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La Dottrina Reagan può fermare la Russia di Putin? Scopri come si applica all’Europa oggi!

Dottrina Reagan ancora valida?
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Pubblicato da Enzo Conti
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La dottrina Reagan è vista ancora oggi come un grande successo contro l’Unione Sovietica. Ha senso riproporla nell’Europa attuale?

Il rafforzamento militare europeo segna per l’Europa una svolta epocale rispetto al periodo successivo alla seconda guerra mondiale. Il vocabolario utilizzato di recente dall’Unione Europea introduce una netta discontinuità rispetto al passato. Ora la pace è intesa non più come passività di fronte a minacce esterne, ma come deterrenza attiva contro il nemico, a partire dalla Russia di Vladimir Putin. Si assiste a un ritorno della dottrina Reagan, sebbene in un contesto diverso da quello in cui fu originariamente formulata.

La Dottrina Reagan negli Anni ’80

Ronald Reagan fu Presidente degli Stati Uniti dal 1981 al 1989. La sua politica di confronto con l’Unione Sovietica portò al crollo dei regimi comunisti dell’Europa orientale tra il 1989 e il 1991.

Quando Reagan entrò alla Casa Bianca, gli Stati Uniti erano demoralizzati a causa di una crisi economica, alta inflazione e la sconfitta in Vietnam. L’URSS era allora al culmine del suo potere globale e a Washington prevalva la sensazione che fosse impossibile contenere la forza militare e ideologica sovietica.

Reagan, tuttavia, adottò una dottrina di massimo potenziamento del confronto militare, avviando programmi costosi per riaffermare la supremazia americana. Fu cosi che nacque il programma Guerre Stellari, ispirato dall’omonimo film di fantascienza del 1977. La strategia del Presidente conservatore era quella di finanziare la spesa militare aumentando il debito, scommettendo che l’URSS non avrebbe retto al confronto finanziario e sarebbe collassata.

Debito USA e caduta dell’URSS

Questa strategia fu criticata anche dai conservatori, dato che Reagan era stato eletto con la promessa di risanare i conti pubblici. Durante i suoi otto anni di mandato, il deficit medio fu del 4,3% del PIL. Il debito pubblico salì dal 40% al 60% del PIL, raggiungendo il picco del 70% nel 1993 prima di diminuire. L’incremento della spesa militare pesò notevolmente su questo indebitamento, che era stato ereditato al 7,8% del PIL e lasciato al suo successore George Bush senior al 9%.

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Il tempo dimostrò che la dottrina Reagan era efficace. Nel 1987, USA e URSS firmarono un trattato di disarmo. Il leader sovietico Mikhail Gorbaciov si rese conto che non poteva più competere con gli Stati Uniti in termini militari. La sua economia era stagnante e la popolazione soffriva per la mancanza di beni di prima necessità. Entro la fine del decennio, tutti i regimi satelliti di Mosca in Europa erano crollati e nel 1991 la bandiera sovietica fu ammainata al Cremlino.

Alla dottrina Reagan si oppose quella che fu chiamata ironicamente “dottrina Sinatra” di Gorbaciov, dal titolo della famosa canzone “My Way” (“A modo mio”). Incapace di controllare gli alleati del Patto di Varsavia, il Presidente russo permise loro di agire indipendentemente negli affari interni.

Riarmo dell’UE

Oggi, l’Unione Europea sembra voler seguire le orme degli Stati Uniti di oltre 40 anni fa. Ha definito un piano di riarmo da 800 miliardi di euro, di cui 150 miliardi attraverso prestiti ai 27 stati membri. Solo la Germania prevede di aumentare la spesa militare di 500 miliardi nei prossimi 10 anni. Gli aumenti dei budget nazionali per la difesa saranno esclusi dal calcolo del deficit per il Patto di stabilità fino all’1,5% del PIL annuo. La questione è diventata controversa, soprattutto dopo che i rendimenti tedeschi sono schizzati in alto sul mercato a causa dell’atteso aumento del debito in Germania.

Confronto UE-Russia

L’Europa può permettersi di rivisitare la dottrina Reagan oggi? Le condizioni sono molto diverse da quelle che Reagan aveva a disposizione. L’UE ha un debito pubblico complessivo dell’81% del PIL, mentre la Russia ha solo il 17%. Inoltre, l’UE non è un singolo stato, ma un’unione di 27 stati. Il rapporto debito/PIL varia considerevolmente, dal quasi 160% in Grecia al 24% in Estonia. La Germania ha buoni margini fiscali con meno del 65% di debito, mentre Italia (135,3%) e Francia (113,7%) non possono permettersi ulteriori aumenti della spesa in deficit. In particolare, Parigi sta affrontando una grave crisi fiscale da mesi.

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L’UE spende per la difesa solo l’1,9% del PIL, pari a 326 miliardi di euro nel 2024. La Russia, invece, ha speso il 6,7% del PIL nel medesimo anno, corrispondente solo a 145,9 miliardi di dollari. Nel 2021, prima dell’invasione dell’Ucraina, il budget per la difesa era del 3,6% del PIL. Ciò evidenzia la necessità per l’Europa non solo di aumentare la spesa militare, ma anche di razionalizzarla per eliminare le ridondanze nazionali che la rendono inefficace.

La realtà oltre i numeri

Osservando solo i dati sul debito pubblico, potremmo pensare che l’UE stia adottando la dottrina Reagan in modo controproducente. Tuttavia, la realtà è diversa. La Russia ha un basso debito a livello internazionale, ma non dispone di un mercato dei capitali adeguato per finanziare ulteriori riarmi.

Con le sanzioni imposte dall’Occidente, Mosca è costretta a limitare il deficit fiscale anno dopo anno, altrimenti dovrebbe ricorrere maggiormente a prestiti bilaterali con stati alleati come la Cina, piuttosto che agli investitori privati.

Tuttavia, anche per noi europei esiste un problema reale. Se la dottrina Reagan portasse in un decennio a un aumento del debito intorno o sopra il 100% del PIL, le condizioni fiscali nel continente si deteriorerebbero notevolmente. Non avremmo margini per affrontare altre crisi durante o dopo il completamento del riarmo. Inoltre, il piano si svilupperebbe in modo sbilanciato, favorendo alcuni stati con finanze pubbliche più solide a scapito di altri meno fortunati.

La dottrina Reagan negli USA di oggi

Ricordate gli anni di surplus di bilancio durante l’amministrazione Clinton? Furono resi possibili dalla riduzione della spesa militare, che passò dal 9% alla fine degli anni ’80 al 5,3% un decennio dopo. Questo calo contribuì quasi interamente al miglioramento dei saldi fiscali, che passarono da un deficit del 3% a un avanzo dello 0,8%. Il nemico era caduto, non era più necessario spendere eccessivamente in armamenti.

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L’America di oggi non può più permettersi di adottare la dottrina Reagan. Con un debito pubblico superiore al 120%, triplo rispetto a 45 anni fa, correrrebbe il rischio di un grave collasso finanziario e di un declino del dollaro come valuta di riserva mondiale. Ecco perché il presidente Donald Trump, che pure ha un quadro di Reagan nello Studio Ovale, è costretto a esortare gli alleati europei a spendere di più per la loro difesa. Zio Sam deve ridurre il suo budget per il Pentagono.

 

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