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Pensionamento anticipato nel 2026 con l’Ape sociale: scopri perché sarà più facile!

In pensione con l’Ape sociale nel 2026 più facile, ecco perché
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Pubblicato da Enzo Conti
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Naspi e Ape sociale: strategie e interpretazioni legali diverse alla fine della prima misura.

Potrebbe essere più semplice pensionarsi anticipatamente con l’Ape sociale a partire dal 2026. Tuttavia, in alcuni scenari, potrebbe essere necessario affrontare un confronto legale con l’INPS.

Si tratta dell’Anticipo pensionistico sociale, un sistema che permette di smettere di lavorare prima del tempo, accedendo a una pensione definitiva attraverso un sussidio temporaneo fino al raggiungimento dei 67 anni.

In particolare, la questione riguarda una delle quattro categorie protette dalla misura, ovvero i disoccupati. In questi casi, l’INPS tende a mantenere un’interpretazione molto rigida delle norme, che secondo diverse decisioni giudiziarie, sarebbe errata.

E questa potrebbe essere una buona notizia per cittadini come il lettore di cui parleremo.

“Ciao, sono Matteo, un disoccupato che ha raggiunto i 64 anni nell’aprile del 2026. Sono stato licenziato ieri, il 12 maggio. In pratica, avrei diritto a 9 o 10 mesi di Naspi. Se faccio richiesta ora, la Naspi inizierebbe il 20 maggio e finirebbe tra febbraio e marzo del 2027. Attualmente ho accumulato 34 anni di contributi e stavo considerando l’Ape sociale. So che questa opzione scade alla fine del 2026 e, come avete riportato in passato, non è chiaro se sarà rinnovata anche nel 2027. Secondo voi, potrei fare richiesta per l’Ape sociale subito, anziché per la Naspi? In questo modo, potrei essere supportato fino alla pensione di vecchiaia a 67 anni o oltre. Altrimenti, con la Naspi, se l’Ape sociale non fosse disponibile nel 2027, mi troverei a quasi 65 anni senza lavoro e costretto a cercarne un altro, cosa non facile a quell’età.”

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Accedere all’Ape sociale nel 2026 più agevolmente: ecco come

L’Ape sociale, come è noto, permette di andare in pensione a partire dai 63 anni e 5 mesi per:

  • caregiver;
  • invalidi;
  • disoccupati;
  • lavoratori in condizioni di lavoro pesanti.

Per i lavoratori in condizioni gravose sono necessari almeno 36 anni di contributi, mentre per le altre categorie bastano 30 anni.

Vi sono inoltre condizioni specifiche per ogni categoria.

Ad esempio:

  • i lavoratori gravosi devono avere svolto lavori pesanti per almeno 7 degli ultimi 10 anni o per 6 degli ultimi 7;
  • i caregiver devono convivere da almeno 6 mesi con un familiare gravemente disabile;
  • i disoccupati devono aver perso il lavoro involontariamente e aver esaurito completamente la Naspi a loro spettante.

E proprio quest’ultimo requisito spesso genera complicazioni.

Il dilemma della Naspi e il pericolo di perdere l’Ape sociale

Infatti, l’Ape sociale non è una misura permanente.

Ogni anno deve essere rinnovata dal governo attraverso la legge di Bilancio, e attualmente non vi è certezza che sarà confermata anche per il 2027.

Questo rappresenta un serio problema per chi è attualmente disoccupato e rischia di terminare la Naspi solo l’anno prossimo.

Nel caso del nostro lettore, ad esempio, il periodo di Naspi coprirebbe fino a febbraio-marzo 2027. Se nel mentre l’Ape sociale non venisse rinnovata, si troverebbe senza alcun supporto.

Naspi obbligatoria o no? Interpretazioni divergenti

Qui entra in gioco la discrepanza tra l’interpretazione dell’INPS e le decisioni di vari tribunali.

L’INPS afferma che, per ottenere l’Ape sociale come disoccupato, è necessario:

  • ricevere la Naspi;
  • terminarla completamente;
  • e solo dopo fare domanda per l’Ape sociale.

Tuttavia, molti giudici vedono la questione in modo differente.

Non si tratta di un obbligo di percepire materialmente la Naspi, ma piuttosto del fatto che Naspi e Ape sociale non possono essere cumulate.

In altre parole:

  • se un contribuente già riceve la Naspi, deve attendere il termine di questa indennità prima di poter passare all’Ape sociale;
  • ma se decide di non richiederla, potrebbe accedere direttamente all’Ape sociale, a condizione di soddisfare i requisiti necessari.

Le decisioni giudiziarie a favore e la possibilità di appello

Proprio su questo aspetto, diversi tribunali hanno già dato ragione ai contribuenti, respingendo l’approccio limitativo dell’INPS.

Secondo queste decisioni:

  • è sufficiente avere diritto alla Naspi;
  • non è necessario percepirla effettivamente fino all’ultima rata.

Per questa ragione, un contribuente come il nostro lettore potrebbe decidere di:

  • rinunciare alla Naspi;
  • fare subito domanda per l’Ape sociale;
  • e in questo modo garantirsi l’accesso alla misura entro il 2026.

È molto probabile, però, che l’INPS rifiuti inizialmente la domanda, continuando ad applicare la propria interpretazione restrittiva.

In tal caso, rimarrebbe la possibilità di fare appello in tribunale, sfruttando i precedenti favorevoli emersi in diverse sentenze.

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