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Delfin in Crescita: Nuovi Scenari per MPS, Generali e UniCredit!

Delfin si rafforza, si riapre il risiko: possibili effetti su MPS, Generali e UniCredit
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Pubblicato da Enzo Conti
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L’assemblea di Delfin ha approvato l’incremento della partecipazione di Leonardo Maria del Vecchio nel capitale e il risiko bancario italiano potrebbe riprendere con MPS-Generali.

Il giorno trascorso è stato fondamentale per il sistema finanziario italiano. Si è svolta a Lussemburgo, dove ha sede la società, un’assemblea straordinaria di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, al centro di una possibile rinascita del risiko bancario italiano. L’assemblea è stata convocata per iniziativa di Leonardo Maria, uno dei fratelli, per discutere due punti: l’acquisto delle quote detenute dai fratelli Luca e Paola e l’aumento del limite alla distribuzione degli utili dal 10% all’80% nei prossimi tre anni. Entrambe le proposte sono state approvate con 6 e 7 voti su 8.

Probabilmente, tra i contrari c’era Rocco Basilio, figlio del primo matrimonio di Nicoletta Zampillo, l’unica socia oltre ai fratelli e ai figli del fondatore di Luxottica, Leonardo, scomparso nel 2022.

Il risiko bancario italiano riparte da Delfin?

Il risultato dell’assemblea di Delfin non era affatto scontato. L’approvazione potrebbe innescare una serie di operazioni con impatti diretti su società quotate come Monte Paschi di Siena e Generali. Esiste un legame tra queste aziende e la holding rappresentato da partecipazioni finanziarie: 17,50% in Rocca Salimbeni, 10% in Trieste, 2,7% in Piazza Gae Aulenti, e 26% in Convivio. Si tratta di quote non industriali che Leonardo Maria potrebbe decidere di alienare in futuro.

Acquisendo le quote di Delfin dai suoi due fratelli, Leonardo Maria aumenterà la sua partecipazione dal 12,50% al 37,50% del capitale sociale. Non avrà il controllo completo, ma la sua influenza sarà decisamente più marcata. L’operazione gli costerà 10 miliardi di euro e sarà finanziata tramite un maxi-prestito fornito da Bnp Paribas, Crédit Agricole e Unicredit. Gli interessi annui ammontano a 400 milioni (4% del capitale), che saranno coperti utilizzando gli utili distribuiti e realizzando plusvalenze dalle vendite di partecipazioni. Nel 2025, ad esempio, la holding potrebbe aver accumulato un profitto di circa 1,5 miliardi. Basandosi su questi numeri, il giovane Del Vecchio avrebbe a disposizione oltre 550 milioni per gestire il debito senza difficoltà significative.

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Inoltre, Delfin ha accantonato riserve di utili per 7 miliardi, di cui almeno 2,6 miliardi spetterebbero al socio principale dopo l’acquisizione. Se queste venissero distribuite, una buona parte del prestito verrebbe rimborsata in anticipo, riducendo anche il costo degli interessi. Non dimentichiamo i 3,5 miliardi di plusvalenze che Delfin potrebbe realizzare vendendo oggi la quota in MPS. Altri 1,3 miliardi finirebbero nelle tasche di Leonardo Maria. E ci sono altre partecipazioni, tutte apprezzate significativamente negli ultimi anni. Una pioggia di miliardi che potrebbe alleggerire il peso dell’operazione e posizionare la società e il suo principale azionista al centro di un nuovo risiko bancario italiano.

Unicredit si rafforza in Generali

Unicredit mostrerebbe interesse nel subentrare a Delfin in MPS. È interessante notare che un importante investitore istituzionale ha acquistato 3,75 milioni di azioni Generali nel pomeriggio di venerdì scorso, spendendo 141 milioni.

Molti pensano che sia stata proprio la banca guidata da Andrea Orcel, che il giorno precedente aveva partecipato all’assemblea di Trieste, tenutasi a distanza, con una quota dell’8,72%, nettamente superiore al 6,68% precedentemente comunicato in aprile. Si nota un evidente incremento nel capitale della compagnia assicurativa. Il prossimo obiettivo potrebbe essere la soglia del 10%, una volta raggiunta la quale la banca dovrebbe richiedere l’autorizzazione all’IVASS.

Votazione a sorpresa all’assemblea MPS

Cosa farebbe Delfin con i proventi delle cessioni? Una delle ipotesi è che li distribuisca completamente ai soci, affinché ognuno decida autonomamente come utilizzarli. Le divisioni sulla governance di questi anni suggeriscono che non ci sia l’intenzione di rimanere uniti ancora per molto. Leonardo Maria sembra stia preparando il terreno per prendere il controllo della società prima che i fratelli escano dal capitale, rimanendo al comando di un asset sempre più strategico nel panorama europeo. Detiene anche il 26% di Convivio e il 32,2% di EssilorLuxottica, una partecipazione di natura industriale che la holding probabilmente manterrà nel suo portafoglio.

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Si comprende meglio il “cambio di rotta” all’assemblea di MPS del 15 aprile scorso, quando Delfin votò a sorpresa per la lista Plt con candidato Luigi Lovaglio come amministratore delegato. Una decisione per la continuità aziendale e di rottura con l’altro socio forte e alleato di questi anni: Francesco Gaetano Caltagirone. Probabilmente, c’era l’intenzione di preservare il valore della partecipazione ed evitare incertezze affidando la gestione della banca a un soggetto esterno. In vista, forse, di una futura vendita. E Unicredit, consolidando la sua partecipazione in Generali, sta nel frattempo rafforzandosi a valle del colosso bancario-assicurativo nascente. Insieme al 13,19% detenuto da MPS tramite Mediobanca, Orcel potrebbe ottenere oltre il 22% della compagnia.

Secondo tempo per il risiko bancario italiano

Prima di ieri, queste considerazioni sembravano premature e persino rischiose. L’approvazione dell’assemblea a favore di Leonardo Maria, invece, inizia a delineare un nuovo scenario. Il risiko bancario italiano, innescato dalla terza quota MPS venduta dal Tesoro nell’autunno del 2024, sembrava essersi arrestato con l’acquisizione di Mediobanca da parte di Siena.

E aveva subito un’interruzione improvvisa con il decreto “golden power” contro Unicredit su Banco BPM. Ora, può riprendere sempre da Unicredit con la possibile uscita di Delfin dalla banca toscana (e forse non solo). E quanto più le difficoltà si accumulano in Germania per l’acquisizione di Commerzbank, tanto più probabile è che Orcel cerchi una rivincita puntando sul mercato domestico.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

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