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Unicredit entra in MPS? Scommesse aperte sulla partecipazione di Delfin!

Unicredit mette un piede in MPS? Il mercato scommette sulla quota Delfin
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Pubblicato da Enzo Conti
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Il mercato prevede che Unicredit possa acquisire la partecipazione di Delfin in MPS per formare un grande istituto bancario italiano.

Il 2026 si annuncia come un anno ricco di emozioni per gli appassionati di risiko bancario. Ha preso il via con un’esplosione di notizie riguardo a Monte Paschi di Siena (MPS), seguite da speculazioni su un interesse di Unicredit a partecipare al capitale tramite Delfin. Gli eredi di Leonardo Del Vecchio stanno considerando di dismettere gli investimenti finanziari per facilitare la divisione dell’eredità e concentrarsi sulle attività principali. La holding detiene il 17,53% di Rocca Salimbeni, risultante dall’unione con Mediobanca, e si posiziona come principale azionista.

Unicredit entra in MPS attraverso Delfin?

Una possibile vendita permetterebbe ai Del Vecchio di incassare circa 4,75 miliardi di euro ai prezzi attuali di mercato, realizzando significative plusvalenze. Questa mossa potrebbe rivelarsi vantaggiosa anche dal punto di vista legale.

Il presidente Francesco Milleri è sotto indagine insieme al CEO di MPS, Luigi Lovaglio, e all’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone per una presunta collusione nell’acquisto delle quote vendute dal Tesoro e per la successiva OPA su Piazzetta Cuccia. La vendita contraddirebbe un presunto accordo con l’imprenditore romano per il controllo della banca senese.

Aumento delle azioni e maggiori dividendi previsti

Lunedì 5 gennaio, le azioni di MPS hanno raggiunto un picco di 9,45 euro. Questa mattina, si attestavano a 8,92 euro. Un calo che si spiega con la mancanza di ulteriori dettagli o conferme sull’interesse di Unicredit. Nel frattempo, il consiglio di amministrazione toscano ha introdotto alcune modifiche statutarie che saranno sottoposte all’approvazione dell’assemblea dei soci il 4 febbraio, principalmente relative alla composizione del CDA e alla riduzione degli utili da destinare alle riserve, aumentando così la distribuzione dei dividendi.

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Orcel alla ricerca di una rivincita dopo un deludente 2025

Andrea Orcel, CEO di Unicredit, proviene da un anno negativo nel settore del risiko bancario. Ha tentato senza successo di prendere il controllo di Banco BPM, ostacolato dal governo attraverso il golden power. Anche in Germania, il governo, i sindacati e la stessa Commerzbank hanno bloccato il tentativo di scalata. Piazza Gae Aulenti dispone di capitale in eccesso che potrebbe essere utilizzato per incrementare la redditività del capitale e allo stesso tempo le dimensioni dell’istituto. Tuttavia, negli ultimi mesi tutto sembra essersi fermato.

Delfin potrebbe rappresentare la soluzione al problema. Orcel aveva già rifiutato l’offerta del governo Draghi di acquistare MPS, sebbene le circostanze fossero completamente diverse da ora. La banca toscana è stata risanata e ora non solo guida un’altra storica banca italiana, ma anche indirettamente una delle principali compagnie assicurative europee: Generali. Ed è qui che Unicredit potrebbe riacquistare interesse. Acquisendo la quota dei Del Vecchio, diventerebbe il dominatore del sistema bancario nazionale e otterrebbe anche il controllo del settore assicurativo.

Il dilemma del Tesoro

Il problema principale che ha impedito a Orcel di espandersi in Italia e in Germania rimane: l’opposizione politica. Il Tesoro è ancora uno degli azionisti principali di MPS con una partecipazione del 4,86%. Di fatto, continua a partecipare alla governance senese insieme a Delfin, Caltagirone e Banco BPM. Potrebbe opporsi a un possibile ingresso di Unicredit? È da notare che la resistenza su Banco BPM era motivata dalla preoccupazione della Lega di perdere una banca di riferimento per le PMI nel Nord.

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La situazione potrebbe essere diversa con MPS, che il governo Meloni aveva già tentato di vendere a Orcel negli ultimi anni.

Unicredit in MPS si limiterà alla quota Delfin o procederà con un’OPA?

Non è escluso che il manager, dopo aver eventualmente acquisito il 17,53% di Delfin, possa lanciare un’OPA sul resto del capitale per assumere il controllo completo della banca senza negoziare con altri. Certamente, l’operazione comporterebbe alcuni rischi. Se finanziata interamente in contanti, ai prezzi attuali di mercato, l’esborso potrebbe raggiungere fino a 30 miliardi. Troppo anche per Unicredit. Tuttavia, l’acquisizione della sola quota Delfin sarebbe più gestibile. Gli analisti di Equita hanno stimato che ciò comporterebbe per Piazza Gae Aulenti una riduzione del CET1, il capitale primario, di 160 punti base al 13%.

In realtà, a Orcel potrebbe bastare vendere solo la metà del 26% attualmente detenuto in Commerzbank per finanziare l’ingresso di Unicredit nel capitale di MPS tramite Delfin. Con una mossa semplice, si garantirebbe il controllo di altre tre entità precedentemente lontane da Siena, inclusi Mediobanca, Generali e Banca Generali. Ma è necessario fare asse con il governo e Caltagirone. E chi conosce il manager sa che non ama vincoli e restrizioni alle sue imprese. Rinuncia o OPA in vista? Lo scopriremo nel corso di questo 2026.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

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