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Risiko Bancario Esplode in Tribunale: Scontro a Carte Bollate Tra Accuse e Veleni!

Risiko bancario dai mercati ai tribunali
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Pubblicato da Enzo Conti
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La disputa bancaria si sposta in tribunale. Le autorità indagano sulla vendita recente di una quota di MPS a novembre.

Si pensava che il mercato dovesse essere il decisore delle sorti del risiko bancario italiano, che da mesi si sta svolgendo sotto i riflettori. Una serie di mosse complesse che finora hanno solo contribuito a creare confusione. Tuttavia, con l’intensificarsi della situazione, i giocatori più tenaci iniziano a fare sul serio, utilizzando le vie legali. L’attenzione si è quindi spostata dalle questioni finanziarie agli ambienti giudiziari. Recentemente, il Tar del Lazio ha rifiutato la richiesta di Banco BPM di fermare l’Offerta Pubblica di Scambio (OPS) proposta da Unicredit sul suo capitale.

Conflitto totale nel risiko bancario

Piazza Meda aveva contestato la decisione della CONSOB di sospendere per un mese l’OPS su richiesta di Unicredit, dando tempo all’amministratore delegato, Andrea Orcel, di valutare possibili trattative con il governo riguardo il “golden power”. La banca oggetto dell’OPS sostiene che non ci siano basi per beneficiare di questa sospensione, dato che era chiaro fin dall’inizio che il governo potrebbe intervenire attraverso i poteri associati a un “asset nazionale strategico” come il risparmio.

Denuncia di Mediobanca

Nelle ultime ore, altre due notizie hanno scosso il panorama del risiko bancario, entrambe in ambito legale. Mediobanca ha sporto denuncia per diffamazione contro alcuni articoli di stampa che nelle scorse settimane suggerivano un presunto ostruzionismo da parte dell’istituto nei confronti dei soci Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone nelle operazioni di mercato. Piazzetta Cuccia afferma di aver subito danni alla propria reputazione a causa di queste insinuazioni.

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Controversie sulla privatizzazione di MPS

Infine, vi è una denuncia da parte di Unicredit sulla privatizzazione di Monte Paschi avvenuta lo scorso novembre. Sebbene l’esposto sia certo, non è chiaro chi ne sia l’autore. Piazza Gae Aulenti ha negato di essere coinvolta. La vendita di un terzo pacchetto di azioni di MPS, rappresentante il 15% del capitale, è ora sotto esame. L’operazione è stata realizzata attraverso un “accelerated book building”, un metodo che prevede l’offerta di una quota significativa di capitale a un gruppo ristretto di investitori in modo riservato.

Il mandato per la vendita è stato affidato dal Tesoro a Banca Akros, controllata da Banco BPM. Per l’occasione, Banco BPM e la sua controllata Anima, insieme a Delfin e Caltagirone, sono entrati nel capitale di MPS. L’ipotesi di reato è che questi soggetti abbiano concordato i loro acquisti, proponendo tutti la stessa cifra, con un premio del 5%, in soli 9 minuti. La questione chiave è: perché Orcel dovrebbe denunciare un gruppo di investitori, se non per vendicarsi delle decisioni relative al “golden power” da un lato e della reazione irritata di Banco BPM dall’altro?

Ridefinizione del potere finanziario

Per quale motivo tanta animosità? Il risiko bancario di cui parliamo da mesi potrebbe portare a una ridefinizione della mappa del potere finanziario in Italia. Ci sono diverse interpretazioni di questa complicatissima vicenda. Alcuni vedono queste mosse come un tentativo dell’establishment romano di sovrastare quello milanese. Altri credono che, se l’affare MPS-Mediobanca fosse portato a termine, il centro-destra potrebbe scalzare la sinistra dalle posizioni di comando nel mondo della finanza.

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Delfin sotto pressione

Questo si verifica alla vigilia dell’assemblea dei soci di Mediobanca del 16, chiamata a esprimersi sull’OPS lanciata sul 100% del capitale di Banca Generali. Se l’operazione andasse a buon fine, MPS perderebbe la sua preda desiderata. Da Parigi emergono ulteriori tensioni. Sono state esercitate pressioni su Francesco Milleri, alla guida di Delfin e CEO di EssilorLuxottica, affinché chiarisca la sua posizione sul risiko bancario italiano. Al manager è stato fatto notare che mantenere la sua posizione potrebbe non essere sostenibile in presenza di indagini a suo carico, ponendolo di fronte alla scelta tra la carriera e il sostegno a Caltagirone nella sua lotta per il controllo di Mediobanca-Generali.

Risiko bancario affascinante, ma a chi interessa?

Non ci sono né buoni né cattivi. È in atto una lotta per il dominio sul mercato del credito italiano. Persiste il forte sospetto che gli interessi dell’economia reale non siano considerati. Grandi banche che desiderano acquisire istituti più piccoli nel nome delle economie di scala e dell’efficienza gestionale per ridurre i costi.

Tutto ciò è giusto e lodevole. Ma quale beneficio ne trae il sistema Italia? Forse ci saranno più prestiti per le piccole e medie imprese che vogliono investire? I risparmiatori beneficeranno di un’offerta di servizi migliore? Sembra che questo risiko bancario riguardi principalmente le alte sfere del potere finanziario, con poco interesse per le reali necessità del paese di avere un sistema bancario-assicurativo all’avanguardia e attento alle esigenze locali.

 

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