All’assemblea di MPS (Monte dei Paschi di Siena) del 15 aprile, Delfin ha giocato un ruolo decisivo per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione. Detenendo il 17,50% delle azioni, che la posiziona come maggiore azionista della banca, ha scelto all’ultimo momento di supportare la lista Plt, consegnando la vittoria a Luigi Lovaglio, ex AD, che è ritornato alla guida di Rocca Salimbeni. Questo ha rappresentato un duro colpo per un altro influente azionista, Francesco Gaetano Caltagirone, il quale aveva aumentato la sua partecipazione al 13,5% e mirava a prendere il controllo nominando Fabrizio Palermo come amministratore delegato e Nicola Maione come presidente.
Delfin intende lasciare MPS?
Molto si è discusso riguardo a questa vicenda.
Una spiegazione plausibile potrebbe essere che Delfin desidera cedere rapidamente la sua quota in MPS e per questo necessita di un aumento del valore delle azioni. La scelta di supportare Lovaglio sarebbe stata fatta con questa prospettiva, basandosi sulle performance positive del titolo e sulle abilità gestionali dimostrate negli anni di risanamento aziendale e durante l’acquisizione di Mediobanca nel 2025, un’operazione considerata inattuabile fino a poco tempo prima nei circoli finanziari.
Delfin è una società di holding con sede in Lussemburgo, controllata in parti uguali dagli 8 eredi di Leonardo Del Vecchio, deceduto nel giugno 2022: Nicoletta Zampillo e i 7 figli Claudio, Marisa, Paola, Leonardo Maria, Luca, Clemente e Rocco Basilico. Tra i soci c’è stato per anni disaccordo sulla divisione dell’eredità, creando tensioni all’interno della holding. Nei mesi scorsi si è parlato di un possibile acquisto delle quote da parte di Leonardo Maria.
Potenziale vendita a Unicredit
Quello che è certo è che la vendita delle partecipazioni finanziarie di Delfin, inclusa quella in MPS, faciliterebbe la divisione dell’eredità, consentendo anche di realizzare significative plusvalenze.
La quota del 17,5% in MPS vale oggi, a prezzi di mercato, circa 4,8 miliardi di euro. Il valore contabile di questa partecipazione varia tra 1,3 e 1,5 miliardi, quindi la sua vendita potrebbe generare un profitto di circa 3,5 miliardi. Inoltre, la vendita in blocco a un singolo azionista potrebbe avvenire con un premio, dato che l’acquirente otterrebbe anche il controllo effettivo dell’istituto.
Chi potrebbe essere interessato a spendere una tale cifra? La risposta è Unicredit. Andrea Orcel ha già tentato di acquisire altre banche sul mercato italiano. Alla fine del 2024, ha lanciato un’OPA su Banco BPM, ma l’intervento del governo con il “golden power” ha bloccato l’operazione. In Germania, sta cercando di acquisire Commerzbank attraverso un’altra OPA per superare il limite del 30% del capitale già raggiunto. Tuttavia, l’establishment tedesco si oppone alla possibilità che la seconda banca commerciale della principale economia europea passi in mani straniere.
Creazione di un gigante bancario-assicurativo
Unicredit ha sia i capitali che la volontà di acquistare la quota di Delfin in MPS.
A quale scopo? Per entrare a far parte di una catena bancario-assicurativa che già include Mediobanca e Generali, seguendo il modello delle bancassurance francesi. È da notare che Unicredit possiede già il 6,68% di Generali. Aggiungendo il 13,2% di Mediobanca/MPS, la sua partecipazione salirebbe al 20%. E c’è un altro 10% in mano a Delfin, che potrebbe essere venduto seguendo la logica sopra descritta. La somma totale arriverebbe al 30%, ovvero il controllo di un asset strategico.
Un tale scenario trasformerebbe Unicredit in un colosso bancario-assicurativo con un valore di mercato di 200 miliardi di euro. Un effetto domino innescato dalla possibile vendita della quota di Delfin in MPS. Ecco perché il mercato ha apprezzato la rielezione di Lovaglio e i titoli coinvolti. La soluzione “di sistema” sarebbe gradita al governo attuale, che ha sempre cercato di proteggere gli interessi nazionali dai tentativi di acquisizione straniera. E la vendita dell’ultimo pacchetto del Tesoro in MPS, pari al 4,9%, potrebbe essere decisiva in questo senso. È probabile che non ci siano movimenti significativi nell’azionariato privato di Siena fino a quel momento.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
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