Il costo di benzina e diesel ha raggiunto livelli record, tanto che recentemente il governo è stato costretto a ridurre drasticamente le accise, sebbene tale misura sia temporanea. I prezzi dei carburanti sono saliti vertiginosamente a seguito del conflitto in Iran e si prevede che resteranno alti per molto tempo, con la possibilità di ulteriori aumenti. Molti nostalgici si chiedono se in passato i carburanti fossero davvero più economici. Quanto c’è di vero? Proponiamo un’analisi comparativa tra il 2026 e il 1986, esattamente 40 anni fa.
Analisi dei prezzi del carburante nel 1986 e nel 2026
In media, nel 1986, un litro di benzina costava all’incirca 1.288 lire, equivalenti a 66,50 centesimi di euro. Il diesel costava meno della metà: poco più di 624 lire, circa 32 centesimi di euro. Questi prezzi sembrano irrisori se confrontati con quelli attuali, dove un litro di benzina ha un costo medio di 1,87 euro e il diesel di 2,10 euro. Questo significa che in 40 anni il prezzo della benzina è cresciuto di più del 180%, mentre quello del diesel di oltre il 550%. È un incremento significativo o giustificato? Dipende dalla prospettiva. Generalmente, i prezzi al consumo sono aumentati di 2,85 volte rispetto alla media del 1986. Di conseguenza, l’aumento del prezzo della benzina è in linea con l’inflazione, mentre quello del diesel è cresciuto 2,3 volte più rapidamente.
È importante ricordare che dal 1978 al 2005 era in vigore il cosiddetto “superbollo” sulle auto a diesel, una misura pensata per disincentivare le importazioni dall’estero. Verso la fine degli anni ’80, questa tassa ammontava a 33.750 lire, equivalenti a circa cinquanta litri di carburante al prezzo medio dell’epoca. Inoltre, nel 1986, le auto diesel rappresentavano solo il 5-6% del totale dei veicoli in Italia, mentre oggi costituiscono più di un terzo.
Accise e IVA, confronto tra passato e presente
Qual è la causa di tale differenza nei prezzi? Il costo del carburante si compone essenzialmente del prezzo industriale e delle imposte. Nel 1986, le accise erano di 449 lire per litro di benzina e 188 lire per litro di diesel. Nel 2026, queste sono state unificate a 0,6279 euro. L’IVA era al 18% nel 1986, mentre oggi è al 22%. Di conseguenza, il fisco incideva allora per circa 530 lire (27,36 centesimi) e 222 lire (11,46 centesimi) rispettivamente, il 41% nel primo caso e il 35,5% nel secondo. Attualmente, la percentuale è del 33,5% e del 30%. Le accise, essendo un importo fisso, incidono più pesantemente quando il prezzo del carburante è basso.
Escludendo le tasse, il carburante è aumentato quasi del 220% per la benzina e dell’83% per il diesel tra il 1986 e il 2026. In entrambi i casi, meno dell’inflazione generale accumulata nel periodo. Cosa significa? Che nel complesso accise e IVA sono cresciute meno rapidamente rispetto ai prezzi al consumo nel caso della benzina, ma molto più velocemente nel caso del diesel. Questo nonostante le giustificate lamentele dei cittadini riguardo l’alta pressione fiscale.
Proporzione con lo stipendio netto mensile
Abbiamo esaminato le variazioni percentuali, ora esploriamo la capacità di acquisto delle famiglie di allora e di oggi.
Nel 1986, un impiegato medio guadagnava circa 800.000 lire al mese, equivalenti a 415 euro. Oggi, il salario netto mensile è di circa 1.750 euro. Quindi, 40 anni fa, con lo stipendio si potevano acquistare oltre 620 litri di benzina o più di 1.280 litri di diesel. Attualmente, con un salario mensile si possono comprare circa 935 litri di benzina o poco più di 830 litri di diesel. Se consideriamo i prezzi medi di febbraio, prima dell’aumento dovuto al conflitto, si potevano acquistare 1.060 litri di benzina e 1.035 litri di diesel con un solo stipendio.
In conclusione, nel 2026, rispetto al 1986, i prezzi del carburante hanno subito importanti variazioni, con la benzina che costa pressappoco quanto 40 anni fa in termini reali, ma influendo meno sullo stipendio di un lavoratore. Il diesel, invece, è aumentato notevolmente anche in termini reali, principalmente a causa delle accise, e incide più significativamente sullo stipendio. Tuttavia, è da considerare che oggi un’auto consuma meno carburante per km percorsi, grazie a una maggior efficienza dei veicoli, riducendo il consumo del 40% rispetto a una vettura di piccola cilindrata di 40 anni fa. L’idea che un tempo fosse più economico fare il pieno è quindi smentita dai dati.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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