Leonardo Maria Del Vecchio mira alla maggioranza in Delfin
Nel pomeriggio del 27 aprile, Leonardo Maria Del Vecchio ha ottenuto il consenso durante un’assemblea straordinaria degli azionisti di Delfin per acquistare le partecipazioni di Luca e Paola, incrementando la sua quota dal 12,50% al 37,50% del capitale. È stato inoltre approvato un altro punto cruciale: l’aumento della distribuzione degli utili, che per i prossimi tre anni passerà dal 10% attuale all’80%.
Questo lunedì potrebbe segnare un punto di svolta nella carriera di Leonardo Maria Del Vecchio, uno dei sei figli di Leonardo, il fondatore di Luxottica scomparso nel giugno 2022. Leonardo, che sta per compiere 31 anni, è attualmente impegnato in trattative con i suoi fratelli Luca e Paola per acquisire le loro quote in Delfin, il fondo patrimoniale di famiglia recentemente valutato oltre 55 miliardi di euro.
Gli azionisti di Delfin sono in totale 8, inclusa la madre Nicoletta Zampillo. Il 27 aprile si terrà un’assemblea straordinaria per rivedere gli equilibri societari, quasi tre anni dopo la morte del fondatore, con l’obiettivo di risolvere le divergenze esistenti.
Il controllo di Delfin nel mirino di Leonardo Maria Del Vecchio
Ogni socio detiene il 12,5% di Delfin e, acquisendo le quote di Luca e Paolo, Leonardo Maria Del Vecchio aumenterebbe la sua partecipazione al 37,5%. Questo lo renderebbe l’azionista di riferimento della holding, sebbene non abbastanza per avere il pieno controllo da solo. Per questa operazione, è già stato consultato un giudice in Lussemburgo, dove la società ha la sua sede legale. I tre fratelli avrebbero concordato una valutazione delle due quote intorno ai 10 miliardi di euro. Leonardo Maria otterrà il finanziamento necessario da un consorzio di banche che include Bnp Paribas, Crédit Agricole e Unicredit.
Un’assemblea critica per Delfin
L’assemblea di Delfin sarà complicata e l’esito è incerto. Prima di tutto, la vendita deve essere approvata da tutti i soci e alcuni, come Rocco Basilico, sono contrari. Le banche che forniscono il finanziamento richiedono una garanzia sulle quote vendute, il che, secondo lo statuto, deve essere autorizzato all’unanimità. Inoltre, sarebbero necessari almeno 6 voti su 8 per modificare il limite al payout del 10%. Attualmente, la società non può distribuire più di un decimo dell’utile netto realizzato nell’anno fiscale di riferimento. Leonardo Maria Del Vecchio mira al 100%, il che gli permetterebbe di finanziare il debito più agevolmente.
Un maxi-prestito finanziato dai dividendi
Il prestito da 10 miliardi costerà un tasso d’interesse del 4%, pari a 400 milioni all’anno. Per il 2025, si stima che Delfin avrà un utile netto di circa 1,5 miliardi grazie alle sue partecipazioni in EssilorLuxottica (32,42%), Monte Paschi di Siena (17,5%), Covivio (26%), Generali (10%) e Unicredit (2,7%). La distribuzione totale di questo utile permetterebbe a Leonardo Maria di incassare immediatamente oltre mezzo miliardo, gestendo senza difficoltà gli interessi.
Gli altri soci devono valutare i pro e i contro. Da un lato, temono che l’operazione a debito possa portare le banche a detenere una parte di Delfin, ma dall’altro potrebbero beneficiare di una via d’uscita per liquidare a loro volta le rispettive quote e reinvestire altrove.
Da tempo si discute la vendita della quota in MPS, che potrebbe generare un guadagno di circa 3,5 miliardi. Solo Leonardo Maria guadagnerebbe altri 1,3 miliardi, considerato il suo maggiore peso a seguito dell’acquisizione delle altre due quote. Ciò gli permetterebbe di ridurre significativamente il debito e gli interessi dovuti alle banche.
Leonardo Maria Del Vecchio e il nuovo assetto del risiko bancario
L’operazione rappresenta una ristrutturazione complessiva della governance, che potrebbe permettere al giovane erede di emergere come principale imprenditore e finanziere italiano. Ciò spiega anche il “tradimento” di Delfin verso il socio Francesco Gaetano Caltagirone durante l’assemblea di MPS della settimana scorsa, quando hanno confermato Luigi Lovaglio alla guida della banca toscana per evitare una perdita di valore del titolo a seguito di una possibile discontinuità gestionale. La scelta del sicuro ha prevalso sul rischio.
Se Delfin liquidasse tutte le partecipazioni finanziarie, escludendo EssilorLuxottica per la sua natura di business centrale, potrebbe incassare 15 miliardi. Questa liquidità verrebbe divisa tra i soci, permettendo a ciascuno di investire individualmente. Per Leonardo Maria Del Vecchio, ciò rappresenterebbe l’opportunità di ridurre notevolmente il debito contratto, alleggerendo il carico degli interessi o reinvestendo in asset più redditizi, in grado di compensare ampiamente i costi. Tuttavia, prima è necessario vincere l’assemblea del 27. La discussione con la madre e i fratelli non sarà facile. Se superato questo ostacolo, la strada per il patron di Lmdv Capital diventerebbe più chiara, aprendo nuove prospettive nel risiko bancario italiano.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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