Il termine tecnico utilizzato è “acquisto tramite leva finanziaria” o “leverage buyout”, un metodo finanziario che permette di acquisire una società utilizzando fondi presi a prestito, che sono garantiti dalle attività della stessa società che si intende acquistare. Nel contesto di Delfin, la particolarità è che Leonardo Maria Del Vecchio sta mirando, attraverso questa strategia, a prendere il controllo dell’azienda di cui è già azionista insieme alla madre e ai suoi sei fratelli. Recentemente, c’è stata un’ulteriore evoluzione: anche Clemente sta considerando di seguire l’esempio di Paola e Luca, cedendo a Leonardo Maria la sua partecipazione del 12,50%, che, stando alle valutazioni di aprile, sarebbe valutata 5 miliardi.
Leonardo Del Vecchio il nuovo dominatore di Delfin?
Acquisendo anche questa quota, Leonardo Maria aumenterebbe la sua partecipazione diretta in Delfin dal 12,50% al 50%, ottenendo inoltre la nuda proprietà della quota di sua madre, recentemente acquisita senza un esborso immediato di denaro. In totale, controllerebbe il 62,50% della holding, affermandosi come il principale responsabile dell’intero gruppo, posizione che già occupa come leader indiscusso della galassia Del Vecchio.
È sorprendente osservare come questa imponente scalata sia stata realizzata senza alcun esborso iniziale. Con l’aiuto di Bnp Paribas, Crédit Agricole e Unicredit, ha negoziato un prestito di 11 miliardi, di cui 1 miliardo destinato a rinnovare un debito in scadenza con la sua Lmdv Capital. Le banche creditrici sono garantite da un pegno sulle quote acquisite. Gli interessi annui di 400 milioni verranno coperti utilizzando gli utili di Delfin, che nel 2025 sono stati di 1,39 miliardi. Grazie all’approvazione dell’assemblea del 27 aprile scorso, il dividendo potrebbe aumentare dal 10% statutario all’80% per tre anni. Questa decisione è attualmente sotto esame giudiziario a seguito di un ricorso presentato dal fratello Rocco Basilico, cui la madre ha recentemente tolto l’usufrutto della sua quota.
Enormi riserve di utili non distribuiti
Una rapida analisi ci mostra che il dividendo spettante a Leonardo Maria con il 37,5% sarebbe di oltre mezzo miliardo. E potrebbe raggiungere quasi 700 milioni, secondo gli ultimi dati, se acquisisse anche la quota di suo fratello Clemente. Per quanto riguarda la quota di sua madre Nicoletta Zampillo, di cui è nudo proprietario, il dividendo ordinario sarebbe incassato dall’usufruttuario. È evidente che Leonardo Maria dovrebbe trovare un modo per pagare altri 5 miliardi a suo fratello Clemente, se decidesse di acquisire la sua quota. Con quali risorse? Delfin ha chiuso il 2025 con riserve per 7 miliardi. La loro distribuzione gli permetterebbe di accedere a 3,5 miliardi, inclusa la quota materna, a cui spetterebbero gli utili straordinari.
In definitiva, ci troviamo di fronte a un’operazione da 15 miliardi, già finanziata per 10 miliardi netti dalle banche e altri 3,5 miliardi potenzialmente attraverso l’utilizzo delle riserve. Resterebbero altri 1,5 miliardi da coprire. Delfin detiene partecipazioni “non core” in Monte Paschi, Generali, Covivio e Unicredit. Le sole plusvalenze derivanti dalla vendita delle prime due partecipazioni (rispettivamente del 17,50% e del 10,05%) supererebbero i 6 miliardi. Questo permetterebbe alla holding di distribuirle ai soci, assegnando a Leonardo Maria altri 3 miliardi ai prezzi di mercato attuali. Così facendo, non solo avrebbe le risorse necessarie per saldare il debito con Clemente, ma anche per iniziare a ridurre il proprio debito.
Rischi del leverage buyout
Questa maxi-operazione non è priva di rischi. Delfin potrebbe dover dismettere partecipazioni redditizie per distribuire liquidità ai soci, rischiando di diventare una scatola vuota oltre alla sua partecipazione principale in EssilorLuxottica. In questo scenario, Leonardo Maria si troverebbe con un debito elevato in cambio di che cosa? Questo è il vero interrogativo non ancora risolto in questa vicenda. I fratelli potrebbero prendersi il bottino e investirlo come meglio credono, mentre l’acquirente resterebbe con una grande partecipazione ipotecata e con utili troppo bassi per sperare di coprire gli interessi dovuti ai creditori, oltre a diversificare e rafforzare ulteriormente il suo patrimonio.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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Enzo Conti è profondamente radicato nella cultura italiana, grazie al suo lavoro di ristoratore e promotore del patrimonio locale. Il suo ristorante non è solo un luogo in cui gustare i sapori della Puglia, ma anche uno spazio dove cultura e storia si incontrano. Enzo organizza eventi per far conoscere le ricchezze della regione, affrontando anche questioni di società, politica locale e preservazione dell’ambiente attraverso il cibo.



