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Scopri Come le Accise Mobili Possono Abbattere il Costo del Carburante!

Accise mobili: come funziona il meccanismo che può ridurre il prezzo del carburante
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Pubblicato da Enzo Conti
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Le tasse variabili sul carburante potrebbero essere una delle strategie che il governo Meloni sta considerando di implementare immediatamente per abbassare i costi del carburante.

Il costo del carburante alle stazioni di servizio ha conosciuto un forte aumento negli ultimi giorni. Solo ieri, il prezzo medio di un litro di benzina in modalità self service era di 1,785 euro in Italia, rispetto a 1,674 euro di venerdì 27 febbraio, ovvero prima dell’inizio del conflitto in Iran. Inoltre, il prezzo di un litro di diesel è salito da 1,724 a 1,972 euro. Per cercare di contenere questi aumenti, il governo Meloni sta valutando l’introduzione delle “tasse variabili”, un’opzione prevista da una legge del 2007 e aggiornata nel 2023. È probabile che il Consiglio dei ministri ne discuta oggi i dettagli per l’approvazione del decreto legge atteso. Un’altra strategia, non alternativa, prevede l’uso di controlli da parte della Guardia di Finanza per combattere la “speculazione” sui prezzi, anche se questa misura potrebbe non essere efficace.

Indipendentemente da possibili pratiche anticoncorrenziali, il governo non può imporre direttamente i prezzi al consumo. Ciò che avviene è semplicemente un adattamento dei prezzi del carburante alle fluttuazioni del mercato.

Come operano le tasse variabili sul carburante

Per comprendere meglio, è necessario analizzare la composizione del prezzo del carburante. Questo include il costo della materia prima (petrolio), il costo industriale (raffinazione, distribuzione e profitto delle aziende) e le imposte. Quest’ultima categoria ha un peso significativo in Italia e si divide in due parti: le tasse fisse e l’IVA. Le tasse fisse, a partire da gennaio, sono uguali per benzina e diesel, ammontando a 67,29 centesimi al litro. L’IVA è del 22% e si applica a tutto il resto, incluso sulle tasse stesse.

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Analizzando il prezzo medio di ieri per benzina e diesel, scopriamo che il peso delle due imposte è rispettivamente del 46% e del 41,6%.

Quando il prezzo alla pompa è più basso, le tasse possono rappresentare fino a due terzi del prezzo finale a causa della componente fissa delle tasse stesse. Lo stato incassa di più a seguito degli aumenti grazie all’IVA, poiché la percentuale si applica su un prezzo maggiore. Il gettito delle tasse fisse, però, rimane invariato. La legge attuale già permette di neutralizzare automaticamente l’incremento del gettito IVA attraverso l’applicazione delle tasse variabili, che vengono ridotte proporzionalmente all’aumento del prezzo per evitare che questo superi una certa soglia.

Qual è la soglia limite per benzina e diesel?

Non esiste un calcolo automatico per la determinazione di questa soglia. Tutto dipende da quanto stabilito nel decreto. Ad esempio, se la soglia fosse di 1,80 euro al litro per il diesel, le tasse verrebbero ridotte rispetto a ieri di 14,10 centesimi, arrivando a 53,19 centesimi. La loro variazione sarebbe quindi legata alle quotazioni giornaliere del mercato. Il governo potrebbe anche optare per un’altra soluzione più semplice per il calcolo dell’impatto sui conti pubblici, ma più incerta per i prezzi: una riduzione temporanea e forfettaria delle tasse. Questo è successo nel 2022 durante il conflitto in Ucraina, con una riduzione di 25 centesimi.

Costo per lo stato

Le previsioni sulle entrate fiscali indicano che nel 2025 il gettito proveniente solo dalle tasse sul carburante avrebbe raggiunto circa 37 miliardi di euro.

Quest’anno, l’equiparazione tra benzina e diesel potrebbe generare entrate aggiuntive tra i 500 milioni e 1 miliardo di euro. Considerando l’ipotesi più bassa, ogni centesimo di tasse genera circa 550 milioni di euro l’anno in entrate dirette. Includendo l’IVA, il totale è di circa 680 milioni. Ridurre le tasse di 10 centesimi per un solo mese costerebbe quindi allo stato oltre 560 milioni; un taglio di 20 centesimi costerebbe 1,13 miliardi. Se lo sconto durasse due mesi, il bilancio statale sarebbe gravato di una cifra tra 1,13 e 2,25 miliardi.

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Le tasse variabili avrebbero il vantaggio di mantenere il prezzo del carburante al di sotto di un certo livello, ma introdurrebbero incertezze sul costo effettivo dell’operazione. Per esempio, se il prezzo netto delle imposte alla pompa salisse a 1,50 euro, per mantenere un tetto di 1,80 euro al diesel sarebbe necessario ridurre le tasse di quasi 43 centesimi, oltre i due terzi del totale. Questo scenario estremo, sebbene ieri il prezzo del diesel escluso imposte fosse di 1,15 euro al litro, illustra le potenziali difficoltà per la sostenibilità finanziaria dello stato.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

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