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IRS a 30 anni: Scopri il Tasso Che Predice il Futuro dei Mutui e Bond!

IRS 30 anni: il tasso invisibile che anticipa il costo dei mutui e dei bond lunghi
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Pubblicato da Enzo Conti
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Gli IRS a 30 anni sono calati dai picchi di inizio anno ma hanno registrato un forte aumento dai minimi a fine 2024. Implicazioni sui mutui e sui prestiti.

Il momento ottimale per sottoscrivere un mutuo a tasso fisso potrebbe essere già trascorso. Se nel secondo trimestre del 2025 il tasso medio per le offerte più vantaggiose in Italia era circa del 2,70%, a inizio del mese corrente il TAEG si è posizionato intorno al 3,55%. La quota mensile per un finanziamento della durata di 25-30 anni si aggira sui 440 euro. E l’interesse per la surroga sta diminuendo. Questo è il risultato di un IRS a 30 anni che nelle scorse settimane ha raggiunto i livelli massimi dall’autunno del 2023, periodo in cui i tassi di mercato nell’Eurozona avevano raggiunto il loro apice per poi calare rapidamente nei mesi successivi.

IRS a 30 anni e i mutui a tasso fisso

L’IRS a 30 anni è un argomento di cui non si discute molto.

Si tratta dell’acronimo di Interest Rate Swap e rappresenta il tasso medio a cui le istituzioni finanziarie nell’Eurozona si prestano denaro a lungo termine. Le banche utilizzano questo indice come riferimento per definire i tassi fissi sui mutui trentennali, la durata più comune tra le famiglie italiane. Recentemente, era al 3,17%, in diminuzione dal massimo di 3,29% registrato all’inizio dell’anno, indicando un inasprimento delle condizioni finanziarie.

Oggi, il denaro costa di più. Questo può sembrare paradossale, considerando che la Banca Centrale Europea (BCE) ha ridotto i tassi di interesse di 2% tra giugno 2024 e giugno 2025. Si potrebbe pensare che il costo dei mutui rimanesse basso. In realtà, la politica monetaria di Francoforte influenza direttamente i tassi a breve termine, tra cui l’Euribor. Non a caso, il tasso a 3 mesi si attesta intorno al 2%, che corrisponde esattamente al tasso impostato sui depositi bancari.

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Debito e inflazione

L’andamento dell’IRS a 30 anni, ovvero dei tassi a lungo termine, dipende dalle aspettative di inflazione e dai rischi di credito percepiti. Entrambi questi fattori si sono intensificati nell’ultimo anno, a seguito dell’annunciato riarmo europeo. In particolare, ha fatto notizia il piano pluriennale tedesco da 1.000 miliardi di euro per finanziare il riarmo e gli investimenti infrastrutturali. Questo ha causato un drastico aumento dei rendimenti tedeschi, che sono un punto di riferimento nell’area.

In sostanza, decisioni macroeconomiche e geopolitiche apparentemente lontane dalla vita quotidiana delle persone hanno un impatto immediato su di essa senza che ce ne rendiamo conto. Se oggi stipulare un nuovo contratto di mutuo costa di più, è a causa dell’aumento atteso dei debiti sovrani. E la BCE può fare poco per invertire questa tendenza. Anche se tagliasse i tassi, al massimo potrebbe comprimere i rendimenti a breve termine. In effetti, se lo facesse senza condizioni macroeconomiche adeguate, rischierebbe di perdere il controllo dei tassi a lungo termine.

Questi potrebbero esplodere a causa della temuta instabilità dei prezzi.

Il ritorno dell’attrattiva dei mutui a tasso variabile

Con un IRS a 30 anni così elevato, che probabilmente rimarrà stabile nei prossimi mesi, i mutui a tasso variabile diventano nuovamente interessanti. Le offerte più vantaggiose in Italia hanno un costo medio inferiore al 2,70% (TAN) su 20-30 anni, significativamente meno rispetto agli anni passati e ai mutui a tasso fisso. Grazie alla surroga, il cliente ha sempre l’opzione di passare da una tipologia all’altra a seconda delle variazioni del mercato. Questo rappresenta il suo più grande vantaggio, persino in termini preventivi. Le banche cercano di evitare fin dall’inizio di imporre tassi troppo svantaggiosi, altrimenti rischiano di perdere il cliente.

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IRS a 30 anni ed Euribor a 3 mesi, tuttavia, non operano in universi separati. Se le aspettative d’inflazione aumentano, la BCE è costretta prima o poi ad alzare i tassi. Agendo così, rende più rigide le condizioni per i mutui a tasso variabile e non è certo che riesca immediatamente a ridurre i tassi sul segmento lungo della curva.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

 

 

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