Raggiungere l’età pensionabile non è sempre semplice, come possono testimoniare molti contribuenti che si trovano a dover soddisfare criteri sempre più rigidi.
Alcuni non riescono a raggiungere i requisiti contributivi elevati richiesti per le pensioni anticipate. Altri non completano neanche i 20 anni di contributi necessari per accedere alla pensione di vecchiaia.
Vi sono anche coloro che, pur soddisfacendo l’età richiesta, ricevono un’assegno così basso da essere inferiore alla soglia minima per la liquidazione. Ad esempio, una pensione inferiore a 546 euro al mese non può essere erogata dall’INPS a certi contribuenti.
Tuttavia, questa restrizione si sta allentando con il tempo, grazie a una misura che permette di ottenere la pensione anche con solo 5 anni di contributi.
Chi può beneficiare della pensione con 5 anni di contributi nel 2026?
I 5 anni di contributi possono sembrare pochi, ma rappresentano una salvezza per chi, senza determinate norme del sistema pensionistico, rimarrebbe completamente escluso.
Coloro che hanno iniziato a versare contributi dopo il 1995, i cosiddetti contributivi puri, per ottenere la pensione di vecchiaia devono raggiungere:
- 67 anni di età,
- almeno 20 anni di contributi,
- un importo minimo pensionistico pari all’assegno sociale, circa 546 euro al mese nel 2026.
Molti contribuenti sono stati esclusi dalla pensione a causa di questi criteri, trovandosi costretti a richiedere l’assegno sociale senza poter utilizzare i contributi versati.
In alcuni casi, a causa di redditi troppo elevati propri o del coniuge, non era nemmeno possibile accedere all’assegno sociale, risultando senza pensione e senza alcun trattamento.
Il 2026 può rappresentare un’opportunità per questi individui. Infatti, la pensione di vecchiaia contributiva continuerà ad essere disponibile con i seguenti requisiti:
- 71 anni di età,
- almeno 5 anni di contributi,
- nessun requisito minimo di importo.
Questa opportunità è limitata ai nuovi iscritti al sistema previdenziale obbligatorio dopo il 1995.
Variazioni nell’età di pensionamento anche per la pensione di vecchiaia contributiva
Nel 2026, coloro che non hanno potuto soddisfare i requisiti standard potranno finalmente andare in pensione.
Chi ha raggiunto i 67 anni senza i minimi 20 anni di contributi, o con una pensione inferiore all’assegno sociale, potrà ritirarsi.
I principali beneficiari saranno coloro nati nel 1955, che nel 2026 avranno 71 anni.
Chi ha ricevuto l’assegno sociale nei precedenti anni potrebbe passare alla pensione di vecchiaia contributiva se questa risulta più vantaggiosa, con l’INPS che assegnerà il trattamento economicamente migliore.
Non solo i nati nel 1955 beneficeranno di questa regola, ma anche le lavoratrici madri avranno un’ulteriore agevolazione: nella pensione di vecchiaia contributiva, ogni figlio vale 4 mesi di riduzione sull’età pensionabile.
Di conseguenza:
- chi ha avuto 4 o più figli può andare in pensione già a 69 anni e 8 mesi;
- chi ha avuto 3 figli può ritirarsi a 70 anni;
- con 2 figli, l’età si abbassa a 70 anni e 4 mesi;
- con 1 figlio, si può andare in pensione a 70 anni e 8 mesi.
Questa è un’opportunità significativa che consente a molti contribuenti di evitare l’esclusione dal sistema e di ottenere comunque una pensione, anche con una carriera contributiva breve.