La Federazione Autonoma dei Bancari Italiani (FABI) ha analizzato le statistiche della Banca d’Italia, rivelando che la ricchezza delle famiglie italiane nel 2025 ha visto un incremento di 446 miliardi di euro, raggiungendo il nuovo picco di 6.487,7 miliardi. Questo valore è quasi tre volte il PIL nominale, che nello stesso anno ha raggiunto i 2.258 miliardi. È interessante notare la composizione di questa ricchezza, contrariamente all’opinione comune veicolata dai media, che vedono gli italiani come cattivi investitori che mantengono i loro risparmi quasi esclusivamente nei conti bancari, perdendo quindi opportunità di guadagno.
La Ricchezza Finanziaria delle Famiglie in Dettaglio
Recentemente abbiamo confutato questa credenza popolare con un articolo che metteva a confronto l’Italia con paesi come la Germania e la Francia.
I dati di FABI confermano questa visione. Nel 2025, le azioni hanno rappresentato la maggior parte della ricchezza delle famiglie, con un valore di 2.077 miliardi, aumentato di 292,9 miliardi e rappresentando il 32%. Seguono i conti bancari (correnti e depositi), che ammontano a 1.603,2 miliardi, il 24,7% del totale, con un incremento di 23,5 miliardi. Le polizze assicurative si collocano al terzo posto con 1.174,4 miliardi, in aumento di 46 miliardi e rappresentando il 18,1%. I fondi comuni di investimento seguono con 901,9 miliardi, il 14% del totale e un aumento di 58,1 miliardi. Infine, i bond con 523,6 miliardi, l’8,1% del totale, in crescita di 27,7 miliardi.
Variazioni rispetto al 2024
La tabella seguente mostra gli incrementi percentuali di ogni componente della ricchezza finanziaria delle famiglie rispetto al 2024. È importante notare che questi aumenti includono sia nuovi investimenti sia la rivalutazione degli asset sul mercato.
Come si può vedere, l’aumento maggiore è stato quello delle azioni con il 16,4%, mentre la liquidità si trova in fondo alla classifica con solo l’1,5% di aumento.
| Componente della ricchezza finanziaria | Valore 2024 (mld €) | Valore 2025 (mld €) | Incremento (mld €) | Crescita 2025 su 2024 |
|---|---|---|---|---|
| Azioni | 1.784,3 | 2.077,2 | +292,9 | +16,4% |
| Fondi comuni | 843,8 | 901,9 | +58,1 | +6,9% |
| Obbligazioni | 495,9 | 523,6 | +27,7 | +5,6% |
| Polizze assicurative | 1.128,4 | 1.174,4 | +46,0 | +4,1% |
| Conti bancari e liquidità | 1.579,7 | 1.603,2 | +23,5 | +1,5% |
Nella tabella successiva, illustriamo il contributo di ogni classe di asset alla crescita della ricchezza finanziaria delle famiglie nel 2025. Quasi due terzi dell’aumento provengono dalle azioni, mentre la liquidità contribuisce per poco più del 5%. Anche fondi comuni e polizze assicurative hanno avuto un incremento in doppia cifra.
| Componente | Incremento 2025 (mld €) | Quota dell’aumento totale |
|---|---|---|
| Azioni | +292,9 | 65,7% |
| Fondi comuni | +58,1 | 13,0% |
| Polizze assicurative | +46,0 | 10,3% |
| Obbligazioni (Bond) | +27,7 | 6,2% |
| Conti bancari e liquidità | +23,5 | 5,3% |
Potenziale Impulso al PIL Italiano
Questi dati illustrano una realtà diversa da quella generalmente percepita come pessimistica negli ultimi decenni. Le famiglie italiane possiedono una ricchezza finanziaria (e totale) significativa rispetto al PIL. In termini assoluti, ogni residente del paese detiene in media 110.000 euro tra investimenti vari e liquidità, molto più del PIL pro-capite di 38.300 euro. Questa situazione potrebbe rappresentare una buona notizia, a condizione che sia gestita correttamente. Per ogni punto percentuale di rendimento aggiuntivo, le famiglie disporrebbero di maggiori margini di consumo fino a quasi il 3% del PIL.
La cronica bassa domanda interna in Italia potrebbe essere mitigata, almeno in parte, attraverso una gestione prudente della ricchezza.
Incoraggiando, per esempio, gli investimenti in azioni, le famiglie potrebbero ottenere nel tempo rendimenti più elevati, ovvero più denaro da spendere. L’aumento dei consumi beneficerebbe anche le entrate statali, così come le plusvalenze realizzate attraverso l’impiego dei risparmi. Tuttavia, ciò richiede spesso un cambio di mentalità e un nuovo approccio al mercato dei capitali, con una maggiore propensione al rischio e una visione a lungo termine che possa superare i cicli di ribasso inevitabili.
L’Effetto Ricchezza e i Rendimenti Extra
In economia, si parla di effetto ricchezza quando le famiglie si sentono più ricche a seguito dell’aumento del valore degli asset posseduti. Spesso, non è nemmeno necessario disinvestire per incrementare la spesa. Il solo sentirsi più agiati porta ad un aumento dei consumi, il che si traduce in un beneficio macroeconomico. Chiaramente, non si può pensare di risolvere il problema strutturale della bassa crescita affidandosi solo a una gestione più efficiente del patrimonio. È necessario che i redditi reali tornino a crescere per favorire un ulteriore accumulo di ricchezza.
Tuttavia, vogliamo sottolineare come l’attivazione di cicli virtuosi possa alleviare la gravità del problema. Un esempio lampante è il Giappone, dove l’enorme debito pubblico non ha finora causato particolare allarme grazie alla vasta disponibilità di capitali, per lo più investiti sui mercati esteri. L’Italia deve riacquistare fiducia in ciò che già possiede senza ricorrere a voli pindarici. Considerate che se riuscissimo a ottenere solo l’1% di rendimento in più all’anno dalla sola ricchezza finanziaria, avremmo a disposizione 65 miliardi di euro in più, qualcosa come oltre 1.100 euro per abitante.
La Gestione della Ricchezza non è Uniforme tra tutte le Famiglie
Certamente, le medie tendono sempre a nascondere realtà molto diverse. Il 10% delle famiglie più ricche possiede circa la metà della ricchezza totale, mentre il 10% più povero ne detiene solo una frazione. Non possiamo aspettarci che le abitudini di investimento siano uniformi tra le diverse classi sociali. Chi possiede meno tende a conservare i risparmi e ad essere più avverso al rischio, il che si traduce in rendimenti più bassi e perpetua le disuguaglianze esistenti.
Chi dispone di capitali significativi può permettersi di rischiare una parte e di attendere risultati. Questo comportamento tende a produrre rendimenti più alti e a mantenere queste persone al vertice della piramide sociale.
È importante sottolineare che, man mano che cresce la ricchezza complessiva delle famiglie, cresce anche l’impatto macroeconomico a beneficio anche di chi non possiede nulla. Più consumi e investimenti significano più posti di lavoro, più entrate fiscali e più crescita del PIL, con tutte le conseguenze positive anche in termini di percezione del sistema Paese. Abbiamo un tesoro fra le mani e stiamo dimostrando di saperlo gestire, nonostante le critiche. Ora non ci resta che migliorare e cavalcare i trend globali senza cadere in modelli effimeri.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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