L’Italia ha recentemente ottenuto il primo upgrade da parte di Moody’s dopo oltre ventitré anni. Questo aggiornamento era previsto e conferma la tendenza positiva del nostro rating sovrano. I rendimenti si sono notevolmente avvicinati a quelli della Germania nell’ultimo anno, scendendo addirittura sotto quelli della Francia. Tuttavia, i rendimenti in Grecia continuano ad essere più bassi dei nostri. Questo potrebbe apparire come un paradosso, considerando che solo dieci anni fa Atene era vicina all’uscita dall’euro e veniva salvata per la terza volta in cinque anni dalla Troika. Con un debito pubblico che supera il 154% del PIL, la Grecia detiene il record di debito più alto in Europa e il secondo più alto nel mondo, dopo il Giappone.
Rendimenti greci più bassi rispetto ai BTp
Ma perché i rendimenti in Grecia sono così contenuti? Un titolo decennale greco oggi rende meno del 3,35%, contro il 3,45% dei BTp italiani. Questa situazione si verifica lungo tutta la curva delle scadenze. Abbiamo analizzato più volte questa questione, ma “ripetere aiuta”. Non c’è una singola spiegazione. Esiste una combinazione di fattori che rende i “sirtaki bonds” particolarmente attraenti sui mercati. L’anno scorso, ad esempio, la Grecia ha chiuso i conti pubblici con un surplus dell’1,2% rispetto al PIL, mentre l’Italia ha registrato un deficit del 3,4% e la Francia del 5,8%. Questo significa che la Grecia ha smesso di aumentare il suo debito e ora guadagna più di quanto spenda, permettendole di risparmiare per rimborsare parte dei bond in scadenza.
Bilanci attivi e riserve di liquidità
In confronto al nostro avanzo primario dello 0,5%, ad Atene è stato del 4,8%, calcolato come saldo di bilancio al netto della spesa per interessi.
Attualmente, i bilanci di Atene sono più solidi di quelli di Berlino. Anche la crescita economica della Grecia è robusta: si prevede una media del +4,1% nel periodo 2021-2025, contro il +3,1% dell’Italia. Gli economisti prevedono che entro la fine del decennio il rapporto debito/PIL greco scenderà sotto i livelli italiani.
Ma il vero motivo del crollo dei rendimenti in Grecia è il “liquidity buffer”. Dai fondi europei ricevuti nel 2015, diversi miliardi non sono stati spesi. Questi fondi, che oggi ammontano a 40 miliardi di euro (il 17% del PIL), fungono da garanzia a medio termine per i creditori, offrendo al governo un ampio margine per mantenere in ordine i conti pubblici anche in caso di avversità. Per confronto, le nostre riserve di liquidità al 30 settembre scorso erano leggermente superiori a quelle greche, ma rappresentavano solo il 2% del PIL.
Condizioni vantaggiose per i creditori pubblici
Grazie a questi numeri, il debito greco è ora considerato “investment grade”. Le principali agenzie di rating assegnano alla Grecia un grado di BBB (S&P e Fitch) e Baa3 (Moody’s), tutti un gradino sotto il debito italiano. Tutto sembra positivo, ma ci sono alcune sfide nascoste. I rendimenti bassi in Grecia sono dovuti principalmente al fatto che la maggior parte del debito è detenuta dal settore pubblico, ovvero l’UE e i governi europei, che costituiscono il 73% dei creditori.
Dopo i salvataggi della Troika, la maggior parte del debito greco è ancora nei confronti di Europa e non di investitori internazionali.
Questo si traduce in alcuni vantaggi significativi. Le scadenze del debito sono state estese, con una durata media attuale di 18,5 anni, rispetto agli 8 anni del debito italiano. Inoltre, gran parte del debito greco beneficia di tassi vantaggiosi, con un costo medio previsto per il 2025 all’1,33%, che sale all’1,76% includendo gli interessi posticipati dal 2032 in avanti. In Italia, il costo medio è attualmente del 2,8%. Se la Grecia dovesse pagare gli stessi interessi dell’Italia, dovrebbe destinare almeno due punti percentuali in più del suo PIL agli interessi, rallentando la riduzione del debito e influenzando diversamente la valutazione dei suoi bond sul mercato.
Rendimenti bassi in Grecia per una combinazione di fattori
Fino a poco tempo fa, anche la stabilità politica era un fattore distintivo a favore della Grecia rispetto all’Italia. Questo non è più vero, dato che anche noi ora abbiamo un governo stabile. In confronto con la Francia, invece, la stabilità politica è un vantaggio comune ad entrambi i paesi. Come potete vedere, i rendimenti più bassi in Grecia sono il risultato di una serie di fattori specifici. Questo ci mostra come spesso i titoli dei giornali possano semplificare eccessivamente una realtà molto più complessa.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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