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Pensione di Vecchiaia: Scopri i 2 Casi che Consentono il Passaggio dall’Assegno Sociale!

Passare dall’Assegno Sociale alla pensione di vecchiaia, ecco i due casi che lo permettono
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Pubblicato da Enzo Conti
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Scopri quando e come si può passare dall’Assegno Sociale alla pensione di vecchiaia, e per chi è vantaggioso o meno.

In Italia, molti contribuenti che hanno raggiunto i 67 anni di età non sono stati in grado di pensionarsi. Pertanto, hanno optato per l’Assegno Sociale, l’unica soluzione possibile per loro. Questo assegno rappresenta una misura di sostegno che l’INPS eroga anche a coloro che non hanno mai versato contributi, a condizione che si rispettino certi limiti di reddito stabiliti dalla legge.

L’Assegno Sociale non è considerato una pensione completa. Di conseguenza, ogni anno, chi ne beneficia deve presentare all’INPS le dichiarazioni dei redditi, attraverso la prova dei mezzi, dimostrando così che le condizioni economiche che hanno permesso l’accesso all’assegno persistono nel tempo.

Tuttavia, in specifici casi è possibile trasformare l’Assegno Sociale in una pensione di vecchiaia, anche dopo molti anni. Esistono determinate circostanze che permettono tale transizione.

Transizione alla pensione di vecchiaia a 71 anni in sostituzione dell’Assegno Sociale

Una particolare categoria di contribuenti può richiedere la pensione di vecchiaia differita a 71 anni. Questi sono i cosiddetti contributivi puri, ossia coloro che hanno iniziato a versare contributi dopo il 31 dicembre 1995.

Per questi individui le norme sono più rigorose rispetto ad altri lavoratori. Non è sufficiente avere 67 anni e almeno 20 anni di contributi: è necessario anche che l’importo della pensione non sia inferiore all’Assegno Sociale vigente per quell’anno. In caso contrario, la pensione non sarebbe concessa.

A 71 anni, però, si alleggeriscono i requisiti. A questa età, è sufficiente avere versato almeno 5 anni di contributi, indipendentemente dall’importo della pensione accumulata.

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Questo rappresenta il momento in cui si può effettuare il passaggio dall’Assegno Sociale alla pensione di vecchiaia.

Cosa succede se si completa la carriera contributiva più tardi

Un altro scenario include coloro che, al raggiungimento dei 67 anni, non avevano accumulato i 20 anni minimi di contributi necessari per ottenere la pensione di vecchiaia e avevano quindi optato per l’Assegno Sociale.

Se poi riescono a completare i 20 anni di versamenti, possono richiedere la pensione di vecchiaia. È una situazione poco frequente, ma possibile.

Infatti, chi riceve l’Assegno Sociale – misura legata a stringenti limiti di reddito – difficilmente trova un impiego che gli permetta di accumulare nuovi contributi. Tuttavia, può capitare che il completamento della carriera avvenga attraverso contributi versati in ritardo, ad esempio per la regolarizzazione di debiti o il pagamento di cartelle esattoriali. In questi casi, la transizione alla pensione di vecchiaia può effettivamente avvenire.

Differenze concrete tra Assegno Sociale e pensione di vecchiaia

In generale, la pensione di vecchiaia dovrebbe offrire un importo superiore rispetto all’Assegno Sociale. Tuttavia, il calcolo della pensione dipende dalla quantità e dall’entità dei contributi versati, quindi non sempre risulta più vantaggioso.

Ad esempio, i contributivi puri che hanno versato solo 5 o 6 anni di contributi possono trovarsi a 71 anni con una pensione di importo molto basso.

In questi casi, continuare a ricevere l’Assegno Sociale, che garantisce circa 546 euro al mese a chi non ha altri redditi, può essere più vantaggioso, se i limiti di reddito lo consentono.

Invece, quando la pensione di vecchiaia permette di accedere a maggiorazioni o integrazioni al trattamento minimo (cosa che non si applica ai contributivi puri), passare dall’Assegno Sociale alla pensione può diventare economicamente più conveniente.

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In conclusione, la transizione è possibile, ma deve essere valutata caso per caso, prendendo in considerazione anzianità contributiva, importo della pensione e condizioni di reddito.

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