Nel gennaio del 2015, la Banca Centrale Europea (BCE) lanciava il Quantitative Easing (QE), un ambizioso programma di acquisto di bond volto a risollevare l’Eurozona dalla minaccia della deflazione. Attivo fino a giugno 2022, con una pausa nel 2019, il programma ha comportato l’acquisto di asset per un totale di 3.400 miliardi di euro. A fine mese scorso, tale cifra è scesa a 2.650 miliardi, con una riduzione di 750 miliardi rispetto al picco dell’estate 2022, un passo indietro reso necessario dall’aumento dell’inflazione negli ultimi anni.
Diminuzione degli acquisti netti di bond da parte della BCE
Dall’inizio dell’anno, la BCE ha interrotto completamente gli acquisti netti di bond, inclusi quelli relativi al PEPP, il programma avviato all’inizio della pandemia. Solo a gennaio, si è registrata una riduzione di 12,6 miliardi di euro degli asset in portafoglio attraverso il PEPP, a cui si aggiungono i 22,7 miliardi del QE, per un totale di -35,30 miliardi di euro.
In questo periodo, si assiste a quello che gli economisti chiamano Quantitative Tightening (QT), ovvero la riduzione del bilancio dell’istituto. Ciò implica che gli emittenti di debito, principalmente i governi, non possono più contare sugli acquisti di bond da parte della BCE e devono cercare altra domanda sul mercato per collocare le loro passività.
Il QE e il PEPP operano in modi leggermente diversi. Il QE obbliga la BCE ad acquistare bond sovrani proporzionalmente al peso economico di ciascun paese nell’Eurozona. Questo si riflette nella quota di capitale che ogni banca centrale nazionale detiene nella BCE, e per questo si parla di regola del “capital key”.
Di conseguenza, dal momento che l’Italia rappresenta il 16% dell’economia dell’Eurozona, la Banca d’Italia detiene il 16% del capitale. Questo significa che la BCE ha dovuto acquistare BTp per circa il 16% del suo portafoglio dedicato ai titoli di stato.
Dati del QE
Il PEPP, invece, non segue ufficialmente proporzioni fisse negli acquisti di bond. La necessità di flessibilità, dovuta all’imprevedibilità della pandemia, ha permesso alla BCE maggiore libertà nelle operazioni. Ecco le percentuali di fine gennaio per i principali titoli di stato secondo entrambi i programmi:
- Italia 15,5% (16%) -11,5 mld
- Francia 19,9% (20%)
- Spagna 11,65% (11,8%) -3,4 mld
- Germania 23,4% (26,6%) -73,5 mld
I BTp attuali nel portafoglio della BCE con il QE risultano leggermente inferiori alla quota teorica del 16%, fermandosi al 15,5%: 355,6 miliardi rispetto ai circa 367 miliardi dovuti. In teoria, la BCE potrebbe aumentare gli acquisti di bond italiani di circa 11,4 miliardi. Per la Francia, il valore è molto vicino alla sua quota teorica.
Per la Spagna, i Bonos potrebbero essere stati di circa 3,5 miliardi più alti a fine gennaio. È evidente, invece, il deficit di Bund. Se la BCE seguisse esattamente il “capital key”, dovrebbe acquistare altri 73,5 miliardi di Bund.
Dati del PEPP
Analizziamo ora la stessa situazione con il PEPP:
- Italia 17,2% (+19,25 mld)
- Francia 18,2% (-28,9 mld)
- Spagna 11,5% (-4,8 mld)
- Germania 23,3% (-53 mld)
In questo scenario, i 276,7 miliardi di BTp ancora in bilancio rappresentano ben oltre il 16% loro spettante, anche se non esiste un vincolo formale in tal senso. Se la BCE rispettasse il “capital key”, ora che la minaccia pandemica è attenuata, dovrebbe ridurre gli acquisti di bond italiani di oltre 19 miliardi. Al contrario, dovrebbe aumentarli di circa 29 miliardi per gli Oat francesi, che sono ben sotto la soglia del 20%. Quasi altri 5 miliardi, ai valori di fine gennaio, spetterebbero ai Bonos spagnoli. Infine, la Germania avrebbe un ulteriore credito di 53 miliardi per i suoi Bund.
Eccesso di BTp in bilancio
Sommando i valori di QE e PEPP, otteniamo quanto segue. A fine gennaio, i due programmi consistevano in acquisti netti cumulati di bond da parte della BCE per 4.307 miliardi, di cui 3.900 miliardi in titoli di stato (-26,16 miliardi rispetto al 31 dicembre). Il peso complessivo dei BTp è quasi 8 miliardi (+7,75 miliardi) in eccesso rispetto alla quota teorica del 16% loro spettante. Quello della Francia è circa -29 miliardi, per la Spagna -8,2 miliardi e per la Germania -126,5 miliardi.
Domanda repressa di bond tedeschi da parte della BCE
Questi dati indicano come gli spread siano stati artificialmente compressi dalla BCE con acquisti di bond sbilanciati a favore di alcuni stati e a discapito della Germania. Un’azione necessaria in una unione monetaria per evitare divari eccessivi nei costi di emissione dei debiti. D’altra parte, ciò mostra una domanda repressa di Bund, che ha portato negli anni i loro rendimenti in territorio negativo lungo l’intera curva dei tassi. Ora, con l’incremento dell’offerta legato principalmente al riarmo tedesco, la situazione potrebbe tendere verso una normalizzazione.
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



