico e combattivo: Andrea Orcel, CEO di Unicredit. Fino a poco tempo fa, le discussioni ruotavano prevalentemente intorno a lui, riguardo sia la ristrutturazione di Delfin sia l’avanzata su Commerzbank.

L’Impegno di Orcel in Unicredit verso Generali

Il dirigente romano è attualmente concentrato nel tentativo di acquisizione della seconda più grande banca commerciale tedesca, sfidando numerose opposizioni in Germania.

Un’operazione che sembrava irrealizzabile fino a qualche mese fa, ma che ora vede Unicredit detenere più della metà del capitale tra partecipazioni dirette e derivati. Orcel ha però mantenuto un ruolo attivo anche sul fronte nazionale con l’OPS di Unicredit su Banco BPM. Senza il decreto “golden power” del governo, l’acquisizione sarebbe probabilmente già stata completata.

Di recente, ha dato segnali significativi anche altrove. È entrato e ha aumentato la sua partecipazione in Generali, raggiungendo oltre il 9%. In quale capacità? Secondo Orcel, l’investimento è puramente finanziario e non strategico per Unicredit. Tuttavia, è fondamentale non sottovalutare o ignorare le sottigliezze. La sua mossa in Generali è coincisa con l’avanzata di Monte Paschi su Mediobanca, un gesto che molti interpretano come un avvertimento al governo che, per proteggere l’asset di Trieste, dovrà prima o poi trattare con lui.

LEGGI  Nuova Ricarica Carta Acquisti 2026 a Marzo: Scopri i Requisiti Essenziali!

Conflitto potenziale con Intesa a Trieste

Si specula da settimane sull’eventuale ingresso di Unicredit in Monte Paschi tramite l’acquisto della quota del 17,50% di Delfin. E mentre Orcel ha facilitato il riassetto della holding partecipando al consorzio bancario che ha concesso un maxi-prestito di 10 miliardi a Leonardo Maria Del Vecchio, l’attività di Carlo Messina, primo banchiere d’Italia, ha reso necessaria una rielaborazione dei piani. Intesa punta a prendere il controllo di Generali, avendo recentemente acquisito direttamente il 3%. Per raggiungere questo scopo, ha avviato un’OPAS con Unipol, a cui cederà 635 filiali della banca toscana.

Orcel può interferire con l’avversario in diverse maniere. Potrebbe aumentare la sua quota in Generali, forse acquisendo altre partecipazioni significative come il 10,15% di Delfin e/o il 6,32% di Francesco Gaetano Caltagirone. Con entrambe, potrebbe arrivare a controllare più del 25% del capitale, compromettendo i piani di Monte Paschi/Intesa, che con solo il 13,3% non avrebbe la certezza del controllo. A quel punto, si potrebbe scatenare una battaglia per l’ultima azione (o voto in assemblea) tra le due maggiori banche italiane o si potrebbe arrivare a un accordo.

Monte Paschi o un secondo tentativo su Banco BPM?

Orcel potrebbe decidere di agire a Siena. Le quote del 17,50% di Delfin e del 13,50% di Caltagirone sono ancora nel suo mirino. Se entrambi vendessero la loro partecipazione, Unicredit supererebbe la soglia del 30%, scatenando l’obbligo di lanciare un’OPA.

Piazza Gae Aulenti potrebbe decidere di rimanere appena sotto questo limite, spendendo quasi 10 miliardi ai prezzi attuali di mercato e potenzialmente bloccando l’OPAS di Intesa.

LEGGI  Record di Domanda per il Bond Dual Tranche in Euro Emissione Cinese!

Ogni previsione rimane incerta. E se acquistasse la quota del 23% di Crédit Agricole in Banco BPM per rafforzare successivamente l’offerta su Monte Paschi? Costerebbe circa 5 miliardi e toglierebbe a Messina la reputazione di salvatore della patria dai desideri stranieri. Resterebbe da vedere la nuova posizione del governo, che un anno fa aveva respinto l’operazione per timore che Unicredit tagliasse i legami tra Piazza Meda e le aree del Nord con forte presenza imprenditoriale.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Articoli simili

Valuta questo articolo

Lascia un commento